"Leggo" si scusa con i lettori

"Avvenire" tutta verde mentre "Famiglia Cristiana" compie 90 anni – Giornalista dell’anno un ghanese

di Adriano Todaro - mercoledì 29 dicembre 2021 - 879 letture

SCUSI, PARDON ‒ Ogni tanto, anche in campo giornalistico, si trovano lodevoli iniziative a favore dei lettori. Questo è il terzo anno consecutivo che il quotidiano gratuito Leggo (Gruppo Caltagirone), pubblica in prima pagina gli errori apparsi sul quotidiano durante l’anno. Lo aveva fatto anche nel 2019 e 2020. Il direttore del quotidiano free-press, Davide Desario scrive che «abbiamo deciso di dedicare una pagina ai nostri errori degli ultimi dodici mesi: numeri inesatti, dichiarazioni sbagliate, valutazioni errate. Quello che non dovrebbe capitare a chi fa il nostro lavoro ma che ogni tanto, ahinoi, capita. Ed è inutile far finta di niente, è controproducente nasconderlo». Da Massimo Galli definito virologo invece di infettivologo all’annuncio del rinnovo del contratto di Simone Inzaghi con la Lazio smentite il giorno dopo dal suo passaggio all’Inter, fino ad arrivare a dati errati e dichiarazioni fraintese o mai pronunciate. Gli errori nei quotidiani (e non solo) sono all’ordine del giorno complice la fretta, il non farsi scavalcare dai giornali concorrenti e anche un po’ dal fatto che oggi, nei quotidiani, non esiste più la figura del correttore di bozze. Scrive ancora il direttore Desario: «Sbagliare non piace a nessuno e quasi a nessuno piace ammetterlo. Ma chiedere scusa, scriverlo nero su bianco in prima pagina, crediamo sia giusto. È il nostro modo per dimostrare affidabilità: insomma, noi ce la mettiamo tutta ma, se sbagliamo, state sicuri che ve lo diciamo… Abbiamo messo in fila i nostri sbagli, uno dopo l’altro e come avevamo promesso gli anni passati, siamo riusciti a farne di meno, meno gravi e soprattutto sempre in buona fede. Non è una cosa da poco, credetemi. Ancor di più in un periodo storico come questo. Ci scusiamo, dunque, con i diretti interessati e con tutti i lettori».

SEDE AVVENIRE TUTTA VERDE ‒ La sede dell’Avvenire, il quotidiano della Cei è tutta illuminata di verde. Avviene a Milano, in piazza Carbonari dove, sino al 10 gennaio, la facciata sarà illuminata di verde coerentemente con la campagna “Diamo luce alla solidarietà” nata sulle pagine del giornale diretto da Marco Tarquinio. Un invito a tutti i cittadini e alle organizzazioni ad accendere una luce verde alle finestre, sui balconi, sui presepi e sugli alberi natalizi. Il tutto parte di un gruppo di famiglie polacche che hanno incominciato ad accendere lanterne verdi alle loro finestre per l’accoglienza dei profughi: le lanterne mirano a ricordare e onorare l’antico ed elementare dovere del soccorso e dell’ospitalità ed esprimono vicinanza ai profughi sospinti sulla frontiera, uomini, donne e bambini di fatto tenuti in ostaggio. Una battaglia questa, che il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, conduce da tempo raccontando il dramma di queste persone, uomini, donne e bambini tenuti in ostaggio, al freddo, senza servizi e senza cibo, costretti a vivere nelle aree di confine tra la Bielorussia e Polonia e Lituania. La lanterna verde è anche disegnata sulla testata cartacea e online di Avvenire che raccoglie continuamente le adesioni alla campagna da parte di cittadini e istituzioni civiche, delle parrocchie e del mondo dell’associazionismo, delle Ong e del sindacato. Tutti accomunati da un desiderio di umanità e di un’Europa solidale. È una campagna rivolta a tutti, anche ai più piccoli: nelle pagine del settimanale Popotus, destinato ai bambini, è stato proposto di costruire una lanterna come segno di pace e di accoglienza, di fotografare l’opera e inviare l’immagine alla redazione perché sia pubblicata sul sito web.

90 ANNI ‒ A Natale, Famiglia Cristiana ha compiuto 90 anni. Il primo numero, infatti, ha visto la luce il 25 dicembre 1931. Uscito in 12 pagine, tutte in bianco e nero era nato con una vocazione formativa più che come giornale d’informazione. «Siamo nati nella paglia, come a Betlemme», affermò don Pier Luigi Occelli, detto Pietro (1903-94), sacerdote della Società San Paolo, scrittore e partigiano, uno dei pionieri di quell’avventura. Poi don Bernardo Bergogno e suor Evelina Capra. Ma l’anima del giornale ruota tutto attorno a don Giacomo Alberione. Poi i direttori successivi (il già citato don Occelli, don Pierino Marazza e don Luigi Zanoni) a dare grande impulso al giornale che arrivò, verso la fine del 1954, a 300 mila copie. La svolta vera arrivò con don Giuseppe Zilli (1921-80). «Un perfetto apostolo deve essere anche un perfetto professionista», sosteneva. Detto, fatto. Zilli convinse tanti laici, fior di professionisti, a lavorare per Famiglia Cristiana: giornalisti, fotoreporter, disegnatori, grafici, tipografi, impiegati, segretarie. Il giornale cresceva. Nel 1961 tagliò l’ambizioso traguardo del milione di copie. Don Leonardo Zega (1928-2010) continuò l’opera. Accanto e oltre le redazioni di Milano, Roma e Alba, aprì uffici a Bologna, Torino e Venezia, si avvalse di corrispondenti a Londra, Mosca e Parigi, commissionò reportage in tutti i Continenti. Una linea seguita dai suoi successori: don Franco Pierini, don Antonio Sciortino e don Antonio Rizzolo. Il papa attuale ha inviato un messaggio dove si sottolinea che il giornale ha «accompagnato tante generazioni, impegnandovi a essere presenza amica, un giornale di popolo e per il popolo, attento a dare la parola ai più deboli ed emarginati». Poi così continua: «Vi incoraggio a servire con gentilezza la verità mediante il buon giornalismo». E di buon giornalismo Famiglia cristiana nei suoi primi 90 anni di vita, ne ha fatto molto.

GIORNALISTA STRANIERO DELL’ANNO ‒ Il miglior giornalista straniero dell’anno è stato il ghanese Anas Aremeyaw Anas, perché con i suoi documentari e le sue inchieste denuncia la corruzione e difende i diritti delle persone, rischiando ogni giorno la vita. In Africa Anas è considerato un eroe proprio per le sue coraggiose inchieste. Nella sua carriera ha avuto oltre 50 riconoscimenti in Africa e all’estero. Il prestigioso premio è stato istituito in memoria di Percy Qoboza, famoso giornalista sudafricano anti-apartheid morto nel 1988. Anas, specializzato in storie dei diritti umani, di corruzione e nella produzione di video-documentari di denuncia contro le ingiustizie. È diventato famoso per l’uso dell’anonimato nel lavoro d’inchiesta sotto copertura, anonimato che mantiene nascondendo il volto nelle interviste televisive e nelle apparizioni pubbliche. Il suo ultimo progetto è il documentario Ghana in the eyes of God (2015), che denuncia la corruzione nel sistema giudiziario ghanese. In seguito al documentario almeno 34 giudici sono stati sospesi e sottoposti a indagini.


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