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"Le storie del Signor Keuner" per NuovoTeatro

di Marco Pisano - giovedì 1 febbraio 2007 - 3567 letture

C’erano Moni Ovadia e la Moni Ovadia Stage Orchestra in forma smagliante; c’era anche una bravissima Lee Colbert in versione anni Venti; c’era un surreale e straordinario Maxim Shamkov; c’era la maschera di Roman Siwulak; c’era la maestria e la poesia di Ivo Bucciarelli.

E c’era, grazie a loro, molto altro.

Lo spettacolo portato in scena da Moni Ovadia è stato una rivelazione. Ma non in senso mistico, si è trattato piuttosto di una rivelazione dal carattere didattico e filosofico: “Le storie del Signor Keuner” infatti sono riuscite a rivelare il nocciolo di una maniera di pensare e fare teatro ormai ritenuta da alcuni superata. Tale filosofia artistica è riassumibile in due parole: Bertold Brecht.

Molti lo hanno imitato, tantissimi sono riusciti solo a farlo rivoltare nella tomba, pochi ne hanno compreso a fondo lo spirito. Brecht risulta essere allo stesso tempo una pietra angolare e un rompicapo micidiale del teatro novecentesco. Per questo si tende a dichiararlo “superato”.

Il lavoro firmato dalla regia di Roberto Andò e dello stesso Moni Ovadia invece è riuscito a rivelare in modo inaspettato i significati di tale rompicapo utilizzandone le dinamiche interne: allora i concetti brechtiani di teatro epico e citazione del gesto sono divenuti spunti dai quali far scaturire una rappresentazione piena di potenza e amarezza, in cui la denuncia politicamente intesa riesce a permeare l’opera d’arte senza snaturarla.

La multimedialità faceva il paio con l’artigianato attoriale, la forza della citazione – centrale nella drammaturgia dello spettacolo – riusciva a vivificare la costruzione teatrale, il vecchio risultava più attuale del nuovo e le parole di Benjamin riuscivano a farci capire meglio quelle di Riina e Andreotti. Una sfida riuscita insomma.

In fondo il signor Keuner non è che un alter-ego dello stesso Brecht, ne rappresenta il volto doppiamente esiliato – dal nazismo prima e da se stesso poi –, ne sviscera la critica tagliente e la disillusione realistica. Forse per questo Ovadia e Andò hanno scelto questo testo, fra l’altro incompiuto, per riflettere e far riflettere su Bertold Brecht. Forse per questo la macchinosità della riflessione è potuta divenire azione e passione scenica.

“Le storie del Signor Keuner” di Bertold Brecht al Teatro Ambasciatori per NuovoTeatro. Regia di R. Andò e M. Ovadia; prodotto da Arena del Sole, Nuova Scena, Teatro Stabile di Bologna e Emilia Romagna Teatro Fondazione.


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