Le comiche

Al Senato diminuiscono i prezzi per mangiare. Schifani non è d’accordo, mentre gli operai della Innse di Milano gozzovigliano e si strafogano
di Adriano Todaro - mercoledì 11 marzo 2009 - 1715 letture

Leggendo i giornali in questi giorni, ho capito il disegno perverso che esiste in campo mediatico che è, come tutti sanno, nelle mani dei comunisti. Il tentativo è quello di far passare nella testa delle persone che il Paese va a rotoli, che l’economia non tira, che i lavoratori stanno male, che i prezzi aumentano. Invece non è così e basterebbe leggere con più attenzione alcuni episodi. Partiamo dalla Innse di Milano-Lambrate, un’azienda che ha costruito tubi e Lambrette, auto e centrali siderurgiche e che oggi è destinata ad essere rottamata. Il padrone, Silvano Genta, fa, appunto, il rottamatore e vorrebbe vendere tutto per costruirci sopra bei palazzi. Ma i vetero operai, sobillati dalla propaganda comunista, non vogliono e in 49 (tanti sono rimasti in quell’azienda) si oppongono e giorno e notte stanno davanti alla fabbrica a presidiarla con le immancabili bandiere rosse, sin dall’agosto del 2008.

Ad un certo punto il padrone, stanco di non poter entrare nella propria azienda e vendere tutto com’è diritto dei padroni, ha chiamato polizia e carabinieri che in 200, in assetto antisommossa perché i metalmeccanici, si sa sono molto pericolosi, hanno caricato e picchiato gli operai. Ma hanno ristabilito un diritto: il padrone è entrato con due camioncini e ha portato via un carico di legna che aveva bisogno per il suo camino casalingo, il basamento di una macchina e un quadro elettrico per giocare al piccolo elettricista.

Tutto qua. Duecento poliziotti alle cinque del mattino per portarsi a casa un po’ di legna!

E poi è brutto vedere quegli operai che gozzovigliano davanti alla fabbrica. Invece se ci fossero bei palazzi, con giardinetti, vialetti, magari qualche piscina, tutto il quartiere sarebbe più gradevole. E non crediate che gli operai della Innse siano disperati. Mi viene in mente quando alla Fiat c’era il blocco delle portinerie durante i famosi 35 giorni del 1980. Cesare Romiti aveva ristabilito la verità con una frase secca: “Vedevo che quei picchetti erano fatti di gente allegra, che si divertiva. Cantavano. Giocavano a carte. C’erano delle ragazze. Non mi sembravano persone alle prese con un dramma. Anzi mi sembravano tipi che non gl’importava niente della fabbrica chiusa…”. Che animo profondo quel Romiti. Definisce gli operai quei “tipi” e 149 di questi “tipi” si toglieranno la vita, tra il 1980 e l’aprile 1984 per far dispetto a Cesare Romiti.

Ma per continuare la nostra storia, un altro mito da sfatare è che i prezzi alimentari aumentano. Non è vero. Pochi giorni fa alla buvette del Senato i prezzi per mangiare sono diminuiti del 20 per cento. Si può mangiare, primo, secondo e caffè a meno di 4 euro. Tutto ciò è stato possibile, secondo il questore Benedetto Adragna del Pd, perché la nuova società che ha in appalto il servizio ha garantito costi ridotti e come dice il direttore del ristorante, abbassare i prezzi è stato possibile “grazie a una serie di economie interne”.

Capito come si fa a risparmiare? Anche gli operai dovrebbero fare così. Quelli della Innse, ad esempio, quando arrivano a casa, fra un picchetto e l’altro, domandano sempre alla moglie: “Rosetta hai fatto una serie di economie interne?”. Rosetta guarda perplessa il marito e scuote la testa con benevolenza. Poi si siedono a tavola e mangiano pasta al ragù, roast beef e, per finire, caffè. La frutta non la mangiano perché è necessario fare “economia interna”. L’operaio domanda: “Quanto hai speso oggi?”. E Rosetta pronta: “Grazie alle economie interne, 3 euro e 92”. Poi l’operaio domanda il programma pomeridiano di Rosetta e viene a sapere che si recherà anch’essa davanti alla fabbrica a prendere, con altre signore, il the con fette biscottate. Questo, costerà 84 centesimi.

Al Senato, però, la cosa è stata bloccata. Il presidente Renato Schifani, quello che è diventato presidente dopo aver promesso al suo principale Silvio che non userà più il parrucchino, la cosa non è piaciuta e d’autorità ha ripristinato i vecchi prezzi. E così la pasta al ragù continuerà a costare 1,80, il roast beef 2,50 e il caffè 50 centesimi. Che è un bel spendere.

Nel 2008 la voce “ristorazione dei senatori” ci è costata 1 milione e 427 mila euro. E che i senatori debbano essere “ristorati” è fuori discussione perché fanno tanta fatica per noi. Questo Ardagna, ad esempio, solo a seguire il suo percorso politico ci si stanca. E’ stato sindacalista della Cisl, assessore regionale siciliano nel governo di centro-destra, seguace di Sergio D’Antoni, poi è entrato nel Pd ed è diventato senatore e questore del Senato.

Un altro personaggio che su questa vicenda ha detto cose profonde e tal Carlo Vizzini ex deputato del Psdi (ricordate i socialdemocratici, che nostalgia!), siciliano, condannato in primo grado a 10 mesi e salvato dalla prescrizione in appello per il finanziamento illecito di 300 milioni di lire dalla maxitangente Enimont,assolto dal Tribunale dei ministri dall’accusa di aver preso tangenti quand’era ministro socialdemocratico delle Poste. Ebbene, questo profondo e ascetico intellettuale ha affermato a proposito dei pasti diminuiti al Senato che “Chi mangia in buvette, contrariamente a quanto si pensa fuori, è un disperato come me, che mangia sempre in piedi come un cavallo perché non ha il tempo di sedere al ristorante”.

Ecco ristabilita un’altra verità. I senatori sono “disperati” che mangiano sempre in piedi non come quei fannulloni della Innse di Milano. Loro stanno tranquillamente seduti a strafogarsi e non pensano a nulla. E mentre mangiano, a turno, uno di loro legge a voce alta un libro di Carlo Vizzini, senatore di Forza Italia. Ne ha scritti ben cinque questo infaticabile deterrente del pensiero. Ma quello che preferiscono gli operai Innse è “La teoria del plus valore nel pensiero di Carlo Marx”. E così fra un plus valore e un po’ di economia interna, un altro giorno è passato e gli operai guardano con fiducia il futuro.


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