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Le belle bandiere

In cui si parla incidentalmente della bandiera degli Stai Uniti d’America

di Sergej - lunedì 14 agosto 2023 - 821 letture

Il Novecento è stata una storia di grandi masse (Massa e potere di Elias Canetti) e fin dai primi del secolo scorso analisti e intellettuali si accorsero subito che "qualcosa" era cambiato. Quando si ha a che fare con una grande folla, chi vuole dirigere questa folla ha a disposizione pochi strumenti: megafoni, altoparlanti, e la bandiera. La bandiera permette a una folla di riconoscersi, e di seguire una direzione. La storia del Novecento è stata anche una storia di bandiere [1] - oltre che di persone. Mi raccontava un anziano sindacalista come, quando ci si muoveva per uno sciopero o per un corteo, la bandiera era posta a capo e la folla seguiva la bandiera. Era una cosa visibile, nella folla la percezione cambia, e veder sventolare la bandiera, in alto, aiuta a non perdersi o sperdersi, a compattarsi, a fare massa. Chi portava la bandiera non era uno qualsiasi, ma proprio come nella tradizione militare dell’esercito - dagli eserciti romani in poi, nella continuità occidentale - chi reggeva lo stendardo della legione era uno che si era meritato quel compito.

E, su tutto, lo sventolio,
l’umile, pigro sventolio
delle bandiere rosse: Dio! , belle bandiere
degli Anni Quaranta!
A sventolare una sull’altra, in una folla di tela
povera, rosseggiante, di un rosso vero,
che traspariva con la fulgida miseria
delle coperte di seta, dei bucati delle famiglie operaie

- e col fuoco delle ciliege, dei pomi, violetto
per l’umidità, sanguigno per un po’ di sole che lo colpiva,
ardente rosso affastellato e tremante,
nella tenerezza eroica d’un immortale stagione!

Questo è il finale di una poesia di Pasolini, Le belle bandiere. La pubblicò nel 1962, in equilibrio tra retorica e ripiegamento. La bandiera semplifica, fa sì che la folla diventi massa. In questi ultimi anni non è un caso che all’espediente della bandiera siano tornati i vari presidenti della Repubblica italiani, per ricompattare una nazione piuttosto incline a sgretolarsi e ad adagiarsi su se stessa. Il tricolore, simbolo della nostra dipendenza culturale da una storia che è fuori di noi - sta in Francia, nella sua rivoluzione e poi nel suo impero napoleonico - in linea con quello che alcuni filologi dicono sia "rivoluzione" ovvero: girare su se stessi e tornare indietro, al passato.

Quando in Europa si pensò di spingere per una forma di "unione europea", si tirò fuori la bandiera dell’UE - campo blu con le stelle in circolo -. 1955 Consiglio d’Europa, 1985 Comunità economica europea, 1992 Unione europea. Il campo blu rimandava a un’altra bandiera a suo modo unitaria, quella della NATO (1953) - con l’inquietante simbolo della rosa dei venti al centro.

C’è un’altra bandiera che ha dominato il Novecento e domina tuttora, ed è la bandiera americana. Strana bandiera: una zona raccoglie le "stelle" una per ogni Stato anglo-americano, e il resto sono strisce alternate rosso e bianco. Nel suo design ricorda una forma inglese. Gli studiosi non hanno mai veramente compreso l’origine invece di quelle atipiche strisce alternate.

Sir Charles Fawcett (1869-1952) è stato uno storico britannico. Ha prestato servizio nel Servizio Civile Indiano quando l’India faceva parte dell’Impero Britannico. Pubblicò numerosi articoli e libri sulla storia indiana e fu un esperto della Compagnia britannica delle Indie orientali. Il suo articolo più famoso, pubblicato nell’ottobre 1937 sul Mariner’s Mirror, suggerisce che il disegno della bandiera degli Stati Uniti potrebbe essere derivato dalla bandiera e dal jack della Compagnia britannica delle Indie orientali [2]. Il jack era la bandiera di prua delle navi.

Cosa c’entrano gli Stati Uniti con la Compagni delle Indie britanniche? La storia è più contorta a volte di quanto possa sembrare e soprattutto siamo tanto imbevuti di idee e costrutti posticci che spesso siamo propensi a scambiar lucciole per lanterne. Sulla storia della Compagnia delle Indie c’è un bellissimo saggio pubblicato da Adelphi: Anarchia : L’inarrestabile ascesa della Compagnia delle Indie Orientali di William Dalrymple ; traduzione di Svevo D’Onofrio [3]. Spero avrete modo di leggerlo. Grazie alla conquista dell’India, la Gran Bretagna è diventato impero e ha potuto accumulare tanta di quella ricchezza da convertirne una parte (marginale) persino in civiltà. Con il dominio dei mari, e con l’invenzione delle moderne tecniche di guerra sul campo provenienti dalle guerre prussiane. Perché è vero che si possono dominare i mari, ma poi per commerciare devi sbarcare e controllare la terra, e questo è un altro paio di maniche. Gli eserciti organizzati europei, dopo le guerre prussiane, acquisirono una capacità di fuoco e una organizzazione tale che un drappello di poche decine di fucilieri inglesi era in grado di sconfiggere sul campo eserciti di migliaia di indiani (d’India, e poi d’America). Gli Stati indiani non erano né incivili né poveri, anzi l’India era tra le regioni più ricche al mondo. L’azione predatoria inglese ha non solo avuto l’effetto di distruggere quegli Stati, sterminare milioni di persone, ridurli alla fame distruggendo tutta l’economia di quei popoli; ma soprattutto ha eliminato le classi dirigenti capaci di mantenere l’indipendenza e l’autonomia di quelle regioni. Il libro di Dalrymple è davvero ben scritto, pieno di storie - lo si legge quasi come un romanzo di Salgari - e di storia. Fa vedere come proprio la composizione discriminatoria inglese del tempo permettesse la fuoriuscita di una parte della popolazione alla ricerca di ricchezza predatoria. Un capitolo fondamentale del "perché" l’Europa in quel preciso lasso di tempo riuscì a sopravanzare e dominare il resto del mondo, e su cui esiste una vasta anche recente ricerca storica in atto (si pensi alle ricerche di Jared Diamond ecc_).

C’è qualcosa di familiare nel modo in cui i funzionari e gli eserciti "privati" della Compagnia delle Indie hanno operato nell’India, e il modo in cui operano dalle guerre jugoslave in poi gli Stati Uniti per foraggiare il proprio impero finanziario [4].

Ed ecco che in questa storia avviene un inciampo. L’inciampo accade in un angolo del mondo che il centro dell’Impero non avrebbe mai sospettato. Dalle coste atlantiche dell’America. La costa, divenuta terra di immigrazione per coloni di origine sassone e di altre etnie europee: irlandesi, francesi, tedeschi. Con predominio inglese. Si ribellano per una faccenda tipicamente leghista: non vogliono pagare le tasse. Una rivolta di evasori. Sono coloni, sono avventurieri che cercano fortuna nel "nuovo mondo". Ma c’è qualcosa di differente, rispetto a quel che erano gli inglesi che andavano in India alla ricerca di fortuna. Lì in India la testa rimaneva inglese, si andava in India ma il pensiero era poter tornare a Londra e fare la vita da nababbi - ma in Inghilterra. I soldi e i diamanti li si depositava in Banche inglesi e si investiva alla City di Londra. Sulla costa atlantica americana accade qualcosa di diverso. I coloni non pensano più a Londra, pensano che è quella la loro terra. Lì vogliono costruire la loro Terra Promessa. Hanno dentro di loro, introiettata, la "cultura dello sterminio e della predazione" della Compagnia delle Indie. Le loro strutture sociali e i loro impulsi sono quelli predatori della Compagni delle Indie: e lo dimostreranno quando si espanderanno ancora verso Ovest, sterminando messicani e amerindi. La "rivoluzione americana" è anche la storia della ribellione di una agenzia locale della Compagnia delle Indie dotata di patente di sfruttamento di quelle zone del mondo [5].

Mettono sù un esercito e dato che sono europei e dunque combattono all’europea, e un po’ sono sovvenzionati dalla Francia, riescono a tener testa agli eserciti inglesi. Non sono tribù indù, africane o siberiane (in quegli anni di formazione dell’Impero inglese, si forma l’impero zarista con la grande espansione verso l’est Alaska compreso, mentre l’espansione verso il mar Mediterraneo viene bloccata dalla guerra di Crimea). Insieme di cose diverse, gli Stati Uniti mettono assieme una cosa chiamata "democrazia". Tocqueville sulle caratteristiche e i limiti di questa "democrazia" qualcosa aveva subodorato.

Sotto quella bandiera a stelle e strisce c’è il "popolo in armi" degli Stati Uniti, il popolo scelto da Dio, il sistema di assimilazione contrapposto all’apartheid inglese per cui ogni famiglia tutte le mattine fa l’alzabandiera nel proprio giardinetto di casa e si mette sull’attenti davanti alla bandiera a stelle e strisce [6]. C’è un libro di poesie, America! America!, di Delmore Schwartz che in copertina ha una bandiera americana, ma con la parte blu senza stelle. Gli Stati Uniti rimangono un esperimento sociale i cui esiti saranno raccolti dagli storici e dagli studiosi sociali tra qualche decennio.

E voi, per quale bandiera siete disposti a marciare (e morire)?

[1] Sulle origini e la storia della bandiera rossa, vedi: Wikipedia. Di questa e di altre faccende relative se ne parla in: Rivoluzione : 1789-1989: un’altra storia / Enzo Traverso ; traduzione di Carlo Salzani. - Milano : Feltrinelli, 2021. - 464 p., ill. , br. - ISBN 978-88-07-10559-3. - Leggi anche l’intervista pubblicata dal sito di Laterza. Questa nota è stata inserita dopo la pubblicazione dell’articolo, nell’ambito della discussione di redazione.

[2] Vedi: Wikipedia. In italiano non si trova molto. In inglese ho letto anche, grazie a Google books: History’s lost moment, volume V : The stories your teacher never told you / by Tom Horton

[3] Anarchia : L’inarrestabile ascesa della Compagnia delle Indie Orientali / William Dalrymple ; traduzione di Svevo D’Onofrio. - 2 ed. - Milano : Adelphi, 2022. - 634 p., [6] : br. ; 20 cm. - 22 cm. - (L’oceano delle storie ; 27). - Tit.orig.: The anarchy: the relentless rise of the East India Company. - ISBN 978-88-459-3661-6.

[4] Sul passaggio da impero capitalistico a impero finanziario si legga: Guerra senza limiti / Qiao Liang e Wang Xiangsui. - LEG Edizioni, 2011. - e: L’arco dell’impero: Con la Cina e gli Stati Uniti alle estremità / Qiao Liang. - LEG Edizioni, 2022.

[5] la storia della Gran Bretagna, sia detto con ironia, è anche una storia di "patenti": da quella data a sir Drake, a quelle date appunto alla Compagnia delle Indie, e poi ai vari 007

[6] Su cosa si può fare e cosa non si può fare con la bandiera degli Stati Uniti esiste una codifica ben precisa. C’è anche il caso della bandiera usata all’incontrario.


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