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Le "Rivoluzioni" del Taobuk 2018

Dal 23 al 27 giugno 2018 si terrà l’edizione VIII del Taobuk di Taormina. Il Programma è stato presentato sabato 26 maggio a Catania.
di Piero Buscemi - domenica 27 maggio 2018 - 1425 letture

Le rivoluzioni possono iniziare da un libro. Anzi, proprio da un libro, di qualsiasi natura siano state, sono proprio iniziate, se dietro la parola "libro", riusciamo ancora a trovare i significati più reconditi della comunicazione, dello scambio culturale, della voglia di condividere.

Non sappiamo se lo spirito che ha spinto l’organizzazione del Taobuk, sotto la guida di Antonella Ferrara, sia lo stesso della nostra chiave di lettura di questo provocatorio titolo dato alla kermesse taorminese, che si terrà dal 23 al 27 giugno prossimi, ma lo auspichiamo nel nome di un sempre alto coinvolgimento verso qualsiasi manifestazione culturale che, almeno nelle premesse, riesce ad attirare la nostra attenzione.

Il programma è stato presentato sabato 26 a Catania, presso l’ex Palazzo ESA, in occasione della conferenza stampa, tenuta per esporre i punti salienti ed i personaggi che saranno ospiti durante i cinque giorni.

Sulla location, ovviamente, non c’è niente da aggiungere. Taormina, come sempre, gode dei privilegi e delle attenzioni dei suoi visitatori, da qualsiasi parte del mondo, vivendo di rendita per quanto prodotto e realizzato nei secoli passati, quando il fausto e l’immagine di una città aperta al futuro, con un occhio di riguardo alla gloria del passato, era così tangibile che le parole inflazionate e ridondanti dei moderni amministratori e addetti alla cultura non potranno mai trasdurre nei fatti, al di là di qualsiasi promessa elettorale utilizzata e di grande effetto scenico.

Parlando di programma, la lista degli ospiti è di quella dai caratteri cubitali e degna di qualsiasi confronto con le miriadi di iniziative similari, distribuite nel territorio nazionale e internazionale. Amos Oz, Elisabeth Strout, Fernando Savater, Asli Erdogan, Madeleine Thien, Maria Attanasio, Gherardo Colombo, Sergio Castellitto e tanti altri che i lettori potranno consultare nel programma del Taobuk.

Dalla lista parziale degli ospiti, traspare una voglia, neanche tanto celata, di trasformare il festival in un evento culturale dove, dal nostro punto di vista, la natura prettamente letteraria dell’evento sembra alquanto metamorfosizzata in qualcosa molto più vicina a un grande spettacolo mediatico e un’eccellente vetrina della Perla dello Jonio verso una sorta di globalizzazione del turismo che, in modo particolare quello a occhi a mandorla, possa nel prossimo futuro riempire le casse martoriate degli assessorati siciliani. Del resto, lo stesso Sandro Pappalardo - assessore regionale al turismo e allo sport -, durante il suo intervento ha più volte evidenziato la potenzialità economica rappresentata dai 140 milioni turisti cinesi sparsi per il mondo ogni anno e dei solo 33 mila catturati dagli operatori turistici siciliani.


Le foto della presentazione di Taobuk 2018

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La presentazione di Taobuk 2018 a Catania
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Un momento della presentazione di Taobuk 2018 a Catania
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Vera Greco e Carmelo Briguglio (in rappresentanza dell’assesore alla Cultura e identità siciliana Tusa)
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Presentazione al Palazzo ESA di Catania di Taobuk 2018
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Roberto Grossi e Antonella Ferrara
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Roberto Grossi, Antonella Ferrara, Sandro Pappalardo
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Antonella Ferrara e Sandro Pappalardo

Una commento e una domanda

Condivisibile, almeno nelle intenzioni, questo mega progetto di marketing. Restiamo perplessi sul perché l’evento mantenga il titolo di Taobuk, troppo indirizzabile a una manifestazione che dovrebbe, appunto dal nome, trovare riscontro su tutto quanto fa parte della carta stampata, che sia libro, case editrici, autori e quant’altro. Intendiamoci, di libri ovviamente se ne parlerà. Una mostra realizzata a Palazzo Ciampoli, inerente a libri antichi e mappe storiche, con molto materiale proveniente dalla Biblioteca Regionale di Messina, sarà un’occasione unica per farsi catturare dalle Geografie Sentimentali della nostra terra, come il nome stesso della mostra enuncia.

Quello su cui ci vogliamo soffermare, però, è un’inflazionata dignità siciliana, che a più voci durante i vari interventi che si sono susseguiti, dalle parole di Venera Greco, direttore del Parco archeologico di Naxos, a quelle della stessa Antonella Ferrara, enfatizzate dal lungo discorso dell’assessore Pappalardo. Una rivendicazione, presente in qualsiasi slogan politico o in ogni incontro dibattito incentrato sull’essere siciliani, nonostante tutte le contraddizioni del caso, aggiungiamo noi.

Una rivendicazione, però, che oltre a essere sempre troppo evasiva e spesso solo come fenomeno folcloristico, del quale vantarsi senza una reale e valida ragione, trova ostacoli nella messa in pratica, qualunque divagazione o "declinazione" le si voglia dare nella realtà di tutti i giorni. Per scendere nello specifico, troviamo alquanto contraddittorio continuare a riempirsi la bocca di "sicilianità", come una sorta di prodotto immagine da esporre al giudizio del mondo, dando per scontato che questo debba essere, necessariamente, positivo, quando noi stessi bistrattiamo ciò che la Sicilia sia in grado di offrire al pubblico internazionale.

Perché, a dirla tutta, di questo orgoglio isolano, nello stesso programma di Taobuk 2018, quanto ne è contenuto realmente? I nomi internazionali di sicuro richiamo, la presenza delle eccellenze del cinema, l’onnipresente dibattito sul cibo che, chissà perché, non deve mancare mai quando si parla di cultura, il fenomeno delle fake news che, a nostro modesto parere, sembra la scoperta dell’acqua calda quando si prova a distrarre l’attenzione pubblica, già narcotizzata dalle comunicazioni in mano dei social network.

Abbiamo provato a porre anche noi una domanda ai relatori, ma purtroppo, forse la mancanza di tempo o la distrazione dell’organizzazione, ci ha tolto l’occasione di farlo in quella occasione. La rigiriamo attraverso le nostre pagine, con la disponibilità di riceverne la risposta. Avremmo chiesto, fino a che punto un evento di tale portata internazionale, che avrebbe potuto essere una vetrina ideale per i talenti della scrittura siciliana, madre rivendicata più volte dell’intera produzione letteraria italiana, possa considerarsi un’occasione persa per proporre al pubblico i nuovi nomi della scrittura isolana?

Ci rimane un dubbio legittimo sul mondo letterario siciliano, lo ribadiamo, più consono a rappresentare la vera rivoluzione culturale della nostra indole a essere sempre "nemo profeta in patria", il dubbio che gli addetti ai lavori che abbiamo ascoltato durante la conferenza stampa di sabato, siano realmente aggiornati e documentati sulle novità letterarie siciliane, senza passare obbligatoriamente dai grandi nomi dell’editoria italiana, più propensi a investire risorse economiche su prodotti di sicuro realizzo provenienti fuori confine.



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