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Leggerezza e disincanto nel respiro di Ermanno Krumm

Ermanno Krumm: “Respiro”(Mondadori - Lo Specchio, 2005) Viaggio tra "filo e filo, / in mezzo a nulla, lungo il tracciato / d’una ringhiera".
di Maria Gabriella Canfarelli - sabato 8 luglio 2006 - 5784 letture

Di Ermanno Krumm - poeta e critico d’arte, saggista, curatore con Tiziano Rossi dell’antologia “La poesia italiana del novecento”(1995) - si evidenzia la cifra stilistica oscillante tra malinconia dell’essere e la pressione vitale della realtà, delle vive presenze che si stagliano nitide, con un linguaggio talvolta prosastico che ha però il timbro della leggerezza e del disincanto; minuziosa ma al contempo essenziale datità del presente, come del passato: prossimo a noi, affatto arcaico, oggetto anch’esso di puntuale osservazione.

La felicità del poeta è nel descrivere. Una scrittura pittorica che gli è data certo dall’esperienza come critico d’arte e dall’essere figlio di pittore, da una frequentazione quotidiana con la tela e la cornice, il dispiegarsi e il concludersi di un movimento interno/esterno. “Respiro” sono gli ultimi versi, l’autore è scomparso mentre il libro vedeva la luce. Ma resta la sua parola esatta, che azzera “ il tasso di artificio e di letterarietà a vantaggio di una verità del dire che è in fondo il traguardo di ogni vero poeta”(è scritto in quarta di copertina); resta la continuità tematica di “Animali e uomini”, libro precedente ( Einaudi, 2003) che in alcune pagine dell’ultimo libro ripropone l’assunto d’un rapporto tra le due specie animali, necessario e inscindibile tramite il quale l’animale pensante riconosce se stesso e l’altro in convivenza, compresenza e destino: “Non è muta la natura né triste/, qui, col grasso nel sangue / che rallenta il sonno agli animali / si scrolla di dosso le cose degli uomini // la nostra eternità vale la loro / e non scheggia l’immobile curva / del cielo.”

E’ dunque “l’aria millenaria” il respiro del pianeta, il movimento che appare immobile a chi ammira “le cose ferme come l’opera scrosciante del mare, onde e onde / nello stesso punto(...) ”; respiro che proviene dalle grotte o “Da una foto di caccia”, mentre l’eternità si vive giorno dopo giorno, nel “Prologo di luce e notte” con il suo carico di millenni che “Ritorna (...) come in fondo alla grotta di Lascaux / le prime bestie dipinte” (...) / un ballo nel paleolitico , / (...) una manciata di secoli, a conti fatti, // come questi sessant’anni”. Prologo e allo stesso modo epilogo dell’avventura del vivere: che sia grotta, palafitta o stanza d’abitazione in città, “ buia notte milanese, oltreoceano mi sveglio in un giorno / come questo, grigio, in un angolo di strada”, e dall’esterno verso l’interno, il movimento ciclico del respiro e “anse d’ombra dentro gli spigoli / della stanza che abito come il giovane / che in strada trivella un sistema venoso”. L’eternità, che a tentare di assumerla come tangibilità “nell’inumana desolazione della mente” è la complessità dell’insieme, “cose che possono anche apparire / quali realmente sono: deserti, / solitudini, milioni d’anni / e nulla da temere”.

Un occhio tenta di decifrarla:” solo un faro / ispeziona, giorno e notte, con le sue luci / di iodio disseccato”, oppure “spinge / all’orizzonte con una piccola scopa / scorie e mali”.

E il ricordo è presenza viva, operante, la scena dell’uomo che dipinge si staglia nitida - è un atto di immortalità nel quadro che rimane, della creatura dopo che il creatore (nella poesia “E’ di mio padre che parlo”) è scomparso alla nostra vista: “ti uscivano dalle mani bell’i e fatti, / esercitando il tuo potere in ogni segno, / ogni cosa, finché nel colore c’era / il salto, / quel riemergere di tutto più tuo, / più consono, come in quest’altro quadro: / un bar, lei in guanti rossi, le mani / incrociate, lui che gioca le sue carte, lì, / col bianco della tovaglia, per un aperitivo, forse”. Persone, cose, paesaggi anche dell’anima; il mondo disegnato e dipinto, nel segno della continuità tra progenitori e discendenza, una riconciliazione “tra filo e filo, / in mezzo a nulla, lungo il tracciato / d’una ringhiera”.


Di Ermanno Krumm:

Tel Quel, un’avanguardia per il materialismo ( saggi, con Monique Charvet, 1974)

Il ritorno del flaneur. Saggi su Freud, Lacan, Montale, Zanzotto, Plath e Walser (saggi, 1983)

Le cahier de Monique Charmay (poesia, 1987)

Novecento (poesia, 1992)

La poesia italiana del Novecento (antologia, con Tiziano Rossi, 1995)

Lirica moderna e contemporanea (saggi, 1997)

Felicità (poesia, 1998)

Animali e uomini (poesia, 2003)

Respiro (poesia, 2005)


Ermanno Krumm. “Respiro”(Mondadori -Lo Specchio, 2005) Viaggio tra “filo e filo, / in mezzo a nulla, lungo il tracciato / d’una ringhiera”.


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