Le Camere sciolte


Cinque anni di macerie
sabato 11 febbraio 2006, di Alberto Giovanni Biuso - 712 letture

Ciampi ha sciolto le Camere e si è chiusa oggi la XIV Legislatura repubblicana. Machiavelli ci ha insegnato che in politica contano poco o nulla i sentimenti, le sensazioni...e anche le parole, se non quale strumento diplomatico. E tuttavia una tristezza profonda invade quando si pensa agli ultimi anni di vita civile e politica in Italia.

Già in occasione delle elezioni vinte da Berlusconi nel 1994, il quotidiano Le Monde aveva parlato di una «stupefacente cavalcata populisto-mediatica, pilotata dal computer, plasmata dai sondaggi quotidiani». Anche questo sono stati i cinque anni di governo della coalizione preseduta da tale personaggio. Gli atti, le decisioni, le imposizioni, la confusione e lo squallore dei due governi che si sono succeduti nella Legislatura costituiscono la geometrica conseguenza, l’inevitabile effetto delle motivazioni per le quali quest’individuo ha creato il suo partito-clan: salvare la propria azienda -oberata all’inizio da 5.000 miliardi di debiti e oggi la più florida del Paese...- dal fallimento finanziario e se stesso dal carcere.

Ma il peggio è che il potere berlusconiano ha introdotto giorno dopo giorno, in un corpo sociale già di per sé malato di corruzione, il veleno sottile della prevaricazione, della menzogna, della volgarità. E forse è proprio per questo che Berlusconi è potuto diventare primo ministro: perché sintetizza in sé il peggio del carattere italiano. Quanto Piero Gobetti aveva detto del fascismo -«l’autobiografia della nazione»-, vale anche per il berlusconismo. È la ragione per cui esso sopravvive nonostante ogni sorta di errori, arroganze, interessi privatistici, nonostante l’evidente incapacità di porre argine ai problemi economici dell’Italia, nonostante l’abissale distanza fra le troppe parole e i risultati concretamente raggiunti. Queste sono le ragioni del lungo buio di indecenza e malgoverno che si stende sull’Italia e che non diminuisce a causa anche della debolezza dell’opposizione.

In ogni caso, il danno che un simile personaggio ha già fatto allo stato di diritto, alla cultura, alla libertà d’informazione e allo spirito critico, è enorme. Si rivelerà davvero tragica la situazione dell’Italia se la maggioranza dei cittadini darà ancora fiducia e potere a un progetto che Bobbio qualche anno fa chiamò col suo vero nome:

«Non ha precedenti in Paesi democraticamente più maturi del nostro una tendenza all’unificazione del potere politico col potere economico e col potere culturale attraverso il potentissimo strumento delle televisioni, incomparabilmente superiore a quello dei giornali che tuttavia furono chiamati il quarto potere, come quella che si intravede nel movimento di Forza Italia. L’unificazione dei tre poteri in un solo uomo o in un solo gruppo ha un nome ben noto nella teoria politica. Si chiama, come lo chiamava Montesquieu, dispotismo».

www.biuso.it

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