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Le cene romane della Supercupola

Massoni, banchieri e politici al servizio di Dell’Utri e Matacena
di Antonio Mazzeo - mercoledì 13 marzo 2019 - 1665 letture

Una supercupola politico-affaristica di respiro internazionale avrebbe favorito le brevi latitanze dorate in Libano dei due ex parlamentari di vertice del partito-azienda di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Amedeo Gennaro Matacena, pacificamente vicini ad associazioni mafiose, rispettivamente siciliane e calabresi. E’ questa l’ipotesi al vaglio degli inquirenti della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria: un vero e proprio Stato parallelo che vedrebbe operare insieme ex ministri, parlamentari, banchieri, appartenenti alle forze armate e ai servizi segreti, gran maestri di obbedienze massoniche, industriali, imprenditori e manager. Il modus operandi di questo “complesso sistema economico-finanziario-criminal​e” è descritto dal Capo centro della DIA, il colonnello Teodosio Marmo, in un’informativa del 19 aprile 2018 inviata al Procuratore aggiunto del Tribunale di Reggio Calabria, dott. Giuseppe Lombardo, oggi agli atti del processo che vede imputato l’ex ministro Claudio Scaloja con l’accusa di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena (condannato a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa).

Secondo gli inquirenti calabresi, lo Stato parallelo si sarebbe mosso per proteggere la condizione di latitanza dei due politici forzisti puntando in particolare su una delle figure di primo piano della recente storia mediorientale, Amin Gemayel, già Presidente della Repubblica del Libano dal settembre 1982 al settembre 1988, componente di una delle famiglie maronite più potenti del paese (il padre Pierre Gemayel, già parlamentare e ministro, è stato fondatore del partito delle Falangi; il fratello Bashir Gemayel, eletto Presidente il 23 agosto 1982, fu assassinato meno di un mese dopo e l’omicidio fu utilizzato dai falangisti per scatenare l’efferato eccidio di migliaia di palestinesi rifugiati nei campi di Sabra e Shatila, con la copertura dell’esercito israeliano). Stando alle risultanze d’indagine, l’intermediario tra l’illustre referente libanese, l’ex ministro Scaloja e gli altri soggetti legati a Dell’Utri e Matacena, sarebbe stato l’imprenditore calabrese Vincenzo Speziali, domiciliato di fatto a Beirut.

Le vacanze romane dell’uomo forte libanese

La DIA ha documentato un frenetico via vai in Italia dell’ex presidente Amin Gemayel nel biennio 2012-2014. Stando alle testimonianze raccolte, al tempo il politico maronita era intenzionato a negoziare con i vertici dell’ENI l’ingresso della holding a capitale statale in un consorzio costituito per lo sfruttamento petrolifero in Libano. Secondo altri, invece, Gemayel sarebbe venuto spesso in Italia per sollecitare presso vecchi notabili democristiani e tra alcuni esponenti della Santa Sede la sponsorizzazione della propria candidatura per tornare alla guida della Repubblica libanese. Nessuno dei testimoni interrogati ha fatto accenno però ad un possibile interesse di Gemayel per l’esilio di Marcello Dell’Utri e/o Amedeo Matacena nel paese dei cedri, anche se gli inquirenti hanno accertato che perlomeno due volte l’ex presidente si è incontrato a cena - unitamente a Vincenzo Speziali - con il co-fondatore di Forza Italia condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. I convivi si sono tenuti nel giugno e nell’ottobre 2013 presso l’abitazione romana di Giuseppe Salvatore Pizza, ex sottosegretario di stato all’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica.

“Dalla documentazione raccolta si è potuto accertare che Amin Gemayel si è recato a Roma: dal 28 febbraio al 4 marzo 2012, allontanandosi nella sola giornata del 3 marzo con un volo Alitalia diretto a Lamezia Terme (in questo giorno il politico libanese è stato ospite dell’imprenditore ed ex senatore del Pdl Vincenzo Speziali; quest’ultimo, fratello di Giuseppe Speziali, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione Acero-Krupy, per concorso esterno in associazione mafiosa)”, riporta l’informativa DIA del 19 aprile 2018. Amin Gemayel soggiornava nuovamente a Roma dal 22 al 25 settembre 2012; dall’11 al 12 luglio 2013 (alle ore 20.30 dell’11 luglio l’ex presidente veniva scortato presso il domicilio di Giuseppe Salvatore Pizza); dal 13 al 15 ottobre 2013 (la sera del 14 ancora una cena presso l’ex sottosegretario Pizza in compagnia di Marcello Dell’Utri); dal 27 al 28 febbraio 2014 (alle ore 20 del 27 febbraio Amin Gemayel veniva scortato presso l’abitazione romana dell’ex parlamentare Dc Emo Danesi, tessera n. 1916 della loggia massonica P2 di Licio Gelli).

“Dalle testimonianze raccolte si è appurato invero che, in altre circostanze, l’ex presidente libanese si è recato nella Capitale almeno altre due volte, nei mesi di maggio e giugno 2013, probabilmente in visita privata presso il domicilio di Giuseppe Salvatore Pizza, atteso che non risultano esibite nel senso relazioni a riscontro da parte del servizio di scorta”, annota la DIA di Reggio Calabria. In particolare Amin Gemayel partecipava l’11 maggio 2013 ad un evento conviviale presso l’abitazione di Pizza, alla quale prendevano parte pure Vincenzo Speziali, l’ex segretario della CGIL on. Guglielmo Epifani con la moglie Maria Giuseppina De Luca (dirigente INAIL): Luciano Berarducci, già consulente di Condotte S.p.A.; i diplomatici Vincenzo Grassi (ambasciatore italiano a Bruxelles) e Vinicio Mati (poi nominato l’11 novembre 2013 quale Presidente della Conferenza internazionale del disarmo a Ginevra); Emo Danesi e Raffaele “Lino” Pizza (consulente aziendale e fratello di Giuseppe Salvatore Pizza).

“Dagli elementi informativi sopra elencati è agevole osservare che, in un intervallo temporale di circa dieci mesi, Vincenzo Speziali e Giuseppe Salvatore Pizza hanno costantemente presenziato ai documentati incontri conviviali, in prevalenza dai medesimi proposti o sollecitati, con lo scopo di concludere accordi, trattative e intese preliminari per la realizzazione di progetti sulla cui natura sussistono consistenti sospetti di illiceità”, scrivono gli inquirenti. “Le stesse versioni riferite al riguardo dai principali partecipanti a tali cene, che si vogliono accreditare come eleganti ed ordinari consessi amicali, lasciano trasparire interessi soggettivi di tutt’altro valore, come può arguirsi dall’esame dei singoli contributi testimoniali”.

Destri, sinistri e centri amorevolmente tutti a casa Pizza

Di rilevante interesse investigativo sono risultate le dichiarazioni di uno degli anfitrioni di Gemayel, l’ex sottosegretario Giuseppe Salvatore Pizza. “Sono stato consulente di alcune società finanziarie e di comunicazione (Carat SpA e Aegis Media Italia SpA di Milano Nda); durante il governo Letta facevo parte del gabinetto del Ministro dell’Interno, all’epoca l’on. Alfano, Ufficio stampa”, ha dichiarato Pizza nel corso del suo interrogatorio dell’11 giugno 2015 presso il Centro Operativo DIA di Roma. “Relativamente alla politica sono stato un segretario nazionale dei Giovani democristiani e componente della direzione nazionale della DC storica. Poi sono stato segretario nazionale della nuova Democrazia Cristiana ed ho fatto parte del Governo Berlusconi 4, come sottosegretario di stato (MIUR, dal 12 maggio 2008 al 16 novembre 2011) e fino a qualche mese fa sono stato Presidente del Comitato interministeriale per la ricerca applicata ai beni culturali”.

“A Vincenzo Speziali l’ho incontrato nel febbraio 2011 per la prima volta; mi trovavo al Ministero degli Esteri perché presiedevo insieme a Vincenzo Scotti la Commissione interministeriale per la internazionalizzazione dell’università”, ha aggiunto Pizza. “Al termine della conferenza lo stesso Scotti mi ha invitato nei suoi uffici perché doveva incontrare l’ex Presidente della Repubblica libanese Amin Gemayel, che non avevo mai visto; in passato però avevo conosciuto negli anni 1972-1973 il padre Pierre Gemayel. In compagnia di Amin Gemayel vi era un giovane a nome Vincenzo Speziali, che non avevo mai visto e conosciuto. Io e Speziali ci siamo presentati all’interno dell’ufficio di Scotti. Lo stesso Speziali a suo dire sapeva tutto delle mie vicende politiche; in tale contesto ci siamo scambiati le utenze telefoniche. Dopo diverso tempo, circa due anni da detto incontro, fine 2012 - inizio 2013, con lo stesso Vincenzo Speziali siamo andati a pranzo a Roma in un ristorante calabrese a Trastevere dove io andavo spesso, poiché lui mi aveva contattato telefonicamente ed invitato. Subito dopo l’incontro sono stato, su suo invito, in Libano per trascorrere un breve soggiorno, se non erro era il mese di aprile 2013. Sono arrivato a Beirut e all’aeroporto vi era ad attendermi lo Speziali e la sera stessa sono stato a cena a casa sua con sua moglie Joumana Ritz. In Libano sono stato per tre giorni. L’indomani del mio arrivo sono andato a pranzo con Vincenzo Speziali a casa dello zio Amin Gemayel nella sua residenza a Bikfaya. Durante il soggiorno Speziali è stata la mia guida, ma è stata solo una visita turistica e non abbiamo discusso di nulla in particolare; al pranzo con Gemayel abbiamo parlato soltanto di politica internazionale”. Pizza ha poi aggiunto di aver ricambiato l’ospitalità organizzando una cena a casa dell’amica Constanta Raducanita in occasione di un viaggio di Gemayel a Roma nel maggio 2013. “Con Amin Gemayel erano presenti sua moglie Tian, un diplomatico libanese in Italia o presso la Santa Sede di cui non ricordo le generalità, Vincenzo Speziali, Emo Danesi, mio fratello Raffaele, gli ambasciatori Mati e Grassi, il mio amico Guglielmo Epifani con sua moglie (…) Durante la cena si è parlato della situazione in Medio oriente, della crisi in Siria, dell’Iraq e della politica libanese. Oltre a questa serata ho organizzato altre tre cene sempre presso la suddetta abitazione, tra il maggio 2013 ed il settembre 2013 o primi di ottobre 2013”. Per la cronaca Guglielmo Epifani, già eletto alla Camera il 5 marzo 2013, era stato nominato segretario nazionale del Pd proprio il giorno della cena organizzata da Pizza (l’ incarico è stato ricoperto sino al 15 dicembre 2013). “Si è trattato di una casualità”, ha spiegato l’on. Epifani alla giornalista Alessia Candito de l’Espresso (23 maggio 2016). “Si figuri se il giorno della mia elezione, stanco com’ero, avrei avuto voglia di andare là. Per altro, quando abbiamo fissato l’appuntamento non ero neanche segretario, non era neanche deciso che lo facessi. Quell’invito poi non era arrivato da Pizza, che non vedevo da quarant’anni, ma dalla sua compagna, una cara amica di famiglia. Mi aveva chiesto di andare lì perché c’era l’ex presidente del Libano ed io ho accettato anche per la curiosità di avere, dal punto di vista di un politico di Beirut, qualche notizia sul Medio oriente”. Abbandonato il Pd nel febbraio 2017, Guglielmo Epifani ha aderito ad Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista ed è stato rieletto alla Camera dei Deputati il 4 marzo 2018 con la lista Liberi e Uguali.

Film per Dell’Utri e gas e petrolio per l’ENI

“Alla seconda cena con Amin Gemayel, forse giugno 2013, ha partecipato anche il suo consulente finanziario Robert Sursock e Marcello Dell’Utri, che si era autoinvitato, dopo aver saputo della mia precedente cena e della nuova che stavo organizzando, perché conosceva già da diverso tempo Amin Gemayel”, ha raccontato ancora Giuseppe Salvatore Pizza. “Era stato lo stesso Gemayel che aveva portato alla mia cena Robert Sursock. Gemayel e Dell’Utri si davano del tu e la loro conversazione era per l’eventuale apertura di un’attività di produzione cinematografica e televisiva per Marco Dell’Utri, figlio di Marcello (…) Alla quarta cena, fine settembre 2013, sempre da me organizzata, erano presenti oltre a me, Marcello Dell’Utri, Speziali, forse Danesi, Sursock, il presidente Gemayel e almeno due suoi collaboratori. Ho ricordo che dopo la cena Gemayel e Dell’Utri si sono appartati per parlare, non so di cosa (…) Nel febbraio del 2014 sono stato invitato cena a casa di Emo Danesi a Roma. Eravamo circa 8/10 persone, tra cui Amin Gemayel, Speziali, l’on. Galati, l’on. Gargani, forse l’on. Lusetti e la moglie di Emo Danesi. Alla cena era atteso anche l’onorevole Lorenzo Cesa che si è scusato e non si è presentato per impegni istituzionali”.

L’11 giugno 2015 gli inquirenti hanno sentito Raffaele Pizza, fratello del segretario della nuova Dc. “Le conversazioni tenute durante queste cene erano prevalentemente in lingua francese che io purtroppo non conosco; per quanto ho capito parlavano di politica in generale perché Gemayel aveva interesse a diventare Presidente del Partito Popolare Europeo”, ha riferito Raffaele Pizza. “Nel corso della mattinata di una delle due cene con Amin Gemayel a cui io partecipai, non ricordo la data esatta, mio fratello Giuseppe telefonicamente mi chiese se potevo indirizzare Sursock e Gemayel all’ENI. Sono andato presso l’albergo dove questi ultimi due erano alloggiati e dopo aver parlato con Sursock, gli facevo presente dove si trovava l’ENI e a che ora dovevano essere lì. Poi, con vettura personale mi sono recato presso il palazzo dell’ENI ad attendere i predetti. Sursock e Gemayel sono arrivati con la scorta, ho parlato con loro indirizzandoli verso il luogo ove avevano l’appuntamento. Alla garitta, vi era una persona a cui riferivo che Gemayel aveva un appuntamento con i vertici dell’ENI. Non appena entrarono nel palazzo, io sono andato via. Preciso comunque di non avere nessuna conoscenza all’ENI”.

Sulla scorta delle dichiarazioni di Raffaele Pizza, gli inquirenti della DIA di Reggio Calabria hanno convocato il fratello per un nuovo interrogatorio, il 26 giugno 2015. In quest’occasione Giuseppe Pizza ha confermato la sortita di Gemayel alla holding nazionale degli idrocarburi. “Quanto detto da mio fratello corrisponde al vero, avevo conoscenza pregressa che Gemayel stava trattando con i vertici dell’ENI per la gestione di un giacimento di gas e petrolio individuato in acque libanesi”, dichiarava l’ex sottosegretario. “Già in precedenza avevo avuto diverse conversazioni con Gemayel e ultimamente mi chiese se potevo accompagnarlo presso gli uffici dell’ENI. Poiché ero impossibilitato, ho chiesto a mio fratello Raffaele se poteva accompagnarlo lui, cosa che poi ha fatto. Mi ricordo che doveva essere l’estate del 2013, forse tra i mesi di luglio e settembre. La questione si è prospettata non nell’ultima cena, ma nella penultima, dico questo perché nel corso dell’ultima cena Gemayel mi riferì che aveva fatto brutta figura con l’ENI perché non si riusciva a sbloccare il dossier a causa di insanabili contrasti tra le varie forze politiche libanesi, ed in particolar modo con il Ministro dell’energia Bassil, genero del generale Michel Aoun (cristiano maronita e presidente del Movimento Patriottico, candidato alla Presidenza del Libano Nda)”.

“So che i contatti con l’ENI ovviamente erano ai massimi livelli, presumo che l’ultimo incontro, quello dove mio fratello si offrì di accompagnare Gemayel, sia stato con l’allora amministratore delegato Scaroni, persona questa che io non conosco assolutamente, come non conosco altri dipendenti dell’ENI”, ha aggiunto Pizza. “Per quanto di mia conoscenza, il desiderio di Gemayel era di fare entrare l’ENI in un futuro consorzio per lo sfruttamento del giacimento petrolifero in questione, perché riteneva politicamente non opportuno che nel consorzio operassero solo società americane e francesi (…) So che Gemayel veniva spesso in Italia per il Vaticano e per l’ENI ma non sono in grado di dire esattamente a quando risalgono i suoi rapporti con i vertici dell’ENI. Ribadisco che Gemayel si sente molto vicino all’Italia e che cercava il rapporto con l’ENI perché non aveva buoni rapporti con l’attuale amministrazione politica francese. Voglio ricordare anche il ruolo importante di Gemayel all’interno dell’internazionale democristiana, dove ricopre il ruolo di vice presidente. Sono a conoscenza che Gemayel era in buoni rapporti con Berlusconi ma non mi ha mai parlato delle discussioni fatte con questi”.

Nel corso del suo secondo interrogatorio, Giuseppe Pizza ha fornito pure qualche elemento sui suoi rapporti con Costanta Raducanita (originaria della Romania e deceduta nel febbraio 2016), proprietaria dell’immobile dove furono organizzate le cene con Gemayel. “Lei ha una figlia coniugata con il signor Giuseppe Paolo Scotto di Castelbianco, che a quanto mi risulta è al vertice del DIS diretto dall’ambasciatore Gianpiero Massolo”, ha raccontato Pizza. Il particolare è stato accertato dagli inquirenti: Scotto di Castelbianco ricopriva al tempo l’incarico di Responsabile per la comunicazione istituzionale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), l’organo di cui si avvale la Presidenza del Consiglio dei ministri per la programmazione della ricerca informativa e delle attività operative delle due agenzie d’intelligence nazionali (l’AISE per l’estero, l’AISI per l’interno). L’ex sottosegretario Pizza ha poi ammesso di aver conosciuto e frequentato il generale Alberto Manenti, già capo dell’VIII Divisione del SISMI (l’ex servizio segreto militare), poi direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE) dal 2014 al 2018. “L’ultimo contatto telefonico con questo è stato in occasione della sua nomina a direttore del servizio”, ha spiegato Pizza. “Avevamo programmato una cena insieme ma non si è ancora concretizzata. Ho conosciuto Manenti perché mi occupavo dello spazio, inteso come attività spaziali italiane, quando ero sottosegretario al Ministero dell’Istruzione dell’Università e Ricerca. In particolare mi interessavo del funzionamento della costellazione Cosmos Skymed, che aveva valenza duale cioè politica–militare”.

Alla spasmodica ricerca di banche e banchieri

Altra cena romana di rilevante interesse investigativo che ha visto ospite d’onore Amin Gemayel è quella organizzata il 17 dicembre 2013 presso l’abitazione dell’ex presidente di Confcommercio Sergio Billè, noto pasticcere messinese già nell’advisory board del Banco di Sicilia ed ex consigliere d’amministrazione del Consorzio autostradale Messina-Catania-Palermo, docente alla Link Campus University presieduta dall’ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti. Tra i partecipanti al convivio gli immancabili Emo Danesi, Vincenzo Speziali e Giuseppe Salvatore Pizza; il banchiere franco-libanese Robert Sursock; l’on. Giuseppe Galati (già Dc, poi deputato per cinque legislature dal 1996 al 2018 con Ccd-Udc e Pdl, sottosegretario per le Attività produttive con il III e IV governo Berlusconi, infine agli arresti nel novembre 2018 nell’ambito di un’operazione contro la ‘ndrangheta condotta dalla DDA di Catanzaro); sua moglie Caterina Lussana; l’avvocato Donato Bruno (già deputato per quattro legislature con Forza Italia e poi senatore nella XVII legislatura, Presidente della commissione d’indagine sugli eventi del G8 di Genova del 2001 e dal maggio 2008-marzo 2013 della 1^ Commissione Affari istituzionali della Camera dei deputati, deceduto a Roma il 17 agosto 2015); l’immobiliarista Stefano Ricucci (alla guida di Magiste Real Estate S.p.A., la società entrata in possesso del patrimonio immobiliare dell’Enasarco a seguito di un’operazione che è costata a Sergio Billè la condanna in primo grado a tre anni di reclusione per corruzione).

“Ho conosciuto Vincenzo Speziali nel mese di ottobre/novembre 2012 o forse 2013, non ricordo l’anno esatto”, ha raccontato agli inquirenti l’ex presidente di Confcommercio. “Il motivo per cui sono entrato in contatto con lui, per il tramite di Claudio Scajola, era per avvalermi dell’imprenditorialità del banchiere Robert Sursock, figlio di una delle più importanti famiglie libanesi, al fine di ottenere una linea di credito per il mio amico imprenditore Stefano Ricucci. Sursock, come definito da Vincenzo Speziali, era un suo zio o parente stretto. Ero interessato all’ottenimento della linea di credito a favore del Ricucci perché vantavo dallo stesso delle somme di denaro, che non sono in grado di quantificare. Visto l’insuccesso con la Banca Carige, cercammo insieme a Ricucci altre vie, per poi decidere di seguire la linea libanese, questo su suggerimento di Scajola, in quanto sosteneva che Vincenzo Speziali poteva aiutarci tramite i rapporti di parentela che vantava con Sursock, presidente della Gazprom Investiment Banking”.

“Speziali, apprese delle nostre esigenze economiche ed in particolare del fatto che Ricucci vantava una situazione debitoria a causa della sua holding che ammontava a circa 75 milioni di euro (di cui una parte doveva restituirmi)”, ha aggiunto Sergio Billè. “Lo Speziali mi chiese, quindi, la documentazione relativa all’asse finanziario di Ricucci da far visionare a Sursock. Quest’ultimo, poco prima di Natale 2012 o 2013, è giunto in Italia a Roma alloggiando in un hotel proprio di fronte l’Ambasciata americana. Mi sono recato personalmente da lui per portarlo presso la mia abitazione in via Ara Coeli per la cena. In detta occasione il Sursock mi manifestò la possibilità di poter concretizzare l’operazione in questione. Devo dire che Vincenzo Speziali, presente alla cena, mi aveva suggerito in precedenza di invitare, cosa che feci, l’on. Pino Pizza, l’on. Pino Galati con signora e l’ex on. Emo Danesi. Ricucci, invece, venne accompagnato dal suo legale Donato Bruno, attualmente senatore della Repubblica. In questa cena si crearono le basi per il successivo viaggio professionale in Libano, ove mi recai con mia moglie e Ricucci. Lì ci incontrammo con Speziali e con Sursock, presso gli uffici di quest’ultimo dove fu ulteriormente valutata l’operazione finanziaria. Quest’ultima alla fine non è andata a buon fine, perché la stessa presentava dei lati non finanziabili o difficilmente finanziabili. Il motivo preciso comunque non lo conosco. Anche i successivi viaggi si rilevarono infruttuosi ed alla fine abbiamo abbandonato questa strada (…) Sono a conoscenza che Sursock voleva essere ricevuto presso l’ENI, tanto che aveva chiesto a Speziali di avere un contatto con Scaroni o con il vertice dell’ENI. Non sono a conoscenza di altri contatti che Sursock aveva in Italia”.

Il giorno successivo all’interrogatorio di Billè è stato ascoltato dalla DIA l’immobiliarista Ricucci (quest’ultimo, il 26 febbraio 2008 ha poi patteggiato un anno di carcere più la confisca di circa 29 milioni di euro di plusvalenze per la scalata ad Antonveneta, mentre l’1 marzo 2018 è finito nuovamente agli arresti con l’accusa di corruzione per l’aggiustamento, in cambio di denaro e altre utilità della sentenza di appello riguardante il contenzioso tra la Magiste S.p.A. e l’Agenzia delle Entrate). Ricucci ha ammesso di conoscere Vincenzo Speziali dall’estate del 2013 su presentazione di Sergio Billè. “Speziali e Billè erano stati ad un appuntamento con Claudio Scajola e insieme a loro e ad una terza persona ho preso un caffè al bar”, ha riferito l’immobiliarista romano. “Da allora ho iniziato una frequentazione con lo Speziali poiché spesso veniva a Roma. Billè al momento dell’incontro mi disse che Speziali era il nipote di Gemayel. Sono andato diverse volte a Beirut anche perché lo Speziali mi aveva proposto l’apertura di alcuni rapporti economici e operazioni finanziarie, intercedendo e presentandomi personalmente a banche e banchieri di prestigio. Preciso di essere andato a Beirut la prima volta l’8 dicembre 2013, con Sergio Billè e poi altre volte nel 2014. Volevamo, come gruppo a me riconducibile, acquistare dei crediti finanziari e cercavamo attraverso delle banche finanziamenti per circa 30/40 milioni di euro oppure di 75 milioni se rientravano anche degli immobili. Tali operazioni sono state da me cercate anche con banche italiane ma le stesse non hanno avuto esiti positivi. Con Speziali a Beirut sono andato presso la sede della Societè Generale de Banque di Beirut in Libano a cui avevo anche inviato tutta la documentazione, ed ho parlato con il direttore generale Tarek Chehab e con il suo team”.

Infine Ricucci si è soffermato sulla figura del banchiere Robert Sursock, membro di una delle sette famiglie più potenti libanesi, nonché presidente del consiglio d’amministrazione di PrimeCorp Finance SA e dal 2016 membro del Cda di Bank of Beirut. “Sursock mi è stato presentato in Libano da Vincenzo Speziali, come zio di sua moglie”, ha raccontato. “Ho incontrato successivamente Sursock sia in Libano che qui a Roma, una volta presso l’Hotel Baglioni ed un’altra volta ad una cena a casa di Sergio Billè, sempre nel 2013-2014. Sursock mi venne presentato come responsabile della Gazprom. Non ho concluso nulla con la Gazprom perché a dire di Sursock la banca Gazprom non poteva fare l’operazione da me richiesta. Posso dire che Sursock voleva avere rapporti con l’ENI. In particolare, egli chiedeva ad Emo Danesi un incontro con i vertici dell’ENI e il Danesi si mostrò disponibile in quanto li conosceva”.

Vecchi e nuovi notabili di casacca democristiana

Sentito il 19 gennaio 2016, l’ex parlamentare Dc Emo Danesi ha negato di conoscere l’allora amministratore delegato ENI Paolo Scaroni, ammettendo solo i rapporti con i vecchi dirigenti dell’holding energetica, Giorgio Mazzanti e Florio Fiorini. Già stretto collaboratore del ministro dell’Industria Antonio Bisaglia, Danesi era stato costretto a dimettersi da parlamentare nel 1981 a seguito del famoso scandalo ENI-Petromin. “Ho conosciuto Vincenzo Speziali un giorno a colazione, mentre ero insieme all’avvocato Francesco Paolo Procopio, mio amico; c’era anche un appartenente della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, a nome Ercole (Ercole D’Alessandro, ndr.); lui mi disse che era un consulente della società Condotte d’acqua”, ha riferito Danesi. “Speziali mi disse che lì dovevano fare due autostrade, una di collegamento tra il porto di Beirut ed il casinò, ed un’altra molto più complessa che sarebbe dovuta arrivare in Siria. Mi chiese: Te conosci qualcuno?”, dico No, io conosco qualcuno tra l’altro, ero in un consiglio di amministrazione di una società che faceva guard-rail (la Tubosider S.p.A. di Asti, azienda leader nel settore delle barriere di sicurezza, ndr.)”.

“Mi è sembrato che Ercole fosse una persona che stava vicino a Speziali in quanto conosceva anche il padre di questi e forse cercava di tenerlo un po’ a bada, cioè non fare cazzate, stupidate ecco, questa roba qui”, proseguiva Emo Danesi. “Ho visto sei/sette volte Ercole perché si andava in Calabria, nei pressi di Catanzaro, tutti gli anni a prendere pomodori, peperoni e tonno, unitamente all’avv. Procopio. Sul posto era presente il fratello dell’avv. Procopio, che era responsabile dell’ANAS. C’era anche un certo Madia (verosimilmente Salvatore Madia, ndr.) che lavorava all’Agenzia delle Entrate, conoscente di Procopio. Ercole ci aveva, ora credo non ce l’abbia più, una figlia che lavorava all’Udc. Anzi no, son sicuro, se ci lavora anche ora non lo so, io sono amico di Lorenzo Cesa e lui una volta mi disse: mi raccomando, digli che tratti bene mia figlia, ma che mi abbia chiamato diciannove volte per dirmi queste cose lo escludo nella maniera più categorica”. Emo Danesi ha poi aggiunto di aver conosciuto Giuseppe Speziali (il padre di Vincenzo) e di averlo poi incontrato una volta in Calabria in occasione della campagna elettorale per le europee a cui era candidato il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. “Avendo conosciuto io un po’ di gente, lo stesso Speziali mi disse: Ma perché non vieni anche te?, allora ci andai insieme a Cesa”, ha raccontato Danesi. “Nello spostarsi da una parte all’altra, mi pare si doveva andare dove Cesa ci aveva un comizio, ci si fermò in questo paesino che ha la casa Speziali e poi da lì proseguimmo. Poi lo incontrai di nuovo a Roma e mi confidò, fra le altre cose, che era preoccupato per il figlio poiché gli combinava dei casini”.

L’ex deputato Danesi si è poi soffermato sulle cene romane con l’ex presidente Gemayel. “Sono stato presente ad una sola cena fatta a casa di Giuseppe Pizza nel periodo in cui Epifani è stato eletto segretario del Partito Democratico, l’11 maggio 2013. Durante la cena parlavano principalmente Gemayel e Pizza. I temi politici erano la crisi in Italia e le elezioni in Libano, alle quali doveva prendere parte Gemayel. Secondo me Vincenzo Speziali voleva che Gemayel parlasse con Berlusconi per farsi inserire nelle liste elettorali di Forza Italia, per le elezioni europee. Ricordo che alla prima cena Gemayel era venuto perché un parlamentare calabrese che era prima dell’Udc e che poi era in contrasto con l’Udc, aveva organizzato una riunione politica al Parco dei Principi e Gemayel era intervenuto ed aveva parlato come appartenente alla Democrazia Cristiana a livello europeo. Secondo me, a lui non gli interessava tanto aver l’incarico a livello di partito europeo; a lui interessava averli dietro per il discorso che c’era in Libano, cioè tra sunniti e sciiti, ora però questo è una mia idea, cioè ammesso che i vecchi democristiani ora Udc avessero la possibilità di intervenire con il Vaticano per fare in modo che quest’ultimo sponsorizzasse anche la sua candidatura in Libano…”.

Il 27 febbraio 2014 era lo stesso ex parlamentare a invitare nella propria abitazione Amin Gemayel, Vincenzo Speziali, Giuseppe Salvatore Pizza, l’on. Giuseppe Galati, l’ex parlamentare Pd Renzo Lusetti e l’on. Pino Gargani, europarlamentare del PPE. “Quando si svolge la cena a casa mia, Vincenzo Speziali mi aveva detto che Gemayel veniva a Roma per incontrare Berlusconi”, ha spiegato Danesi. “All’ultimo momento, sempre detto da Speziali, questo incontro a Roma non poteva avvenire e che Berlusconi avrebbe fatto sapere che Gemayel doveva andare a Milano, da lui. Gemayel disse che non ci andava, perché lui era l’ex Presidente della Repubblica e che restava a Roma”. Emo Danesi ha infine negato di essere stato a cena con Marcello Dell’Utri e di aver mai aderito alla massoneria, anche se ha ammesso una sua antica e consolidata amicizia con l’ex vicesindaco socialista di Livorno Massimo Bianchi, all’epoca Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. “Per correttezza, alla cena a casa mia con Gemayel doveva venire anche il figlio dell’on. Forlani, ma all’ultimo momento questo non venne…”, ha concluso Danesi. Esaminato in data 16 febbraio 2016, Alessandro Forlani (già parlamentare Udc e membro della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO) ha confermato la ventennale conoscenza dello Speziali e l’invito nel febbraio 2014 presso l’abitazione di Emo Danesi: “Non ha potuto prendere parte all’evento, ma ci sono state altre circostanze in cui ho più volte incontrato Speziali e Gemayel presso l’Hotel Minerva di Roma ove, in una circostanza, ho condiviso la cena con i predetti unitamente al parlamentare Cesa”.

Condotte, quel colosso che voleva il Ponte, il Mose e l’Alta Velocità

Nell’ambito delle indagini sul cosiddetto Stato parallelo, gli inquirenti hanno sentito pure una delle figura di primo piano nelle relazioni commerciali tra l’Italia e il Libano, il manager Luciano Berarducci, già presidente del Consorzio IRICAV 1 (general contractor per l’Alta Velocità ferroviaria Roma-Napoli), ex Ad della Società Italiana per le Condotte d’Acqua (Gruppo IRI) e fino al luglio 2014 vicepresidente dell’Authority per la vigilanza sui contratti pubblici. “Berarducci, unitamente al più volte citato Robert Sursock (cugino di Joumana Rizk, moglie di Speziali, ndr.), presidente di GazProm Bank, rappresentano i principali cardini della rete di affari internazionale in grado di gestire le elevate sinergie commerciali tra le più grosse aziende multinazionali ed i politici libanesi”, riporta la DIA nell’informativa del 19 aprile 2018. “Entrambi in possesso di riconosciute capacità gestionali di consistenti risorse economiche, si relazionano con Vincenzo Speziali in ragione dello status di nipote da questi acquisito nei confronti dell’ex presidente Amin Gemayel”.

Agli inquirenti Luciano Berarducci ha riportato di aver conosciuto Vincenzo Speziali tramite Marcel Patrignani, amministratore della società francese di ingegneria sistemistica Altran, di cui lo Speziali era al tempo consulente. “Attraverso la successiva frequentazione con Speziali, appresi che questo promuoveva il progetto per la costruzione in Libano dell’autostrada che avrebbe collegato Beirut con Damasco”, ha aggiunto il manager. “In quel periodo, svolgendo mansioni di consulente per Condotte S.p.A. ho visto in tale situazione una opportunità di Condotte per poter operare in Libano e quindi dal 2009 ho iniziato a frequentare questo Paese, avendo modo di conoscere successivamente Amin Gemayel, legato da vincolo di parentela con lo Speziali, e quindi attraverso l’ex presidente, ho avuto delle entrature nel mondo politico libanese”.

“Mio fratello, Elio, fino a poco tempo addietro svolgeva la funzione di Consigliere del Presidente della Repubblica; in due occasioni, mi ha riferito di aver interloquito con l’ambasciata libanese in Italia, al fine di agevolare l’incontro di Gemayel con il Presidente Napolitano”, ha aggiunto Luciano Berarducci. “Tale interlocuzioni avvenivano attraverso l’ambasciatore del Libano in Italia e Vincenzo Speziali, che solitamente si accompagnava con questo diplomatico. Non ho certezza se Speziali ha partecipato in modo diretto all’incontro tra Gemayel e Napolitano (…) A Beirut, tra gli italiani presentatomi da Vincenzo Speziali, ho conosciuto il funzionario dei servizi segreti italiani Valerio Gebs Aquila (originario di Reggio Calabria è attualmente funzionario dell’AISI, Nda). I due mi risulta che si frequentavano spesso. Abbiamo cenato alcune volte assieme ma erano cene conviviali. Mi è stato presentato anche il numero due dell’ambasciata in Libano di cui non ricordo il cognome. Ho presentato io l’ambasciatore Giuseppe Morabito a Vincenzo Speziali ed Amin Gemayel. So che successivamente i rapporti tra questi si sono deteriorati; penso che questo sia dovuto al fatto che Morabito si frequentava con il Generale Auon. Tali rapporti si sono interrotti definitivamente dopo che il Morabito non aveva invitato alla festa della Repubblica lo Speziali e i suoi familiari all’ambasciata”.

“Nei fatti, sono stato io a presentare l’attuale AD di Condotte S.p.A., Duccio Astaldi, a Vincenzo Speziali”, ha ammesso infine Berarducci. “Proprio in ragione di questo progetto, allo Speziali, la Società Condotte stipulò un contratto di consulenza. Ribadisco che Speziale, attese le parentele politiche libanesi, era ritenuta una risorsa importante per la società, risorsa che secondo me andava sfruttata”. Oltre a ricoprire la carica di presidente del consiglio di gestione di Condotte S.p.A., Duccio Astaldi era al tempo pure presidente dell’EIC - European International Contractors, organismo che rappresenta gli interessi di oltre 200 imprese europee del settore delle costruzioni. Il 13 marzo 2018 Astaldi è stato arrestato su ordine del GIP del Tribunale di Messina nell’ambito dell’inchiesta su una presunta tangente per i lavori di realizzazione di tre lotti dell’autostrada Siracusa-Gela. In cattive acque anche la società Condotte, attualmente in regime di amministrazione controllata, nonostante abbia concorso alla progettazione e/o realizzazione di alcune delle Grandi Opere più contestate d’Italia: il Mose di Venezia, il Terzo Valico ferroviario di Genova, il Ponte sullo Stretto di Messina. ecc..

“Si rivela a tal punto, in tutta la sua eloquenza, il carattere di reticenza che permea le riportate assunzioni testimoniali, atteso che i soggetti escussi si sono ben guardati dal riferire informazioni pertinenti la figura del catturando Amedeo Gennaro Raniero Matacena nei cui confronti, proprio nell’intervallo temporale di riferimento, esiste ed è riscontrato un progetto per il trasferimento da Dubai a Beirut dell’importante uomo politico, sostenuto dall’interesse diretto e specifico di Vincenzo Speziali, il cui ruolo nella vicenda è da considerarsi di rilevante spessore svolgendo egli, come già in atti accertato, il compito di intermediario tra Claudio Scajola ed Amin Gemayel”, concludono gli inquirenti della DIA nella loro informativa sullo Stato parallelo. “Quest’ultimo, assoluto protagonista delle cene romane, nell’ambito di una delicata trattativa avrebbe preteso, in cambio del massimo appoggio e delle garanzie offerte all’ex parlamentare Matacena, il sostegno nella campagna elettorale del Partito Popolare Europeo attraverso l’intervento del menzionato ex ministro dell’interno Scajola. Una reticenza che non fa altro che confermare la natura illecita della serie di accertati incontri finalizzati, per la prevalenza dei partecipanti, a programmare anche l’allontanamento di Marcello Dell’Utri verso la Repubblica del Libano, ove le documentate relazioni personali erano in grado di garantire l’agognato asilo politico…”.


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