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Le ingenue recriminazioni politiche sul nuovo governo

"...Tuttavia tutte queste nostre osservazioni, più o meno giuste, mi sembrano del tutto puerili quando non si denunzia il vituperio della democrazia costituzionale, al quale assistiamo quotidianamente."

di Gaetano Sgalambro - martedì 16 febbraio 2021 - 1036 letture

Le recriminazioni sul basso profilo dei ministri dell’area politica del governo Mattarella-Draghi sono oggettive. Ad esempio si notano le assenze di un Provenzano e di un Fabrizio Barca, personaggi di sperimentata qualità professionale, che ci sarebbero stati molto meglio. E non sono i soli. Totalmente inopportuna e di basso livello mi sembra, però, sollevare la vexata quaestio sulla violata parità numerica di genere nella compagine governativa. Vale che nel governo ci siano due donne agli interni e alla giustizia che valgono il doppio.

Allo stato siamo molto lontani dal poterci permettere disquisizioni di principio del genere, mentre non si insorge quando si affida la gestione della questione meridionale - il più grosso problema per il futuro del Paese - ad una donna scelta non secondo criteri di competenza, ma di semplice ripartizione di cariche.

Tuttavia tutte queste nostre osservazioni, più o meno giuste, mi sembrano del tutto puerili quando non si denunzia il vituperio della democrazia costituzionale, al quale assistiamo quotidianamente.

Abbiamo un presidente della repubblica che fa un suo governo di alto profilo tecnico e di basso profilo politico, cencellinando (chiedo licenza) nel secondo la distribuzione delle cariche, per poi pretendere l’avallo del parlamento con il ricatto morale di averlo fatto per salvare il paese dalla crisi pandemica.

Eppure ricordo che all’inizio di legislatura, nel marzo del 2018 quando si era ben lontani dalla pandemia, vista l’impossibilità del parlamento di formare un governo, invece di mandare il paese alla rielezione come avrebbe dovuto fare secondo la Costituzione, ne sfruttava pretestuosamente una norma tecnica per arrogarsi il diritto (morale) di conferire l’incarico governativo a un Cottarelli, economista sconosciuto ai più che lavorava in America. E cosa dire della presunta neutralità partitica del presidente Napolitano. Insomma, è dall’epoca di Berlusconi che viviamo di fatto in una repubblica semipresidenziale, senza sentire fiatare alcuno.

Per non dire che è dai tempi della promulgazione della Costituzione Italiana che si vuole disconoscere che il nostro non è un regime parlamentare semplice, bensì partitico-parlamentare. Cosa ben diversa. A suo tempo ciò aveva una valida ragione d’essere maietica, quale quella d’iniziare i cittadini alla democrazia della nuova repubblica, ma una volta giunta alla sua maturazione formale, da diversi decenni sta facendo segnare il passo alla crescita del nostro paese. Sono questi i fatti che costituiscono il vero nodo gordiano che impedisce sia l’esercizio effettivo della sovranità del popolo, sia lo sviluppo del Paese.


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