Lavoro liberato o liberi dal lavoro?

Come sta cambiando il lavoro all’inizio del nuovo millennio?
di Sergej - martedì 27 maggio 2003 - 9004 letture

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Lavoratori... prrr!
L’immagine del film "I Vitelloni" (1953) con Alberto Sordi rivolto agli operai.

Come sta cambiando il lavoro, all’inizio di questo millennio? In Italia e in Europa le politiche "liberiste" dei vari governi stanno sovvertendo in maniera radicale lo stato del lavoro e la tutela giuridica del lavoro in tutti i Paesi. Anche in Italia, dopo la conquista dello Statuto dei Lavoratori - punto di arriva delle lotte sociali contro le gabbie salariali e per la tutela della salute e dei lavoratori (si pensi ai morti di Avola e all’Autunno Caldo), si è cominciato a smantellare progressivamente l’organizzazione del lavoro, a partire dagli anni Ottanta.

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo.

Il Novecento ha conosciuto il lavoro di massa. Le grandi opere pubbliche, la fabbrica fordista. L’incubo di film come Metropolis di Fritz Lang o di Tempi Moderni di Chaplin. Poi, la grande scritta che campeggiava su uno dei più famosi lager dello sterminio nazista: "Arbeit macht Frei", il lavoro rende liberi. Nel 1953 una scena famosa de "I vitelloni" di Fellini, con un serafico Alberto Sordi che con gesto adeguato si rivolgeva a un gruppo di operai: "Lavoratori... Lavoratori della malta... PRRRRR!". Di contro, le raffigurazioni di parte avversa, la "grande proletaria s’è mossa" dell’immaginario marxista e anarchico, "Il quarto Stato" di Pelizza da Volpedo (1901).

All’inizio del nuovo millennio, il lavoro parcellizzato frutto della ristrutturazione del lavoro degli anni Ottanta e Novanta. Lo smantellamento delle grandi fabbriche. La terziarizzazione. Il lavoro nero e il lavoro in outsource. La delocalizzazione degli impianti dai paesi occidentali ai paesi asiatici.


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...e non è tutto!
19 maggio 2005, di : angryOpium |||||| Sito Web: leggi il mio post...

...il lavoro nobilita l’uomo?
    > I giusti gradini della società
    6 novembre 2005, di : raccoman

    Qualche anno fa dissi a un conoscente che avrei avuto intenzione di aprire una piccola attivita artigianale, semi-industriale, con discrete esigenze di manodopera.. lo dissi con entusiasmo, facendolo partecipe di quella eventuale fortuna.. Quello, mi ascoltò e poi rispose che in questo modo avrei "sfruttato" chi sarebbe venuto a lavorare. E’ incredibile la storta presa dalla società! Io non sono riuscito nell’opera, per problemi di capitali (penso succeda spesso), ma ci sono rimasto malissimo. Da allora ho capito che i vasi non comunicano.. Noi al sud siamo mafiosi in questo: Pensiamo che al nord nessuno lavori! Intanto chi intraprende un’attività, rischia i propri soldi, la propria posizione e la vita.. Chi inventa un’attività mette il proprio cervello a fare il mulo.. Non tutti hanno la capacità di essere competitivi. Eppure, si immagina pure una magia che ti fa spuntare tanti soldi! Il lavoro, è una conseguenza della guerra sociale.. non c’è modo di evitarlo sempre, oppure di sceglierne la tariffa.. Quando si lavora si deve star contenti, altrimenti c’è solo il suicidio. Il lavoro può far ammalare. Il lavoro è adatto alle persone giovani. C’è tutto un dire sull’età pensionabile.. per virtù dei più longevi, si portano i più deboli al sacrificio totale. Chi ragiona dimenticando queste cose, si vede non conosce il lavoro. Il progresso dovrebbe portare all’affrancamento dal lavoro eccessivo, anzi, dovrebbe creare una rendita in termini di comodità, da rendere l’intera società più longeva. Ma c’è il problema dei ricchi, che vorrebbero che tutti si esaudisse i loro desideri, dimenticando che l’accaparramento delle risorse economiche, corrisponde alla riduzione in schiavitù del prossimo. Anche chi ostacola il progresso della società fa lo stesso gioco, perchè ritarda l’organizzazione della medesima verso l’affrancamento alla fatica. Quindi è solo un gioco infantile, pretendere di consumare molto di più degli altri, è solo uno sfogo di violenza, è una forma di razzismo, mascherato da attegiamnti cinematografici. Ci sono invece quei ricchi che danno il lavoro, lo creano, creano ricchezza e beni per la società. Queste persone, non si sognano di essere dei narcisi. Quindi, chi sta con le regole, non deve temere di lavorare anche per gli altri. Forse pochi credono a quanto ho affermato, ma allora come organizzare la società? Senza il capitalismo dell’industria, sarebbe la fine! tutti saremmo premiati dal capitale, anche quelli che i soldi non sanno cosa sono. Non credo di parlare in termini di razzismo.. dico solo che chi sa la suonata è meglio che la insegni agli altri. Perchè far tacere le opportunità che solo alcuni hanno? Sarebbe lo spreco totale, la fine.