Una proposta operativa al fine di ovviare al progressivo esaurimento dei finanziamenti statali che fino a qualche anno fa assicuravano lo sviluppo del territorio
Le recenti dinamiche economiche, politiche e sociali sia nazionali che internazionali hanno contributo a far riacquistare importanza a una categoria geografica che l’eccessivo peso dello stato centrale aveva sminuito di molto. Mi riferisco al territorio. Ossia a quella porzione di spazio che costituisce la base di riferimento per l’attività di un insieme di persone. Ritornando allo stato centrale è opportuno sottolineare due aspetti.
I. Ha sottoposto a tali sollecitazioni verticali il territorio da snaturarne le precipue caratteristiche impendendo di fatto un suo naturale sviluppo;
II. Sempre lo stato centrale non sembra più essere in grado di supportarne gli obiettivi di crescita per via della crisi che ne sta erodendo l’operatività con particolare gravità.
Per paradosso, la globalizzazione – alcuni parlano persino di continentalizzazione – ha riacceso i fari sul territorio dando vita a una dicotomia globalizzazione-territorio che appare destinata a diventare uno dei paradigmi su cui si costruirà il mondo del domani.
La sfida che il territorio dovrà recepire per il futuro è questa:
come assicurarsi concrete opportunità di finanziamento per destinarle al suo sviluppo visto l’accentuata incapacità degli stati centrali a valorizzarlo in maniera adeguata?
E’ un interrogativo che sta animando un dibattito, non certo accademico, a livello internazionale. La risposta – seppur fin troppo schematica – è la seguente:
il territorio dovrà trovare in sé le risorse per dotarsi di quei mezzi finanziari atti al suo sviluppo.
In un certo modo si ipotizza il ritorno – pur in uno scenario storico del tutto diverso – al Medio Evo. Allorquando, cioè, gli strumenti che dovevano assicurare la vita di una comunità erano rinvenuti all’interno del territorio dove si abitava. Anche se è d’uopo porre l’attenzione su un paio di dettagli.
I. Nel corso del Medio Evo i territori dialogavano fra di loro;
II. E’ auspicabile che i territori ai giorni d’oggi non mettano in campo dinamiche improntate al puro egoismo localistico.
I contorni della questione si cominciano a delineare.
I. Da un lato, si ha il territorio che necessita di finanziamenti per svilupparsi;
II. Dall’altro, le risorse finanziarie senza le quali un territorio è passibile di incanalarsi in un percorso di accentuato impoverimento.
Quindi, come far incontrare il territorio e i finanziamenti? Una proposta strategica è quella di certificare il territorio.
Cosa significa certificare un territorio? Significa sottoporlo a un audit che, secondo parametri di valutazione standard, delinei un profilo obiettivo del medesimo. Tale profilo diventerà un certificato di valutazione in base al quale il territorio dimostrerà di essere in possesso di tutti quegli elementi capaci di attrarre finanziamenti allogeni. E’ chiaro che più la valutazione sarà positiva quel territorio avrà maggiori possibilità di dotarsi di quegli strumenti finanziari propedeutici all’attivazione di progetti di sviluppo.
Abbiamo indicato le parole chiavi della certificazione territoriale. Esse sono: audit, parametri di valutazione, profilo, certificato, classe di valutazione. Cerchiamo di approfondire il discorso in riferimento ai succitati termini.
a. Audit
L’audit è l’insieme del procedimento che ha come scopo quello di fornire l’opportuna certificazione a un territorio “x”. Pertanto, è un insieme di step standard ad ordine progressivo. Lo step è una fase dell’azione di audit. Completata la quale si passa ad un’altra fase. Da qui la necessità di strutturare l’audit in un ordine progressivo ben definito e pianificato. Alla fine di un certo numero di step “1”, “2”, “3”, “4”, “5” e così via saremo in grado di certificare il territorio e rilasciare il relativo certificato. In generale l’audit consta di tre principi fondamentali: gli obiettivi, la quantificazione dei parametri e la valutazione. Capirete che un audit senza una chiara definizione dei suoi obiettivi non può esistere. L’audit per essere credibile ha da essere fondato su un impianto scientifico plausibile. Impianto scientifico basato su una riflessione sugli obiettivi del medesimo – audit – e sulla metodologia da seguire. Ossia l’elencazione rigorosa dei parametri mediante i quali si legge un territorio. Quando i parametri sono tutti quantificati e sottoposti ad analisi addiveniamo alla valutazione. Cioè a redigere la relazione finale che tratteggia lo stato dell’arte del territorio “x” e lo valuta.
b. Parametri di valutazione
Un territorio esprime dei dati mediante i quali è possibile leggerlo. Orbene questi dati costituiscono l’insieme dei parametri di valutazione che sono propedeutici alla valutazione. Come si fa valutazione se non si raccolgono prima i dati e li si sottopone in seguito a un procedimento di analisi? I dati possono essere infiniti. Eccone un elenco non definitivo e parziale:
I. Specificità economia del territorio;
II. Rapporto kilometri strade per kilometro quadrato;
III. Rapporto fra superficie urbanizzata e superficie non urbanizzata;
IV. Parametri ambientali;
V. Indice di dotazione di infrastrutture;
VI. Indice di occupazione/disoccupazione;
VII. Il reddito si forma da lavoro dipendente o autonomo?
VIII. Indicare la percentuale di territorio che ha sbocco a mare, che si trova in pianura, in collina e in montagna;
IX. Composizione della popolazione di un territorio “x”;
X. Indici demografici;
XI. Dotazione di beni artistici, archeologici, paesaggistici e ambientali;
XII. Numero di aziende attive;
XIII. Presenza di infrastrutture culturali;
XIV. Numero di dipendenti del comune;
XV. Presenza di infrastrutture di supporto all’attività economica;
XVI. Indice di esportazione di beni e servizi;
XVII. Relazioni con i comuni viciniori, con il resto della regione, con il resto del paese, con il resto dell’Europa e con il resto del mondo;
XVIII. Presenza di stranieri sul territorio;
XIX. Indice di scolarizzazione;
XX. Esistono strutture di formazione?
XXI. Dotazione di infrastrutture socio-sanitarie;
XXII. Dotazione di servizi pubblici;
XXIII. …
Questo potrebbe essere un esempio – da ordinare e organizzare – di parametri di valutazione di un territorio. Ogni parametro ci permetterà di leggere la realtà di una comunità. E di darne un’opportuna valutazione. Quando mi riferisco alla valutazione intendo dire che è necessario assegnare un rating valutativo ad ogni parametro. Il rating è una scala di valore che parte da una valutazione di scarso fino a quella di eccellente. Propenderei per un rating alfabetico così strutturato:
A = Scarso;
B = Insufficiente;
C = Sufficiente;
D = Buono;
E = Eccellente.
Dopo aver raccolto i dati ed averli valutati caso per caso si può benissimo passare alla fase successiva: quella di delineazione del profilo del territorio “x”.
c. Profilo
Funzione del profilo è di commentare i dati raccolti in riferimento ai parametri di valutazione analizzati in precedenza. Ma attenzione! Non siamo ancora alla fase di valutazione che giungerà in occasione della redazione del certificato. Infatti:
I. Il profilo assume la funzione di sintesi fotografica della realtà del territorio “x” sottoposto al processo di audit. Per certi versi ha il ruolo di rendere in bell’ordine i parametri di valutazione affinché chi li legge abbia la possibilità di farsi un’idea la più verosimile del territorio;
II. I parametri di valutazione e il profilo sono parte integrante del certificato di valutazione del territorio costituendone l’apposito prodromo metodologico.
A dirla tutta la funzione del profilo riveste un ruolo delicatissimo:
I. Rappresenta il momento precedente alla redazione del certificato di valutazione territoriale;
II. Permette di capire il senso del giudizio espresso nel certificato di valutazione.
Costituisce – in breve – la base scientifica al rilascio del certificato di valutazione del territorio “x”. Pertanto, la sua redazione è di importanza esiziale al fine di elaborare un corretto e plausibile certificato di valutazione.
d. Certificato di valutazione e classi di valutazioni
Il certificato di valutazione è il passo finale dell’audit. Che come abbiamo visto è un procedimento piuttosto complesso e lungo poiché parte dalla necessità di delineare un profilo scientifico del territorio “x”.
Come sarà dal punto formale questo certificato di valutazione territoriale? Ipotizzo una redazione che segue il seguente schema:
I. Il certificato di valutazione sarà rilasciato da un’apposita agenzia europea di valutazione territoriale. Ciò garantirà la sua imparzialità e fornirà l’opportuna validazione legale al medesimo;
II. Il certificato dovrà essere accompagnato da un codice identificativo, dalla data in cui si è svolto l’audit e dall’elenco dei responsabili che hanno stilato il succitato certificato;
III. Abbiamo già accennato al fato che ci sarà un sistema di rating per ogni voce riguardante i parametri di valutazione. Orbene sarà adottato il sistema di valutazione complessiva. Ad esempio se la maggior parte del rating è “A” allora il rating complessivo sarà “A”. Sarà possibile – anche – un rating bivalente allorquando il rating si concentra in maniera uniforme su due determinanti del rating. Infatti, se sono predominanti il rating “B” e “C” allora il rating complessivo sarà “B/C”;
IV. Come si determina il rating per ogni parametro di valutazione? Prendiamo ad esempio la voce “numero di aziende attive”. Si ipotizza che per una città di “x abitanti” ci sia una media di “y aziende attive”. Orbene tale dato dovrà essere confrontato con quello riguardante il territorio sottoposto all’audit. Se sarà maggior rispetto al parametro standard il rating per quel territorio sarà “D” o “E”. Se dovesse essere inferiore allora il rating assumerà un valore negativo;
V. Il certificato di valutazione di un territorio permetterà la competizione fra territori. Infatti, il territorio che avrà il migliore rating avrà certamente maggiori e fondate chance di attrarre i finanziamenti. Questo mi sembra un aspetto piuttosto chiaro e diamantino. A dirla tutta il succitato certificato comproverà - aspetto da non sottostimare - l’efficenza globale del territorio di riferimento;
VI. Inoltre, dovrà essere parte integrante di ogni richiesta di finanziamento (ad esempio, accensione mutuo o finanziamenti comunitari) oppure di qualsivoglia gara d’appalto;
VII. Infine, il certificato di valutazione avrà l’obbligo di quantificare il valore economico del territorio in modo da comprenderne la consistenza economica, finanziaria e patrimoniale.
In sede di conclusione emerge un dato molto determinante. Il territorio deve sentire come dovere cogente quello di promuoversi. Ciò è indice di un certo dinamismo. Dinamismo che è sempre più richiesto al territorio. Un territorio statico ha un solo orizzonte: l’impoverimento constante e deciso. Al contrario, un territorio che scommette su se stesso si apre al mondo ed accetta le sfide della globalizzazione. In questo modo assicura un avvenire ai propri abitanti. Il territorio si deve muovere – di conseguenza – su due versanti:
I. Mobilitazione delle risorse che esso ha a disposizione con l’obiettivo di finanziare i propri obiettivi strategici;
II. Aprirsi al resto del mondo perché è dall’interlocuzione con esso che il territorio si rende permeabile alle dinamiche della globalizzazione.
La sfida è delineata. Non è il momento di tirarsi indietro, bensì di osare. L’obiettivo finale ed ultimo è quello di assicurare un benessere diffuso e solido a chi abita il territorio. Questa è la buona politica a cui noi tutti dobbiamo tendere.