L’Antico Lavatoio di Lentini brucia. Nel giro di qualche mese il fuoco ha colpito più volte. La macchina di un tecnico del Comune, un supermercato...
E’ abbastanza singolare che nel giro di pochi mesi Lentini abbia perso i due maggiori centri di aggregazione sociali. Il centro commerciale del Cityper (ex Smau) per un cortocircuito qualche mese fa. Ora il Lavatoio, stavolta per dolo. Nei giorni del gran caldo dei primi di giugno, erano andati a fuoco alcuni capannoni alla periferia di Lentini, e con esse le relative attività - l’azienda di riciclo di materiali elettronici di Alberto La Ferla. Con il fuoco è stata colpita, mi dicono, la macchina del capo Ufficio Tecnico del Comune di Lentini, Salvo D’Anna.
Il Lavatoio, per chi come me ha fatto attività culturale a Lentini, è stato un luogo aggregativo importante. Lo volemmo fortemente anche noi del circolo ARCI di Lentini, assieme a Insolia e Bosco. Non c’era all’epoca nessun luogo dove poter fare seminari e dibattiti. Veramente avremmo voluto farne anche centro per mostre - ma fu scelto di impiantare le sedie al suolo, per evitare furti o per rispetto al nome di Auditorium che al Lavatoio fu affibiato. Con quelle sedie in mezzo, fare mostre di quadri era difficoltoso, ma lo stesso ne facemmo - oltre a dibattiti, proiezioni, incontri. I ragazzi dell’Arci: Alfio Caruso, Alfio Grimaldi, Alfio La Ferla, Carmelo Adagio, Enzo Pupillo, Pippo Cardillo, Rosalba Mugno, Agostina, Cettina Caruso... Ok, sono passati più di vent’anni e la memoria fa cilecca, quelche nome l’ho scordato :-(. Nell’impossibilità di usare il Palazzo Beneventano, l’ex Lavatoio era un buon punto d’incontro.
Pochi giorni prima dell’incendio, il neo sindaco di Lentini Mangiameli aveva decretato si rifacessero i segnali a terra del Mercato del Giovedì. Non c’è niente di peggio di un semplice ristabilire di diritti e di un minimo d’ordine per far scattare nei pochi che si sentono - a torto o a rgaione offesi - l’istinto dell’ira e la voglia della rivalsa. Non so se questo c’entri. In ogni caso, l’incendio del Lavatoio si configura come un vero e proprio sgarro (mafioso) fatto alla città e ai lentinesi.
Pubblichiamo e mettiamo in circolo (in giro) la lettera di Guglielmo Tocco.
L’antico Lavatoio, l’Auditorium Comunale di via Focea non cè più.
Un incendio lo ha distrutto in un caldo pomeriggio di questa orribile
estate lentinese (pochi giorni fa altri incendi hanno distrutto
magazzini e depositi, per non dire dell’incendio della Cityper di
qualche mese fa).
L’auditorium fu ricavato dalla struttura del vecchio lavatoio comunale
(poi deposito di mezzi e utensili della Nettezza Urbana) poco più di
vent’anni fa. Il progetto fu redatto dall’istituto per Geometri, ma la
volontà politica, bisogna riconoscerlo, fu dell’on.le Mario Bosco,
allora sindaco, del preside Giuseppe Moncada, all’epoca assessore ai
Lavori Pubblici, e del maestro Riccardo Insolia, già sindaco e in quel
periodo segretario del PCI.
Per oltre vent’anni e fino a ieri l’Antico Lavatoio è stato l’Agorà
della città: è stato il luogo dove si sono tenuti gli incontri, i
dibattiti, i convegni, i congressi di partito, il battesimo di nuove
formazioni politiche, recital di poesie, la presentazioni di liste e di
candidati, la presentazione delle squadre di calcio ad inizio stagione,
le rappresentazioni e i saggi scolastici, ma anche qualche concerto,
qualche rappresentazione teatrale.
Io e la mia vasta cerchia di amici vi abbiamo tenuto la presentazione
di tutti i San Valentino, le serate delle Cicogne (una dedicata alla
poesia di Papa Giovanni Paolo II, una a Carlo Lo Presti, una a
Sebastiano Addamo, una a Nino Uccello, una ai sindaci-poeti di Lentini,
Carlentini e Francofonte…).
Il Kiwanis club, tra le tante iniziative, vi ha tenuto molte edizioni
del premio Nazionale di Poesia dialettale intitolato a Ciccio Carrà
Tringali.
Vi si sono tenute mostre d’arte, presentazioni di libri (Cardillo,
Cardello, Tinnirello, Siracusano, Martines, Zagarella, Cannone, io
stesso).
Sul suo piccolo palcoscenico sono passati il senatore Macaluso, il
giudice Santiapichi, lo scrittore Vincenzo Consolo, il professore
Sylvano Nigro, il Filosofo Manlio Sgalambro, lo scrittore Sebastiano
Addamo, il regista e scrittore Turi Vasile, don Ciotti, tutti i
politici della provincia ancora in auge, dal presidente della provincia
Marziano agli on.li Santi Nicita, Pippo Gianni, Rino Piscitello,
Centaro, Zappulla, De benedictis, Consiglio…
Ora questo luogo non c’è più.
Ma non manca solo il luogo della memoria, del ricordo di momenti
indimenticabili e di confronti appassionati, di eleborazione di idee.
Manca anche il posto dove continuare ad incontrarsi, a confrontarsi,
ad elaborare.
Immagino che il comune provvederà, prima o poi, a ricostruirlo o a
sostituirlo con un altro.
Ma credo che si possa fare qualcosa di più, di meglio, di più veloce,
di molto onorevole: mobilitare l’intera città perché l’antico lavatoio
venga ricostruito subito da tutti noi.
Molte delle personalità citate hanno la possibilità di dare un
contributo in denaro. Molte imprese, molti studi tecnici, molti
comercianti possono dare anch’essi un piccolo contributo. Ma possono
essere organizzate anche mille serate di spettacolo, di musica, di
teatro con l’obbiettivo di destinare gli incassi interamente alla
ricostruzione dell’Antico Lavatoio (penso alla Compagnia dell’Encelado
Superbo, ad Alfio Antico, ai Sikania, ai fratelli Cattano, a Enzo
Ferraro per lo spettacolo, a tanti artisti che potrebbero donare loro
opere per un’asta, ecc.)
Dalla sciagura può nascere un’opportunità: fare nascere uno spirito
comunitario, attualmente perduto, attorno al nobile obbiettivo della
ricostruzione del lavatorio. Si può costituire immediatamente un
comitato di cittadini dinamici, conosciuti, apprezzati, fuori dalla
mischia, in grado di unire e di collegarsi con i più vari e vasti
ambiti della città. A me vengono in mente i nomi dell’avvocato Aldo
Failla, del professore Alfredo Sgroi, dell’opinionista Salvatore
Martines, del professor Armando Anzaldo, del maestro Enzo Ferraro, del
dott. Franco Belfiore, ma chissà quanti altri potranno essere chiamati
o potranno offrirsi volontari per questo ruolo.
Da qua a Natale potremmo raggiungere un traguardo di tappa abbastanza
vicino a quello finale.
Guglielmo Tocco