Il Governo ha davvero ridotto il prezzo del latte in polvere la cui vendita è gestita in regime di "cartello" dalle case farmaceutiche private (leggi Netslé e simili)?
Latte in polvere. L’Italia vanta un prezzo, imposto dalle casa farmecutiche, che mediamente è doppio rispetto ai paesi europei. Basta varcare le vecchie frontiere italiane per trovare nei supermercati e nei negozi venduto normalmente ciò che nelle farmacie viene venduto a peso d’oro. Gli italiani si sa, fanno follie per i propri bambini, e questo le case farmeceutiche lo sanno. Il ministro Sirchia, in una delle polemiche para-estive dell’anno scorso è intervenuto pubblicizzando il grande accordo fatto con le case venditrici di latte in polvere che avrebbe dovuto imporre dei prezzi di vendita più bassi. E’ stato davvero così? Andando in una qualsiasi farmacia si direbbe proprio di no.
"Ovviamente", in regime di mercato libero, uno Stato nazionale può imporre ben poco ai "sacri diritti" del profitto delle aziende private. D’altra parte è bene che a essere incentivato sia l’allattamento naturale, il latte materno. Tuttavia è sempre imbarazzante la speculazione delle aziende private svolta sui minori e sui neonati. Né sempre è possibile per una neo-mamma allattare al seno il proprio bambino. Per questo, crediamo, resta immorale il comportamento delle case farmaceutiche che in Italia speculano su questa cosa delicata che è la vendita del latte in polvere per i neonati.
In allegato, un interessante documento sullo scontro parlamentare in atto, in Italia.
Camera Deputati - Allegato B
Seduta n. 563 del 20/12/2004
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA
PRESIDENZA
SARDELLI, NICOTRA, LAZZARI, COSENTINO, FERRO, FLORESTA, AMATO, SANZA,
RICCIOTTI,
TESTONI, ROMANI, CESARO e DELL’ANNA (Gruppo Forza Italia Camera
Deputati).
Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il costo del latte in polvere in Italia, dalla stalla al biberon,
aumenta
di almeno 16 volte, da 0.33 euro al litro a 5.5 euro al litro;
l’Antitrust nel 2000 aveva già accertato una intesa fra le maggiori
ditte
produttrici, finalizzata ad escludere dalla vendita di latte
artificiale
le strutture a grande distribuzione, limitandola alle sole farmacie;
trattandosi di un alimento e non di un farmaco non sussistono ragioni
perché
continui a perpetuarsi tale limitazione dei canali di vendita;
la spesa media per le 200.000 famiglie di neonati (anno) che usano
latte
artificiale è di circa 150 euro al mese;
tale elevato costo comporta per i nati nelle famiglie meno abbienti un
precoce
divezzo con insorgenza di patologie gastrointestinali ed allergiche, ed
aggravio dei costi sanitari per i successivi ricoveri;
per tale ragione il Ministero interrogato ha già convocato le aziende
produttrici
sollecitando un adeguamento del prezzo, ma ottenendo soltanto la esigua
riduzione del 10 per cento del costo da parte di alcune aziende
: se e quali ulteriori iniziative si intendano intraprendere a tutela
delle famiglie per garantire un costo europeo del latte «adattato»;
se non reputi opportuno sollecitare l’Antitrust la possibile
costituzione
di un oligopolio in violazione della normativa in materia di
concorrenza;
se non ritenga utile promuovere una campagna di corretta informazione
per
i consumatori al fine di far sapere che tutti i tipi di latte
«adattati»
rispettano nella loro composizione le indicazioni dell’OMS e pertanto
non
sussistono le ragioni per significative differenze di costo fra le
aziende
produttrici in Italia e quelle all’estero.
(4-11332)
Risposta. - In riferimento all’interrogazione in esame, si comunica
che,
già in data 15 aprile 2004, il Ministro della Salute, dopo numerosi
incontri
in merito alle problematiche concernenti il prezzo dei sostituti del
latte
materno, ha inviato una lettera alle industrie produttrici,
maggiormente
rappresentative del settore, rivolgendo l’invito a valutare la
possibilità
di avviare tutte le iniziative utili a ridurre significativamente i
prezzi
di tali prodotti.
Nel corso degli incontri presso il Ministero della Salute, le imprese
hanno
sostenuto che il motivo dei costi dei prodotti, sensibilmente più
elevati
in Italia, rispetto alla media europea, è riconducibile al livello di
consumo,
più basso in Italia rispetto a quello 2-3 volte superiore di altri
Paesi
europei.
La riduzione dei consumi, oltre al progressivo calo delle nascite, è
conseguente
al successo delle iniziative avviate in Italia per la promozione e la
tutela
dell’allattamento al seno.
Il risultato di tali incontri ha portato all’impegno da parte delle
ditte
produttrici di ridurre i prezzi di cessione dell’8-10 per cento, a
partire
dal mese di ottobre 2004.
Il Ministero della Salute, inoltre, nel luglio scorso ha attivato
un’indagine
conoscitiva per acquisire i prezzi di cessione praticati e poter
monitorare
l’effettiva riduzione. I dati sono stati valutati durante la riunione,
svoltasi
il 20 ottobre 2004, del Gruppo di lavoro sull’alimentazione dei
lattanti
e bambini, che ha acquisito anche le tabelle dei prezzi al consumo,
fornite
dal rappresentante delle associazioni dei consumatori.
Il Gruppo di lavoro interdisciplinare è stato istituito nel giugno
2004,
nell’ambito delle iniziative finalizzate alla promozione
dell’allattamento
al seno, con i seguenti obiettivi:
1) valutare la situazione italiana relativa all’alimentazione del
lattante
e del bambino, sulla scorta della linee guida elaborate dall’OMS;
2) disegnare un sistema di monitoraggio dell’allattamento al seno in
Italia
che, utilizzando metodi e definizioni standarilizzate, come indicato
dall’OMS,
fornisca dati comparabili tra le diverse Regioni, per stabilire la
reale
prevalenza e durata dell’allattamento al seno in Italia;
3) verificare periodicamente, tramite apposite metodiche, i prezzi dei
sostituti
del latte materno.
Va sottolineato che, in data 26 ottobre 2004, il Ministro della Salute
ha
convocato le imprese produttrici e l’Associazione di categoria, nonché
i
rappresentanti della distribuzione e delle farmacie pubbliche e
private;
hanno partecipato all’incontro anche i Presidenti della Società
Italiana
di Pediatria e della Federazione Italiana Medici Pediatri.
Successivamente all’incontro, l’organo politico ha richiesto al Nucleo
Carabinieri
dei NAS di svolgere un’indagine conoscitiva presso le farmacie e i
supermercati
delle grandi città per una verifica dei prezzi dei prodotti in
questione;
i risultati di tale verifica hanno costituito uno «spaccato» realistico
della situazione nel nostro Paese, utile per i successivi incontri
tecnici.
Su proposta del Ministro della Salute, inoltre, è stato Costituito un
Gruppo
di lavoro ristretto, per approfondire i diversi risvolti del problema e
formulare una proposta tecnicamente e concretamente valida.
A seguito delle riunioni, convocate in data 26 ottobre e 2 novembre
2004
dal Ministro della Salute, con tutti i soggetti imprenditoriali e
rappresentativi
del settore, è stato predisposto, al fine di regolamentare e ridurre il
prezzo del latte in polvere, uno schema di Regolamento, di concerto con
il Ministero delle Attività Produttive, che, modificando il Regolamento
6 aprile 1994, n. 500, di recepimento di direttive comunitarie in
materia
di sostituti del latte materno, ribadisce il divieto di ogni forma
pubblicitaria
degli alimenti per lattanti in occasione di convegni, congressi, stand
ed
esposizioni, negli studi medici e quello di distribuzione di campioni
gratuiti
o a basso prezzo alle donne incinte, alle madri, sia tramite il
Servizio
sanitario nazionale, sia tramite i medici e gli infermieri sanitari.
È fatto divieto, altresì, di ricorrere, tramite sponsorizzazioni e
contributi
economici, all’organizzazione e partecipazione a congressi, fatta
eccezione
per quelli proposti dalle società scientifiche accreditate e
autorizzati
dal Ministero della Salute, finalizzati a promuovere la vendita dei
prodotti
menzionati direttamente presso il consumatore nella fase del commercio
al
dettaglio.
Il Ministero della Salute si impegna a promuovere l’allattamento al
seno,
secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, e ad
intraprendere
campagne di informazione per la corretta alimentazione del lattante.
Anche
le Regioni e Province autonome dovranno promuovere e sostenere la
pratica
dell’allattamento al seno, con azioni mirate all’organizzazione degli
operatori
sanitari impegnati nell’assistenza al «percorso nascita», alla
realizzazione
di sistemi di monitoraggio e di contrasto di forme di pubblicità
occulta
dei prodotti sostituti del latte materno.
Viene introdotto, inoltre, l’obbligo, per le imprese, di comunicare il
listino
dei prezzi dei prodotti ai Ministeri della salute e delle attività
produttive.
Il provvedimento ha avuto il parere favorevole della Conferenza Stato
Regioni,
riunita in sede politica, e sarà inviato al Consiglio di Stato per il
successivo
iter di perfezionamento.
Il Sottosegretario di Stato per la salute: Cesare Cursi.