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La vita senza vizio, un albero senza fronde.

Per chi ancora non lo sapesse, ogni virtuoso che si rispetti ha un vizio! Se non è virtuoso, significa che non possiede nemmeno un vizio, ma soltanto virtù.
di Laura Giannini - giovedì 18 marzo 2004 - 8076 letture

Per chi ancora non lo sapesse, ogni virtuoso che si rispetti ha un vizio! Se non è virtuoso, significa che non possiede nemmeno un vizio, ma solo virtù. Il problema adesso è stabilire cosa sia effettivamente il vizio. La risposta sorge spontanea! Si cerca sul dizionario, strumento che da sempre ha la funzione di chiarificatore per le menti dubbiose e intorpidite. Quasi ogni vocabolario vede il vizio come un comportamento sbagliato, che "danneggia se stessi e gli altri"; come una condotta di vita immorale, in cui l’uomo si concede esclusivamente a ogni tipo di piacere, senza pensarci troppo; talvolta come un’anomalia di un organo, ma non è il caso che voglio trattare. Il vizio è sempre stato connesso alla natura umana, imperfetta e contradditoria: siamo viziosi perchè perennemente alla ricerca di una via di fuga, di un mezzo per poter sfuggire alla banalità quotidiana in cui non sempre ci ritroviamo o perchè lì, proprio in quel vizio, vediamo la soluzione temporanea dei nostri problemi. Dice Italo Svevo ne "La coscenza di Zeno":" Dopo accesi una sigaretta e mi sentii liberato dall’inquietudine ad onta che la febbre aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alla tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente. Finii tutta la sigaretta con l’accuratezza con cui si compie un voto. Adesso che sono qui, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale che forse mi aspettavo? Forse fu tale dubbio a tenermi legato a tale vizio perchè è un modo comodo di vivere quello di credersi grandi di una grandezza latente". Questo è ciò che afferma l’autore in un libro pubblicato nel 1923. Dice proprio la verità: se ci pensiamo bene come mai si diventa fumatori? Come mai anoressici o bulimici? Come mai alcoolisti o drogati? Chi ci dice di cominciare? La nostra voglia di farci vedere grandi agli occhi di un mondo, che occhi non ha per vedere, se non ciò che gli interessa di noi. Il fumo, come il rifiuto o l’esaltazione del cibo, come l’amore per le sostanze etiliche o stupefacenti, non sono vizi che si possono estirpare. Sono strumenti, vie con cui si esprime il proprio malessere, il proprio disagio, la propria voglia di auto- distruzione, che altri, invece, più discreti, più attenti a quello che pensa la gente, trovano vivendo una vita anche stressante, nutrendosi dei cibi più comuni, facendo uso di sostante dopanti e predilegendo corpi palestrati. Caprio espiatorio di ogni vizio è da sempre il fumo: il fumo genera il cancro, il male del secolo. Ma siamo proprio sicuri che ci sia soltanto la sigaretta a "farla da padrona" nella vita dell’uomo?, e soprattutto siamo proprio sicuri che vietando il fumo in ogni luogo, al chiuso, all’aperto, al parco, al cinema, ci sia la possibilità di estirpare questo "viziaccio"? Secondo me no: le persone si preoccuperanno poco del divieto, anzi penso proprio che, come nel caso di Zeno, sia la proibizione a stimolare il desiderio di nicotina. A quel punto non basteranno più le campagne di sensibilizzazione e di raccolta di fondi per le ricerche, nelle piazze, agli ospedali, negli ambulatori privati, in qualsiasi negozio: la gente vivrà sotto una completa anarchia, più di quella che è presente adesso. Un tarlo che mi assila piuttosto è perchè lo stato vieti il fumo se poi ne assume il monopolio? Perchè è vietato se molti giornali, una pagina sì e una no, non si fanno scrupoli di avere pubblicità di liquori, alcool, martini, campari, bacardi, di prodotti ipo e iper calorici, diet, vitasnella, come biscotti tuffati nel cioccolato? Ecco di questo mi sfugge la risposta, e poi nessuno ha riflettuto sul fatto che il vizio è connaturato alla natura umana: forse se si elima la sigaretta, un altro vizio, dotato delle stesse conseguenze, se non più gravi, prenderà il suo posto nella vita insicura e precaria dell’uomo. Pertanto, bisogna intervenire non sul vizio, ma sulla sua origine: è pressocchè impossibile far mangiare un’anoressica portandola di forza davanti a tavole imbandite, o togliere il cibo a una bulimica, mettendo il lucchetto al frigorifero, senza andare a indagare nel loro bagaglio personale, che le ha portate a vivere una vita che non è vita. E’impossibile nascondere le bottiglie di vino o di qualsiasi altra sostanza a un etilista, senza soffermarci un attimo sui suoi problemi di ansia e di angoscia.Andiamo oltre, non si prova neanche un po’ di dispiacere, di scrupolo, di pietà, verso tutti quei tossicodipendenti che vengono mandati in galera, senza alcuna possibilità di appello, perchè tanto la sentenza di "danneggiatori della società" è già stata decretata? Senza nemmeno cercare di capire qual è stato il dissesto psicologico che li ha indotti verso quella via sbagliata? Ogni esasperazione, ogni esaltazione è vizio. E’ vizio anche la vita: se noi non ci concediamo nemmeno un vizio, che uomini siamo? L’importante è che sia moderato, limitato e possibilmente non patologico. E come dice Francesco Guccini: "Cerco le notti e il fiasco/ se muoio rinasco finchè non finirà". O forse facciamo appello a una poesia: cosa dice Montale a proposito della vita? "Spesso il male di vivere ho incontrato/era il rigo strozzato che gorgoglia/era l’incatocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato/... ". La vita è dura e piena di dubbi, contraddizioni e paure mai risolte, riguardo alle quali il vizio, come il Carnevale, rappresenta un modo per affrontare, con un riso amaro e un po’sardonico, ciò che non si può evitare. Vita e comunque vita: chi ce l’ha concessa, ha permesso anche di trovare i modi, giusti o sbagliati che siano, per consumare fino in fondo ciò che l’esistenza ci concede. Dunque, il vizio è un mezzo per affrontare ciò che ci aspettiamo!


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> La vita senza vizio, un albero senza fronde.
20 settembre 2005, di : fat

bravo continua la tua battaglia.

a cojone!