Sabato 12 aprile, tre morti sul lavoro mentre la Confindustria si lamenta della nuova legge perché troppa "sanzionatoria"
Sabato 12 aprile. Un giorno come tanti. Un po’ speciale perché è un giorno di vigilia elettorale, giorno, cosiddetto, di riflessione. La campagna elettorale è terminata in un crescendo di dichiarazioni che dimostrano l’importanza, forse, di riaprire i manicomi. Non si rivolti nella tomba Basaglia, ma non riesco proprio a trovare una definizione più consona alla campagna elettorale. Si è parlato di bolli d’auto, ma non della fame del mondo; si è parlato di citofoni, ma non dei senza casa; si è parlato di calcio, da Totti a Ronaldinho, ma non del conflitto d’interesse.
Sabato 12 aprile. Per alcuni non è un giorno come tutti gli altri. Per Saadane, Benjamin e Salvatore è un giorno peggiore degli altri. E’ sabato e molti sono andati a fare il fine settimana, altri sono a passeggiare. I tre, invece, sono andati a lavorare come facevano sempre, anche il sabato. E non sono più tornati a casa.
Saadane Hocine, 46 anni, algerino, due figli piccoli e la moglie a carico, è rimasto schiacciato orribilmente tra i rulli di un macchinario sul quale stava facendo manutenzione. La morte è avvenuta in una grossa azienda del mantovano che produce imballaggi alimentari e conta un centinaio di dipendenti.
Benjamin Florian Coste, di anni ne aveva solo 22. Muratore, è morto mentre eseguiva lavori di edilizia nello stabilimento Benetton di Castrette di Villorba, vicino a Treviso. Romeno, è caduto da 18 metri. Dipendente di una piccola azienda di edilizia, di Benjamin non si sa ancora se fosse regolare o meno.
In provincia di Parma, a Basilicagoiano, ha perso la vita Salvatore De Sanctis, 33 anni, edile schiacciato da una trave staccatasi dal soffitto durante lavori di ristrutturazione di un casolare. Da pochi giorni aveva compiuto 33 anni e lavorava nell’azienda edile del fratello.
Dal’inizio dell’anno, ci sono stati nel nostro Paese più di 300 morti, 301.244 infortuni e 7.531 invalidi. La media è di 1.376 morti sul lavoro ogni anno. Una strage e uno spreco di vite umane e di risorse, anche economiche, molto forte. Una strage, però, assente nel dibattito politico, anche se proprio in questi giorni è entrata in vigore la legge 123 che rappresenta senza dubbio un grande traguardo di civiltà. Ma le leggi, si sa, sono molto buone, alcune ben fatte. Poi, però, è necessaria la volontà politica di applicarle. I controlli, ad esempio, sono carenti con ispettori che, spesso, non hanno neppure la benzina per muoversi e spostarsi nei cantieri e non sono neppure in numero adeguato per coprire il territorio. La Confindustria ha criticato la legge perché, a loro dire, “si è persa un’occasione per un salto di qualità in quanto il testo è focalizzato su un sistema sanzionatorio, inasprito e confuso”.
Non sappiamo se “si è persa un’occasione per un salto di qualità”. Di certo sappiamo che Saadane, Benjamin e Salvatore hanno perso la vita e che il “salto” di Benjamin è stato di ben 18 metri. I padroni si preoccupano delle sanzioni che eventualmente potrebbero avere. Non dei lavoratori che muoiono in fabbriche e cantieri per una misera paga, spesso assunti in nero, nascosti quando arrivano gli ispettori del lavoro. Loro sono fatti così. I politici li coccolano, li mettono in lista in seggi sicuri, i loro redditi continuano ad aumentare e gli sembra uno spreco mettere in sicurezza gli ambienti di lavoro e vorrebbero non avere sanzioni quando succede qualche grave infortunio.
Saadam, Benjamin e Salvatore non hanno fatto in tempo a votare. Forse avrebbe votato solo Salvatore perché gli altri non avevano diritto di scegliere il governo di questo Paese. Loro erano stranieri e non avevano diritti. L’unico diritto era quello di morire sul lavoro.