Le Pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo, di Daniela Padoan
(Bompiani, pp. 423, euro 9,50) da’ voce alle Madri e ad alcuni sopravissuti
che testimoniano cio’ che accade negli anni della dittatura militare argentina. Recensione di Claudio Tognonato (il Manifesto, 16 giugno 2005).
Difficile dire quando inizia una storia, "la storia". In questo caso diremo
che la storia delle Madri di Piazza di Maggio inizia all’alba del 24 marzo
1976 quando la Giunta militare, capeggiata da Jorge Videla, mise in atto
cio’ che sei mesi prima aveva pubblicamente promesso. Anche per questo il
colpo di stato non sorprese nessuno. Anzi, alcuni furono finalmente appagati
da una stupida attesa. Non sarebbero stati delusi: si apriva quel giorno la
pagina piu’ nera della storia argentina. "Alle due di notte, fecero
irruzione nel nostro padiglione le Forze congiunte dell’Esercito,
Gendarmeria penitenziaria e Polizia provinciale - racconta Julian Monteros,
all’epoca detenuto nel carcere di Tucuman - Quella notte fu la piu’ lunga
della mia vita. Ci picchiarono fino all’alba e chi cadeva moriva. Tutta la
notte fino alle otto del mattino, continuarono a colpirci dicendo che era
finita la democrazia, che eravamo morti... quella notte passammo dalla
categoria di prigionieri politici a desaparecidos... a partire da quel
giorno fummo torturati in ogni momento, mattino, giorno, sera e notte". Era
quel 24 marzo 1976 e nessuno poteva immaginare cio’ che sarebbe accaduto.
*
Le Pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo, di Daniela Padoan
(Bompiani, pp. 423, euro 9,50) da’ voce alle Madri e ad alcuni sopravissuti
che testimoniano cio’ che accade negli anni della dittatura militare
argentina (1976-’83). Il libro e’ un insieme di frammenti di vita raccolti
in conversazioni tra l’autrice e le Madri, svolte durante un lasso di cinque
anni. Tra di loro non poteva mancare Hebe de Bonafini, storica presidente
dell’Associazione, che all’epoca era una semplice mamma, donna di casa,
senza eccessive preoccupazioni politiche. Ora dopo la scomparsa dei suoi
figli descrive con freddezza le ragioni strutturali che hanno scatenato il
golpe. L’obiettivo della sistematica repressione era quello di imporre "un
piano economico spaventoso, grazie al quale alcune persone sarebbero
diventate immensamente ricche, e milioni e milioni enormemente poveri.
All’inizio non capivamo cosa c’entrasse questo con la scomparsa dei nostri
figli, ma poi abbiamo capito che, per applicare quel piano, era necessario
far scomparire tre generazioni". Quel piano economico di cui parla Hebe de
Bonafini e’ quello che, dopo essere collaudato in Cile e in Argentina,
sarebbe stato adottato come modello di sviluppo dal Fondo monetario
internazionale. Le Madri sanno che i loro figli sono stati fatti scomparire
perche’ il progetto neoliberista fosse messo alla prova.
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Se visitate l’Argentina, a Buenos Aires non vi scordate di andare in Piazza
di Maggio, magari un giovedi’, magari alle 15,30. Si’, saranno li’. Come
sempre sono state da quando i loro figli, mariti, fratelli sono svaniti nel
nulla inghiottiti tra le ombre della notte. Sono li’ e non le troverete mai
ferme, le troverete che girano intorno all’obelisco con il loro fazzoletto
bianco in testa. Sono anziane, sono diventate anziane su questa piazza.
Alcune sono morte, ma non crediate d’incappare in un gruppo penoso di donne
invecchiate che si lamentano del loro tragico destino. Le Madri di Piazza di
Maggio hanno gli occhi asciutti, forse prosciugati dal tempo. Sono piene di
orgoglio, di un disperato amore mai appagato, di un desiderio di giustizia
che e’ diventato quello dei loro figli desaparecidos.
Non erano pazze. Erano state battezzate Las locas de Plaza de Mayo dalla
dittatura, perche’ davanti alla loro richiesta il falso cristianesimo dei
militari si sentiva a disaggio. Chiedevano semplicemente dove sono. Adonde
estan? ripetevano e ripetono, senza mai rassegnarsi. Non erano pazze, erano
piuttosto la coscienza critica, la coscienza dolente, l’unica voce che
raccoglieva e denunciava l’orrore di cio’ che accadeva in quegli anni. Non
potevano restare zitte e non potevano stare ferme. E’ stato loro proibito di
rimanere davanti alla Casa Rosada, sede del governo. Allora si sono messe a
camminare in cerchio, in una fila infinita, senza soluzione di continuita’.
Questa presenza continua ha sollevato rispetto e ammirazione in tutto il
mondo. Ogni volta che arrivano a una manifestazione la gente applaude e
canta Madres de la Plaza el pueblo las abraza dandogli il benvenuto. La
Piazza e’ diventata la loro piazza e se oggi e’ possibile pensare al
recupero etico del paese e’ grazie alla loro costanza. I militari hanno
voluto far scomparire un’intera generazione, hanno torturato e ucciso
migliaia di persone e hanno occultato i loro corpi. Non solo non volevano
lasciare tracce dei loro crimini, volevano anche distruggere il passato,
annullare la storia, annientare ogni progetto di futuro.
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Le Madri di Piazza di Maggio sono state uno scoglio che i militari non hanno
mai superato. Una presenza permanente, puntuale, che metteva in evidenza con
le fotografie ingiallite e consumate dei loro cari appese al collo che non
erano desaparecidos, che erano e sarebbero rimasti li’ per sempre. Sono
state piu’ volte caricate dalla polizia, arrestate e perfino tre di loro si
sono aggiunte al destino dei loro figli e sono diventate desaparecidas.
Nulla e’ riuscito a fermarle, la loro intransigenza e’ stata determinante,
le loro richieste limpide fondono la politica e la vita. Forse questa e’ la
novita’ di un’esperienza come quella delle madri. Scrive Daniela Padoan
nella postfazione: "Non hanno scelto cio’ che si e’ abbattuto su di loro, ma
ne hanno assunto la responsabilita’, trasformandola in scelta etica, in un
non poter essere altrimenti". Hanno sfidato con i loro corpi la peggiore
delle dittature, non potevano fermarsi: "cio’ che sentivano era,
innanzitutto, l’inconciliabilita’ tra il loro aver dato la vita e
l’accettare la morte; e una furia indomabile, che non concede nulla al
carnefice, non una lacrima, non una implorazione".
Oggi, per alcuni versi, la storia e’ cambiata. L’attuale presidente
argentino Nestor Kirchner, nel suo primo discorso alle Nazione Unite ha
voluto schierarsi e si e’ dichiarato: "figlio delle Madri di Piazza di
Maggio". L’Esma (Escuela de Mecanica de la Marina Argentina), il famigerato
campo di concentramento della dittatura da dove partivano i prigionieri che
sarebbero stati gettati vivi in mezzo al mare, e’ ora un Museo della
Memoria. Dei desaparecidos pero’ non si sa nulla. Da allora sono scomparsi
per sempre. I militari, che avevano, e probabilmente hanno, un archivio
dettagliato delle persone che erano passate attraverso le loro strutture
(piu’ di 360 campi di concentramento in tutto il paese) non lo hanno mai
reso pubblico.
*
Oggi soltanto un centinaio di militari e’ agli arresti, ma presto i processi
saranno riaperti e in Argentina si torneranno a sentire le storie
dell’orrore. Senza la riapertura di questi processi non ci sara’ democrazia
che regga. Le Madri lo sanno da sempre, da quando hanno fatto proprio il
destino dei loro figli. "Rovesciando l’insulto di chi le chiamava pazze,
hanno imparato a contrapporsi al razionale, all’ordinato, al normato,
rivendicando la follia del nominare la verita’... Folle, per loro, e’ cio’
che e’ eccentrico, fuori dal centro stabilito del potere, e il loro essere
eccentriche - non piu’ sinonimo di confusione e disordine ma di anarchia e
inventiva - le fa sentire autorizzate a pensare e mettere in pratica altri
modi di cambiare il mondo". Sono loro le Madri di Piazza di Maggio, ma
sopratutto sono le degne madri dei desaparecidos, sono quelle donne che con
i loro corpi e la loro presenza hanno occupato il vuoto della loro assenza.
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 giugno 2005.
Claudio Tognonato, giornalista, sociologo, docente universitario, e’ nato a
Buenos Aires ed e’ vissuto in Argentina fino al ’76, quando ventiduenne e’
stato costretto a lasciare il paese dall’avvento della dittatura militare;
laureato in filosofia e sociologia, vive a Roma, collabora con l’Universita’
di Roma Tre e ritorna frequentemente in Argentina per i corsi di filosofia
che tiene all’Universita’ di Buenos Aires; scrive per "Il manifesto".
Daniela Padoan e’ una prestigiosa giornalista e saggista femminista. Dalla
bella rivista "Via Dogana" riprendiamo la seguente scheda di presentazione:
"Daniela Padoan collabora con la televisione e la stampa, in particolare con
"Il manifesto". Nel pensiero della differenza ha trovato un tassello
mancante, degli elementi in piu’ per la lettura di avvenimenti attuali e
storici come la vicenda delle Madres de la Plaza de Mayo ("la lotta politica
forse piu’ radicale di questi decenni"), o la Shoah, che Daniela ha
indagato, nel suo ultimo libro, attraverso tre conversazioni con donne
sopravvissute ad Auschwitz (Come una rana d’inverno, Bompiani, Milano
2004)". Opere di Daniela Padoan: Miti e leggende del mondo antico, Sansoni
scuola, Firenze 1996; Miti e leggende dei popoli del mondo, Sansoni scuola,
Firenze 1998; (a cura di), Un’eredita’ senza testamento, Quaderni di "Via
Dogana", Milano 2001; (a cura di), Il cuore nella scrittura. Poesie e
racconti delle Madres de Plaza de Mayo, Quaderni di "Via Dogana", Milano
2003; Come una rana d’inverno, Bompiani, Milano 2004; Le Pazze. Un incontro
con le Madri di Plaza de Mayo, Bompiani, Milano 2005]