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Le macerie della politica

La rielezione di Mattarella è un segno della drammatica situazione in cui versano i partiti politici del nostro paese

di Emanuele G. - lunedì 31 gennaio 2022 - 1881 letture

Le recenti elezioni per la massima carica del nostro paese hanno lasciato macerie di notevole dimensione nei partiti politici che sono usciti in pratica sconfitti su tutta la linea.

E’ oramai da tempo che si stigmatizza la crisi dei partiti politici che avanza sempre di più e lascia molte incognite sull’avvenire del nostro paese in quanto i partiti sono il fondamento della democrazia. E quando - è il caso di questi giorni - i partiti non funziona la democrazia ne risente in maniera più che accentuata.

Cerchiamo di decrivere cosa sta succedendo nei partiti perché, credo, sia arrivato il momento di un’ampia e approfondita analisi sullo stato dei partiti al fine di ridare slancio ad una democrazia che pare bloccata e incapace di porsi come strumento essenziale per l’avvenire dell’Italia e dei suoi cittadini.

Il punto centrale, a mio parere, è rappresentato dalla stagione di "mai pulite" che è stata positiva in quanto ha scoperto il malaffare che era insito nella vita dei partiti, ma, allo stesso tempo, negativa poiché si è assistito ad un salto nel buio poiché si è privata la democrazia italiana del suo strumento fondamentale ossia i partiti politici. Il nuovo che doveva dare nuovo linfa ai partiti politici - la c.d. "seconda repubblica" - non è mai nato.

Nel frattempo i partiti si indebolivano sempre di più. Infatti, abbiamo assistito al fatto che hanno perso quasi del tutto l’aggancio con la società che dovevano rappresentare. Il numero degli iscritti è diminuito in maniera piuttostto significativa. L’organizzazione strutturale si è rimpicciolita assumendo una forme "leggera" che ha di fatto staccato dal paese reale i partiti. Spesso a livello locale i partiti non sono espressione del territorio, ma di gruppi di potere che gestiscono il partito secondo modalità che esulano dal concetto di rappresentanza dell’ "interesse generale". Diffusi i partiti politici che si basano su un accentuato "cesarismo" (basta pensare a Berlusconi, Salvini o Renzi). Certe dinamiche internazionali hanno sminuito la politica nazionale con l’avvento di organismi internazionali oppure il sopravvento del potere economico su quello politico.

Il risultato è che lo strumento princiaple di una democrazia si trova in una situazione di stallo davvero preoccupante. I partiti non riescono più a dialogare con i propri elettori ed, anzi, non hanno più rapporti con essi. Eppure uno degli ingranaggi che dovrebbero assicurare il buon funzionamento della democrazia è il dialogo fra i partiti e i cittadini poiché la funzione prima dei partiti è filtrare gli input che provengono dalla società - cioé noi - e trasformarli in proposta politica e programmatica in seno alle istituzioni repubblicane.

Conme se ne esce da questa crisi devastante che sta scuotendo fin nelle fondamenta i partiti? Una soluzione pronta e disponibile non c’è purtroppo. Riannodare un discorso chiaramente bloccato fra società, partiti e istituzioni è un’operazione non facile e piuttosto complessa. L’unica via - a mio avviso - praticabile è che i partiti ritornino fra la gente - noi - per rilanciare quella democrazia dal basso che era una delle prerogative basilari dei partiti politici durante la c.d. "prima repubblica". Non è un’operazione facile - lo ripeto - ma bisogna tentare il tutto per tutto poiché ristabilire un contatto fra cittadini e partiti politici diventa una "condicio sine qua non" per ritornare a formare un’autentica classe dirigente in grado di governare i complessi processi sociali, culturali, politici, economici dal livello locale a quello nazionale. Infatti, i partiti politici si sono dimenticati di creare una nuova classe politica con i risultati che sono evidenti sotto gli occhi di tutto.

Senza i partiti la democrazia italiana appare monca e non in grado di affrontare le complesse emergenze nazionali ed internazionali che ci circondano ogni giorno. Insomma, c’è bisogno di più politica e non di abolire la politica. Come si può immaginare una democrazia senza la politica e quindi i partiti?


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