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Le parole contrarie di Erri De Luca

Incontro a Messina con lo scrittore napoletano per parlare di libertà di pensiero.
di Piero Buscemi - mercoledì 25 febbraio 2015 - 4248 letture

Qualcuno lo voleva nominare ministro della cultura, qualcun’altro addirittura presidente della repubblica. A molti di noi è sufficiente averlo come scrittore. Forse tra i più grandi della letteratura italiana, ma anche questo non ha molta importanza. Quello che conta è il patrimonio di pensieri sciolti, garbati, raffinati, educati che rileghiamo e custodiamo nei suoi libri. Ma non solo.

Perchè chi ha la fortuna di andarlo a ascoltare nelle sue pudiche apparizioni pubbliche, si trova di fronte un comunicatore che con lo stesso stile pacato dei suoi libri, si rivolge agli astanti senza la presunzione di detenere alcuna verità assoluta. Il compito di uno scrittore è quello di raccogliere le esperienze del mondo, attraverso le persone incontrate e le immagini che hanno colpito la sua sensibilità per trasformarle in emozioni su carta.

Erri De Luca va anche oltre. Lo ha dimostrato ieri a Messina presso la Feltrinelli Point, prendendo spunto dal suo ultimo lavoro "Le parole contrarie". Lo scrittore ha la capacità di rendere reali i suoi concetti espressi su carta, come una sorta di coerenza dovuta al rispetto del lettore. Lo fa perché sarebbe inutile, e di fatto lo è, esternare manifestazioni di solidarietà a delle bocche tappate per sempre, se si finisce per accettare interpretazioni personali sulla censura.

C’è, e c’è stata sempre, nella storia della comunicazione una sorta di paura, che forse cela ammirazione, da parte di chi si arrocca il potere di gestire il pensiero, appiattendolo a adeguamento collettivo di uno non ben chiaro quieto vivere. Quello che ci pone di fronte ai problemi del mondo, ma più semplicemente allo spazio dei nostri rapporti umani, illudendoci di rimanere passivi osservatori, lontani da qualsiasi coinvolgimento.

Ma davanti a chi calpesta la libertà d’opinione, non occorre neanche conoscere l’argomento della discussione. Quell’ingabbiamento culturale, spacciato per democratica necessità, è già motivo di reazione, ed anche rivendicazione, del proprio io che rischia di rimanere soffocato e cancellato dalle testimonianze storiche dell’esistenza umana.

Scrivere è soprattutto questo. Non ha importanza se lo si fa con le capacità artistiche di Erri De Luca, o con un semplice messaggio inciso su una roccia. La parola è l’unico mezzo - ci rifiutiamo di utilizzare l’inflazionata "arma", proprio per legarci al concetto pacifista del pensiero attraverso il suono - con il quale possiamo sentirci parte integrante del destino che ci unisce agli altri.

Avere il coraggio di difenderla, la parola, restituisce dignità all’essere pensante, che sia per denunciare i soprusi subiti da un lavoratore, le discriminazioni di chi professa una religione diversa dalla nostra o un amore omosessuale ottusamente non compreso. Non potrebbe essere altrimenti per un manifestatore No Tav o No Muos.

Dopo l’incontro di ieri con De Luca, il vero problema sarà sforzarsi a essere più coerenti con il messaggio lanciato dallo scrittore. Non basteranno l’entusiasmo e l’emozione nell’essersi trovati a così breve distanza da chi ha costruito la sua libertà con le parole. Forse è giunto il momento di tradurre in fatti lo slogan "Io sto con Erri".


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