L’autobiografia di Keith Richards pubblicata da Feltrinelli è un’imperdibile occasione per conoscere – da dietro le quinte – un mondo affascinante e ambiguo. Quello del rock.
Ecco…ci voleva l’autobiografia di Keith Richards per parlare in modo onesto e imparziale del rock e di tutte le cose che gli girano attorno. Fino ad oggi i libri a tematica rock hanno fallito risultando spesso noiosi. O si tratta del solito saggio biografico. Oppure di analisi fortemente ideologizzate. Quindi, ci rimaneva l’ascolto della musica e l’assistere a un concerto. Se si voleva conoscere il fenomeno. Raramente le parole riescono a farci comprendere il rock. Genere dove la musica e l’atto di suonarla in pubblico rimangono fondamentali e predominanti.
Solo un musicista – per di più leggenda vivente del rock – poteva colmare questa lacuna. Non poteva essere altrimenti. Keith Richards, con il suo “pard” Mick Jagger, ha contributo a creare il rock come noi lo conosciamo. Pertanto, si tratta di un libro molto ben accetto. Un libro che funge da specchio ove si riflette sia la vita privata che pubblica del celeberrimo chitarrista albionico.
“Life” ha un titolo geniale. “Life” per l’appunto. Parla semplicemente di vita. Di cos’altro vorremmo che si parlasse? E’ un’autobiografia molto, molto corposa. Pensate quasi 530 pagine! 530 pagine scritte in collaborazione con il giornalista americano James Fox. 530 pagine che sono un concentrato di vita senza precedenti. Ognuna di esse ci parla di Keith Richards nelle varie fasi della sua vita. Da bambino, da adolescente, da giovane promessa della scena rock inglese, da star affermata, da marito, da padre di famiglia. Insomma, da uomo del suo tempo. Di un tempo che ha visto lui in veste di assoluto protagonista.
E’ un’autobiografia che si legge con un tale piacere da rimanerci male quando si raggiunge l’ultima pagina. Nonostante il “corpus” abbondante, Keith Richards e James Fox hanno avuto la capacità di imbastire una prosa e dei contenuti in grado di farsi leggere senza problema. Fin dall’inizio si è rapiti, anzi calamitati o, per meglio dire, stregati dal tono volutamente modesto. Non aspettatevi che Keith Richards giochi al gradasso o al superbo. Dimostra una semplicità e affabilità che disorientano. Mai una parola fuori luogo. O una sparata. Oppure un prendersi troppo sul serio. Da lui rifugge qualsiasi tentativo di superiorità e superbia. Eppure ne avrebbe ben donde!
Non voglio parlarvi dei contenuti dell’autobiografia perché vi guasterei il piacere di leggerla e scoprire i mille e mille fatti, piccoli o grandi, che la costruiscono. “Life” non è un libro banale. Credo che sia il tipo giusto di progetto editoriale per tirare un bilancio delle leggendaria sequela storica dei Rolling Stones. Nel senso che non sono loro l’obiettivo principale di “Life”, ma se ne conosce di più leggendo questa autobiografia piuttosto che le decine di biografie pastrocchiate pubblicate da decenni. “Life” è un libro magico che racconta con il tipico “humour” inglese una consistente fetta del secolo breve. Dal punto di vista di un ragazzo che suona la chitarra.
Per maggiori informazioni: Keith Richards