La verità: prima vittima della guerra

Quotidiani e settimanali, chi sale e chi scende – Valzer di direttori nei quotidiani di destra – Torna il lusso

di Adriano Todaro - mercoledì 19 maggio 2021 - 999 letture

LA VERITÀ PRIMA VITTIMA ‒ Sabato scorso, 16 maggio, un bombardamento israeliano su Gaza ha distrutto un edificio che ospitava gli uffici dell’agenzia Associated Press e della tv Al Jazeera. Dentro il palazzo non c’erano persone, perché le autorità israeliane avevano avvertito che sarebbe stato attaccato. Le stesse autorità hanno motivato il bombardamento parlando di una presenza militare nell’edificio, che il suo proprietario ha smentito. Al Jazeera ha reagito con una dichiarazione in cui dice che l’obiettivo è impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro. L’Associated Press ha diffuso un comunicato in cui si definisce «sconvolta e inorridita». Il governo statunitense ha commentato chiedendo che la sicurezza dei mezzi di informazione sia garantita. Un inviato del presidente Joe Biden era arrivato in Israele per cercare di negoziare una tregua tra Gaza e Israele. Si è saputo che lo stesso Biden ha sentito il primo ministro israeliano Netanyahu, che gli ha assicurato che viene fatto «tutto il possibile per evitare di colpire persone non coinvolte». L’Unicef ha però comunicato che da lunedì sono stati uccisi 42 bambini, di cui 2 in Israele e 40 nella Striscia. Otto di loro erano in un campo profughi. Non è certo la prima volta che nelle guerre si tenta di fermare l’informazione. Basti ricordare il 26 aprile 1999 quando la Nato ‒ senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – aveva bombardato la sede della Tv serba a Belgrado. D’altronde, lo diceva anche Eschilo già attorno al 525 a.C: «La verità è la prima vittima della guerra».

QUOTIDIANI. CHI VENDE E CHI PERDE ‒ Sono usciti i dati riguardanti i quotidiani nel marzo 2021, a cura dell’Ads (Accertamento diffusione stampa). I dati riguardano la totale diffusione cartacea e digitale confrontandoli con i dati del marzo 2020. Il Corriere della Sera guadagna lo 0,48% arrivando a 258.062 copie. Repubblica perde ben il 5,36% passando da 178.820 copie a 169.242. La Gazzetta dello sport perde l’8,72%. Va bene l’Avvenire con + 4,87% (111.126 copie) ma il botto lo fanno Il Fatto Quotidiano (+ 26,16%) arrivando così a 56.566 copie e La Verità (+ 16,49%) per un totale di 29,452 copie. Anche il Giornale aumenta del 2,87% arrivando a 40.940 copie.

E I SETTIMANALI? ‒ Grazie a Sanremo, Tv Sorrisi e Canzoni si conferma il settimanale più diffuso in Italia. Tra cartaceo e digitale – rilevazione Ads (Accertamenti diffusione stampa) – il giornale edito da Mondadori a marzo 2021 ha diffuso in media 460.990 copie (a febbraio 453.372). Al secondo posto troviamo il Settimanale DiPiù (Cairo Editore) con 347.469 copie (346.903 copie a febbraio). E a chiudere il podio Telesette (edizioni Del Duca) con 303.265 copie (304.582 copie a febbraio). Trainato dal Corriere della Sera, al quarto posto troviamo Io Donna con 283.957 copie (286.468 copie a febbraio). Al quinto posto sale – anche qui grazie al traino de la RepubblicaIl Venerdì con 237.362 copie (237.397 a febbraio). Passa dal quinto al sesto posto Gente con 235.377 copie (237.616 copie a febbraio). Al settimo posto – risalendo dalla decima posizione – troviamo Vanity Fair con 218.541 copie (199.682 copie a febbraio). Sale dal nono all’ottavo posto anche L’Espresso con 206.681 copie (205.484 a febbraio, Panorama ne distribuisce 84.176 ed è stabile su febbraio). Scende invece dall’ottavo al nono posto Oggi con 205.400 (210.270 copie a febbraio). A chiudere la top ten un altro inserto de la Repubblica: D – La Repubblica delle donne con 198.632 (molte meno delle 211.877 copie di febbraio). Famiglia Cristiana, infine, si ferma ad una diffusione di 195.594 copie (198.654 copie a febbraio).

VALZER DI DIRETTORI ‒ Nei quotidiani della destra, la decisione di Alessandro Sallusti, dopo 12 anni, di abbandonare la guida de il Giornale, ha portato a una serie di spostamenti e assestamenti. Sallusti andrà, come risaputo, a dirigere Libero di proprietà della Tosinvest, la finanziaria del Gruppo Angelucci (ospedali e altro) che è anche editore di altre testate fra cui il Tempo. In un primo momento sembrava che Sallusti avrebbe dovuto dirigere, contemporaneamente, sia Libero che il Tempo. Poi la cosa è rientrata. In ballo anche il posto come sindaco di Milano. Se dovesse passare a Libero, questa testata si troverà così tre direttori (Sallusti, Feltri e Senaldi). In realtà Feltri è direttore editoriale cioè è quello che rappresenta la proprietà. Piero Senaldi è, invece, il direttore responsabile. Diversi i papabili al posto di Sallusti al Giornale cominciando da Paolo Liguori, Nicola Porro e Augusto Minzolini.

ALLEGRIA! DOPO IL COVID AVANZA IL LUSSO E SI TAGLIA ‒ Secondo Anna Wintour, la direttrice editoriale di Vogue che di recente è stata messa al timone di quasi tutti gli altri periodici del gruppo Condé Nast, con l’allentamento delle misure anti-Covid tornerà nel mondo l’appetito per le merci di lusso, addirittura «Stiamo per tornare a nuovi Anni Venti Ruggenti’», ha dichiarato la Wintour. A suffragio di questa tesi il fatto che ci sono state code davanti ai negozi di Gucci e Dior che hanno appena riaperto a Londra. «La gente è stata chiusa in casa per troppo tempo e ora vuole uscire e spendere. Vogliono viaggiare. Vogliono tornare a vestirsi», ha detto la “regina della moda” in una rara intervista. Secondo la Wintour – riporta l’Ansa – non si tratta di «essere all’antica» quanto piuttosto di «voler godere quel che la vita ha da offrire». Intanto che si attende il “lusso”, Condé Nast ha pensato bene di tagliare 26 unità del comparto italiano. Allegria! Direbbe la buonanima di Mike. Io, comunque, a Londra ci vado perché ho voglia di spendere. Voi che fate aspettate il prossimo taglio dei posti di lavoro?


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