Le allegre comari


Chiuso il Parlamento sino al 13 dicembre per non "affrontare questioni delicate". Parlamentari in cassa integrazione? Ma va. Tutti a sciare con il maestro di sci Franco Frattini
martedì 7 dicembre 2010, di Adriano Todaro - 428 letture

No, cari lettori, non preoccupatevi non ho nessuna intenzione di parlarvi della commedia di William Shakespeare. Piuttosto, tanto per stare nelle nostre umili conoscenze, vorrei parlarvi dei nostri parlamentari, sul loro gravoso lavoro che debbono sopportare ogni giorno pur di fare i nostri interessi.

Allegre comari perché in realtà mi sembra che nel Parlamento ci siano tante comari (non necessariamente donne) e tanta allegria come ho già avuto modo di raccontarvi. Nella commedia del drammaturgo c’erano la signora Ford e la signora Page a cui arrivavano due identiche lettere d’amore inviate da sir John Falstaff. Ecco a me sembra di essere, nello stesso tempo, Ford e Page e di ricevere la medesima lettera inviata una volta dal governo e l’altra dall’opposizione. Certo, non sono lettere d’amore ed io ne sono contento perché solo il pensiero di essere concupito da Bondi o da Fassino mi mette in ambascia. Ma per tornare a noi, voglio raccontarvi gli ultimi giorni (non di Pompei, cosa avete capito!) di lavoro del Parlamento. Ultimi giorni perché le allegre comari hanno deciso di chiudere il Parlamento.

Colpo di Stato? No. Più semplicemente è che stiamo attraversando un momento molto difficile per il Paese e, come ha affermato uno della P2 di Gelli (a suo tempo preso a schiaffi dal galantuomo Riccardo Lombardi), Fabrizio Cicchitto, è “Meglio non affrontare questioni delicate in Aula”. E così per non affrontare questioni delicate, hanno chiuso l’Aula sino al 13 dicembre, cioè fino alla vigilia del dibattito parlamentare che ci sarà sul Sultano. Non so in quanti dall’opposizione hanno protestato. So che le comari erano tutte contente. Sono libere di andare in Tv dalla mattina alla sera, libere di andare a sciare con la famiglia, su qualche isoletta dove fa caldo, in qualche sacrestia a tramare con questo o quel personaggio, rompere alleanze, costruire terzi o quarti poli.

Ve lo immaginate gli operai di una qualsiasi industria che dicano: “Ecco, ora è meglio lasciar perdere la produzione perché è questione delicata. Chiudiamo la fabbrica e andiamo a sciare”. Da Sacconi a Brunetta, insorgerebbero tutti contro questa bislacca idea di questi fannulloni e sarebbero messi tutti in cassa integrazione. I parlamentari no. Possono beatamente chiudere la “fabbrica”, andarsene a spasso e continuare a percepire stipendio pieno.

Nel frattempo il Sultano scalda i motori, Casini parla con Rutelli, Fini con tutti e due, Bersani vorrebbe parlare, ma non l’invitano. Sono tutti grandi statisti che negli ultimi 20 anni hanno fatto di tutto, pur su barricate diverse, per affossare questo povero Paese. Pensate che siamo arrivati al punto di avere come ministro della Giustizia un tal Mastella, oggi inquisito, con tutta la sua famiglia, ma senza dubbio innocente.

E mentre Wikilinks continua a raccontare amenità sul Sultano, in una delle ultime sedute del Parlamento si è dibattuta la proposta di dirottare una parte delle risorse destinate al finanziamento pubblico ai partiti, all’università e ricerca scientifica. Si va alla conta e 25 deputati del principale partito d’opposizione votano contro la proposta e 17 si astengono. La proposta, naturalmente, non passa. I partiti si tengono i soldi e i parlamentari dell’opposizione continueranno a tuonare contro i tagli dei fondi all’istruzione.

Non è un paradosso è, semplicemente, l’Italia. Come direbbe De Gregori, “l’Italia in mezzo al mare… rapinata dai giornali e dal cemento”. E anche, aggiungiamo noi, dai parlamentari.

Ormai ogni giorno sui giornali è come leggere un bollettino di guerra. Basta prendere un giorno a caso e leggiamo che Bocchino e la Carfagna sono stati ascoltati in Procura a Napoli per i rifiuti, Pompei continua a crollare, Bondi dice che lui non c’entra, il Sultano trattava affari privatamente con i russi, il direttore del TG1 in dodici mesi ha consumato, con la carta aziendale, 64 mila euro, i Mastella truffavano sui concerti, il presidente Napolitano che non vuole le elezioni, raccomanda il “massimo riserbo” nelle pratiche a tutela dei magistrati “per evitare situazioni che possono creare inopportune tensioni”, il coordinatore del Pdl Verdini, inquisito, afferma che “Delle prerogative del capo dello Stato ce ne freghiamo”, il maestro di sci dei figli di Berlusconi, Franco Frattini, tuona che Assange vuole “distruggere il mondo”, veniamo a sapere che D’Alema e Bersani sono considerati bene dal Sultano, che dalla Bulgaria sono arrivati in 32, a spese nostre, per presentare un film che nessuno ha visto ma interpretato da un’amica del Sultano. E, naturalmente, se si rompono le trattative alla Fiat, ricordarsi che la colpa è della Fiom.

Per ultimo una notizietta di poco conto ma che la dice lunga sui parlamentari di ogni colore. Giovedì 11 novembre scorso, ad un certo punto dei lavori parlamentari, su 630 parlamentari erano assenti in 629. Beh! tutto sommato, forse è meglio che si chiuda veramente il Parlamento.

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