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Le fake news non sono un fenomeno recente

Il caso della collana della regina Maria Antonietta nel Francia pre-rivoluzionaria
di Emanuele G. - lunedì 8 ottobre 2018 - 1216 letture

Il termine "fake news" è da anni entrato nel linguaggio corrente ad indicare una notizia destituita di ogni fondamento di verità. In breve, il fatto da cui essa si origina non è mai realmente accaduto. Certo bisogna possedere una qualche forma di perizia per confezionare una fake news. Un abito particolarmente ben congeniato attrae l’interesse del pubblico. Ed è proprio quell’abito che permette l’espandersi a macchia d’olio della notizia falsa. Se non ci fosse - ci si riferisce all’abito - l’interesse verso la fake news sarebbe minimo se non nullo.

C’è da aggiungere, inoltre, che il fenomeno non è recente. Connatura la storia stessa dell’uomo in quanto una falsa notizia è sempre speculare ad un’attività di interesse da parte di un singolo o un gruppo di persone. La fake news non è mai un’azione slegata da un metodo ben preciso poiché è portatrice di un obiettivo. Pertanto, chi crede che le fake news sorgano in base ad un impulso irrazionale erra in maniera pesante.

L’articolo che state leggendo si occuperà - senza ambire a ricostruire la sua valenza storica - del "caso della collana" della regina Maria Antonietta di Francia. Un caso in cui la Regina era del tutto estranea. Un caso costruito ad arte per colpirla. Un caso che fece molto rumore nella Francia alla vigilia della Rivoluzione Francese.

I gioiellieri Bohmer e Bassenge per anni collezionarono pietre preziose e rare per creare una collana da offrire alla favorita di re Luigi XV ossia la contessa du Barry. Nel frattempo il re morì e gli succedette Luigi XVI. I succitati gioiellieri, allora, ritornarono alla carica ed offrirono la collana alla sua sposa. Maria Antonietta d’Austria. Ella rifiutò. In seguito ritentarono, ma ottennero un altro rifiuto reale.

A questo punto si inseriscono nella vicenda Jeanne de Saint-Rémy de Valois, il conte di Cagliosto e due avventurieri. Nel 1784 Jeanne de Saint-Rémy de Valois entrò in contatto con il cardinale di Rohan ex-ambasciatore di Francia a Vienna. La regina Maria Antonietta non aveva molta stima del cardinale in quanto quest’ultimo in una lettera aveva rivelato dettagli privati della regina Maria Teresa d’Austria madre della regina di Francia.

Il cardinale di Rohan che ambiva ad un altissimo incarico da parte di re Luigi XVI cercò di rientrare nelle grazie della regina di Francia. Sotto la sapiente orchestrazione di Jeanne de Saint-Rémy de Valois iniziò un fitto carteggio fra il cardinale e la regina. Il cardinale credendo che la regina si fosse invaghita di lui organizzò un incontro segreto nei giardini di Versalles nel 1784. All’incontro non ci fu la regina, ma una prostituta - Leguay D’Oliva - che facendosi credere la regina imbrogliò il cardinale. L’obiettivo era spillare al cardinale dei soldi in modo che Jeanne de Saint-Rémy de Valois potesse fare il suo ingresso a corte. Infatti, molti credevano che Jeanne de Saint-Rémy de Valois fosse un’intima amica della regina.

I due gioiellieri Bohmer e Bassenge credendo anch’essi che fra la regina e Jeanne de Saint-Rémy de Valois ci fosse una reale e sincera amicizia ritentarono con la collana. Fu pattuito un prezzo di 1.600.000 di lire. A condurre le trattative il cardinale di Rohan. Il 21 gennaio del 1785 Jeanne de Saint-Rémy de Valois annunciò che la regina avrebbe acquistato la collana, ma essendo il costo sproporzionato si aveva la necessità di un intermediario. Il cardinale di Rohan per l’appunto. Durante le trattative il cardinale mostrò ai gioiellieri le condizioni di acquisto, portò a casa della contessa de Valois la collana e la consegnò ad un uomo che il cardinale riconobbe come valletto del re. Allo stesso instante il conte de la Motte marito di Jeanne de Saint-Rémy de Valois fuggì a Londra.

Al momento del pagamento Jeanne de Saint-Rémy de Valois presentò una nota a firma del cardinale. I gioiellieri non furono soddisfatti e Bohmer si lamentò con la stessa regina. Regina che non sapeva nulla. A questo punto entra in azione la polizia che arresta il cardinale il 15 agosto del 1785 più tutte la altre persone coinvolte nell’affair. Fra le quali il conte di Cagliostro. Vi furono - di conseguenza - dei processi. Il cardinale processato dal Parlamento di Parigi fu assolto come anche il conte di Caglistro. Jeanne de Saint-Rémy de Valois - contessa de la Motte - fu condannata ad essere flagellata, marchiata e rinchiusa nella prigione delle prostitute e manicomio, la Salpêtrière. Suo marito, assente, fu condannato a vita alla galera. Leguay D’Oliva fu assolta, mentre un certo Rétaux de Villette fu bandito.

Nel contempo si svolgeva il processo Parigi e la Francia furono invasi da una moltitudine di pamphlet che accusavano senza mezzi termini la regina per l’affair della collana. L’obiettivo era chiaro. Screditare la monarchia senza pietà e in maniera violenta. Ciò fece si che l’opinione pubblica fosse molto turbata da questa vicenda. Molti storici sono arrivati alla conclusione che la regina sia stata relativamente ingenua, il cardinale di Rohan un povero ingenuo e che i coniugi de la Motte degli astuti ingannatori. La gente reagì in maniera ambivalente. Una buona parte non credeva nell’innocenza della regina. Inoltre, l’assoluzione del cardinale e l’evasione della contessa de la Motte aiutarono i cittadini francesi ad esprimere un’opinione fortemente sfavorevole nei confronti della regina e della monarchia. Fra l’altro la contessa de la Motte si rifugiò a Londra dove risiedeva il marito ed ivi pubblicò delle memorie in cui si accusava la regina.

Avete visto come si costruisce una fake news? Ci vuole solo un obiettivo ben dichiarato (nella fattispecie screditare la regina) e una modalità di incastro dei vari momenti piuttosto verosimigliante (documenti falsi e protagonisti involontari). Poi basta diffondere il dubbio nelle masse e il giuoco è fatto.

Photo credits:

La foto di copertina è stata presa dal sito HamletHub


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