Le figlie? So’ pezzi ‘e core

Alcune dritte su come far trovare lavoro a vostra figlia
di Adriano Todaro - martedì 13 febbraio 2018 - 2014 letture

Avete una figlia da sistemare? Che non trova lavoro? Che sembra abbia studiato per nulla? Non angustiatevi perché ora vi do alcune dritte per risolvere la questione. Una sorta di vademecum, una indicazione su come dovete muovervi. Con due esempi di vita vissuta.

Allora, prima di tutto è necessario avere due cognomi. Se vi chiamate, poniamo, Caterina Bugatti oppure, Giovanna Rossi o Carmela Rapisarda non andate avanti a leggere perché vostra figlia sarà disoccupata a vita. E poi è importante il lavoro che svolgete: magistrata, ingegnera, ministra, onorevole, o quantomeno addetta alle cartelle esattoriali? No? Ahi, ahi, ahi! Allora siete sfigate e lasciate perdere l’articolo.

Se invece avete due cognomi, ad esempio Mondera Oranges, avete buone possibilità. Vediamo un po’. Di nome come fate? Luigina, Rosetta, Ernesta? Non se ne parla neppure. Ma se vi chiamate Acheropita, è fatta. Ora io, per motivi familiari, conosco tante Acheropite, tutte provenienti da Rossano, in provincia di Cosenza. Dovete sapere (così vi acculturo un po’ e faccio la mia bella figura) che Acheoropita, tradotto, significa, "non fatto da mano umana". Infatti nella cattedrale di Rossano (dove si conserva anche il Codice purpureo), c’è un dipinto, probabilmente del 580 d.c. apparso da solo, “per intervento divino”.

Bene. Detto questo ritorniamo ai giorni nostri. La nostra Acheropita, classe 1960, non è di Rossano ma di San Cosmo Albanese, sempre in provincia di Cosenza e di mestiere fa la magistrata e dal 6 giugno scorso guida la Corte dei Conti della Toscana. Un giorno gli capita fra le mani il fascicolo su Matteo Renzi che avrebbe dovuto pagare un danno erariale. Acheropita studia le carte, si mette una mano sulla coscienza (“non mano umana”, eh!) e archivia il tutto. Il tempo passa e il nuovo sindaco di Firenze, Dario Nardella ha bisogno, urgentemente, di una “figura specializzata in ambito giuridico”. Cosa avreste fatto voi? Nardella chiede in giro, si informa e viene fuori che c’è la persona giusta. Chi è? Indovinato! E’ la figlia di Acheropita.

Tutto casuale, naturalmente. Ora provate ad indovinare in quanti inviano il curriculum? Indovinato! Una sola. Un caso, certo ma è la figlia di Acheropita che di nome fa Celeste. Una che è stata creata da “non mano umana”, come poteva chiamare la figlia se non Celeste?

E la Celeste è competente? Urca! Si è laureata, ha frequentato tanti corsi, un master di secondo livello, ha fatto sei mesi di pratica in un noto studio legale.

Esperienze: Nessuna. Vabbé, andiamo avanti.

Competenze tecniche: Qua ci siamo proprio: “Conoscenza informatica Office discreta” come “discreta” è la conoscenza internet. Come si vede Celeste è molto educata. Più che educata, direi discreta.

Capacità artistiche: attitudine alla grafica, ritrattistica ed all’arte canora.

Ora dovete sapere che in ambito giuridico sono attitudini, queste, che fanno la differenza. Mentre si parla di codici e codicilli, che sono una barba mica da poco, ecco Celeste che canta un pezzetto dell’Aida, disegna il collega stronzo e schizza una barchetta. Insomma con una così, nell’ufficio legale ravviva l’animo e lo spirito. Il tutto per 47 mila euro lorde.

Non c’è solo Acheropita. Il secondo esempio che vi faccio è una ingegnera. Non una qualsiasi ma la più brava nel progettare scuole e tanto altro. Pensate che ha lavorato anche con Guido Bertolaso, un monumento. Lei si chiama con un nome comune, Manuela e di cognome fa Manenti. Perché la cito? Perché negli ultimi tempi è stata attaccata da più parti in quanto le scuole (e non solo) da lei progettate sono collaudate dal marito Gianni Bertozzi. Embé, dove sta il problema? E anche qui c’è una figlia che si chiama Francesca e anche lei progetta e offre consulenza per il G8 della Maddalena e per i Mondiali di Nuoto a Roma e per altri decine e decine di incarichi professionali pubblici.

Insomma, una bella aziendina familiare. Ma Manuela ha un cruccio. In famiglia non si parlano. Intervistata dal Fatto Quotidiano, parlando del marito Gianni, ha affermato: “Io non so nemmeno cosa faccia mio marito. Non ne parliamo mai. Nemmeno a cena. Mai”. Io me la immagino la Manuela: torna a casa stanca perché si ha fatta una scuoletta, vorrebbe un po’ di conforto, chessò un massaggino ai piedi, alla cervicale e invece il Gianni ingrato, nulla. Non parlano. Neppure a cena. Poi torna la figlia Francesca. Un’estranea. Si spoglia, si fa la doccia per togliersi la sporcizia dei cantieri, si siede a tavola. Manuela vorrebbe parlare, sapere cosa fa, farsi raccontare se ha un affetto, un amore. Niente. E così dichiara al Fatto: “Io non so nemmeno che lavori faccia mia figlia. Non capisco questo accanimento verso la mia famiglia. Siamo semplici ingegneri”.

Quindi care Rosetta, Luigina, Ernesta non fatevi un cruccio se vostra figlia non lavora. Anche i ricchi piangono, come si suol dire. E, in più, non comunicano fra loro. Voi, invece, avrete anche qualche figlia disoccupata ma volete mettere come comunicate con vostro marito sempre pronto a farvi le coccole, come ve la raccontate con vostra figlia che magari non sa cantare come Celeste ed è anche stonata come una vacca spagnola?

Pensate anche alla triste vita di Francesca. Tutto il giorno fra muratori e mattoni e alla sera un frugale pasto e a letto, senza parlare. Ma è vita questa? Credete a me. Meglio essere disoccupate.


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