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La tragedia del popolo tibetano


C’è il tentativo di cancellare l’identità di un popolo. Nessuno vuole inimicarsi una potenza economica in piena espansione con cui si fanno proficui affari. In base a questi rapporti di forza il povero Tibet è destinato a soccombere.
martedì 18 marzo 2008, di Antonio Carollo - 1550 letture

Le rare immagini di privati che riescono a varcare il muro dell’oscuramento mediatico alzato dalle autorità cinesi ci mostrano la selvaggia violenza dei soldati sull’inerme folla dei manifestanti. Le ultime notizie ci parlano ormai di centinaia di morti, di assedi dei templi buddisti, di bestiali pestaggi anche di donne, vecchi, monaci. Il Dalai Lama parla di genocidio culturale, di distruzione di monasteri e santuari. C’è il tentativo di cancellare l’identità di un popolo attraverso la distruzione dei suoi beni culturali, la deportazione, la colonizzazione di gran parte del territorio. Un popolo illuminato da una saggezza millenaria, in possesso di un patrimonio di cultura e di civiltà tra i più antichi e più grandi dell’umanità, è sopraffatto e soffocato dall’espansionismo di una grande potenza, dimentica dei suoi stessi valori di civiltà. Il Dalai Lama, capo spirituale di un popolo mite e pacifico, non rivendica l’indipendenza dalla Cina ma l’autonomia legislativa e amministrativa e la difesa dell’identità e della cultura tibetane. La risposta è la repressione più feroce. In molti paesi stanno sorgendo movimenti spontanei in difesa della libertà del Tibet. Si susseguono le dichiarazioni dei governi per la fine delle violenze e l’apertura del dialogo. Sappiamo che non si andrà oltre. Non si arriverà al boicottaggio delle Olimpiadi del prossimo agosto o a qualche altra forma di sanzione internazionale. Ormai le economie dell’Occidente e della Cina sono interdipendenti. Nessuno vuole inimicarsi una potenza economica in piena espansione con cui si fanno proficui affari. In base a questi rapporti di forza il povero Tibet è destinato a soccombere. Ma le guerre non si combattono soltanto con le armi. Ci sono valori e principi che non possono calpestarsi senza una sollevazione delle coscienze delle popolazioni. Ai tibetani non deve mancare la calda solidarietà ideale, morale, ma anche materiale dei popoli liberi. Sicuramente non mancherà quella del popolo siciliano.

Tibet

Situato a nord dell’Himalaya, tra l’India e la Cina, il Tibet ha una superficie di 2,5 milioni di Kmq (cinque volte la Francia). La popolazione tibetana è attualmente stimata in 6,5 milioni di abitanti contro più di 7 milioni di coloni cinesi. Per secoli il Tibet è stato un paese unito, libero e indipendente, come attestato da ben tre risoluzioni approvate dalle Nazioni Unite nel 1959, 1961 e 1965, sfortunatamente rimaste lettera morta. E’ un paese incomparabile, ricco di una tradizione di saggezza millenaria meravigliosamente incarnata dal XIX Dalai Lama, la cui lotta non-violenta, che è anche quella di tutto un popolo, è stata premiata nel 1989 con il Premio Nobel per la pace. 1950, l’esercito cinese invade il Tibet e rapidamente se lo annette. Nel 1959 il Dalai Lama, prima autorità del paese, è costretto all’esilio. Non potendo far accettare alla popolazione il ritorno forzato alla "madre patria", le forze d’occupazione hanno commesso numerosi e orribili atti di barbarie. Gli ultimi anni sono stati segnati da continue offese al popolo tibetano e alla sua cultura. Si stima che circa 2 milioni di tibetani siano morti tra il 1950 e il 1980, in conseguenza dell’occupazione cinese. Nel corso della famigerata "rivoluzione culturale" (1966-1976), seimila templi, cioè la quasi totalità dei luoghi di culto e una miriade di tesori artistici sono stati distrutti. E la tragedia tibetana continua:

Migliaia di tibetani sono in carcere per reati di opinione

Lingua, religione (della quale il regime vorrebbe cancellare l’influenza), storia, cultura sono negate

Le donne subiscono un odioso controllo delle nascite fatto di sterilizzazioni forzate e aborti sino agli ultimi mesi

L’ambiente già saccheggiato è in pericolo: la deforestazione provoca inondazioni sempre più frequenti e sempre più devastanti, si estinguono numerose specie animali, lo sfruttamento dei terreni provoca la desertificazione di vaste aree

Malgrado il muro di silenzio eretto dalla Cina, sappiamo che in Tibet esistono molti siti di stoccaggio e di lancio di armi nucleari

La situazione economica è catastrofica: il livello di vita è tra i più bassi del mondo, tanto che ai coloni e ai soldati cinesi viene dato uno status privilegiato e grossi incentivi economici

Il trasferimento massiccio e initerrotto di coloni cinesi riduce i tibetani a essere sempre più minoranza nel proprio paese.

LA CINA IN TIBET: breve storia dello status del Tibet

Il Governo tibetano in esilio, guidato da Sua Santità il Dalai Lama,guida spirituale e Capo di Stato in esilio del Tibet, sostiene che il Tibet è stato sotto occupazione illegale cinese dal momento in cui la Cina lo ha invaso nel 1949-50. La storia dello Stato tibetano iniziò nel 127 a.C.; il paese così come noi lo conosciamo, fu unificato per la prima volta nel 7^ secolo d.C.; e fu una delle potenze maggiori dell’Asia. Un trattato formale di pace fra Cina e Tibet nel 821-823 definiva i confini tra i due paesi e assicurava: "i Tibetani vivranno felici nel Tibet e i Cinesi vivranno felici in Cina." Il Tibet ha mantenuto relazioni con tutte le nazioni confinanti: Mongolia, Cina, Manciuria, Nepal, India britannica, Russia e Unione Indiana. Dal 1911 al 1950 il Tibet riuscì ad evitare ogni indebita ingerenza straniera e si comportò sotto ogni riguardo come uno Stato del tutto indipendente. I rapporti con la Cina rimasero tesi. Nello sforzo di ridurre le tensioni cino-tibetane i Britannici convocarono una conferenza a tre nel 1913: La conferenza fu un insuccesso, e non riuscì a risolvere la divergenza tra Tibet e Cina. Il Tibet ha condotto le sue relazioni internazionali principalmente trattando con le missioni diplomatiche britannica, cinese, nepalese a Lhasa, ma anche attraverso delegazioni governative all’ estero. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Tibet rimase neutrale.

L’INVASIONE DEL TIBET. Il punto di svolta nella storia del Tibet fu nel 1949, quando l’ esercito di liberazione popolare della Cina per la prima volta entrò in Tibet.Dopo aver sconfitto il piccolo esercito tibetano, il governo Cinese nel 1951, impose al governo tibetano il cosiddetto accordo per la liberazione pacifica del Tibet. Essendo stato firmato sotto costrizione, l’accordo, in base al diritto internazionale, non era valido. La presenza di 40.000 soldati nel Tibet, la minaccia della occupazione immediata di Lhasa e la prospettiva della cancellazione totale dello Stato tibetano, non lasciavano molte scelte ai tibetani. In conseguenza di una aperta resistenza Tibetana all’ occupazione cinese ci fu un aumento della repressione cinese, comprendente la distruzione di edifici religiosi e l’arresto di monaci e di altri leaders di comunità. Nel 1959 i moti popolari culminarono in dimostrazioni di massa a Lhasa.La Cina rispose uccidendo 87.000 tibetani. Nel 1963 il Dalai Lama ha promulgato una Costituzione per un Tibet Democratico, che è stata applicata con successo, per quanto possibile, dal Governo in esilio. Nel Tibet la persecuzione religiosa, le gravi violazioni dei diritti umani, la distruzione sistematica degli edifici religiosi e storici da parte delle autorità occupanti non sono riuscite a soffocare la volontà del popolo tibetano di resistere alla distruzione della propria identità nazionale. Nel corso dei suoi 2000 anni di storia il Tibet ha subìto qualche influenza straniera solo per brevi periodi: pochi paesi oggi indipendenti possono vantare un primato così importante. Molti paesi nel corso dei dibattiti all’O.N.U. hanno fatto dichiarazioni di riconoscimento dello status indipendente del Tibet. Dal punto di vista giuridico a tutta’ oggi il Tibet non ha perso il suo essere Stato. Si tratta di un paese indipendente sotto una occupazione illegale. Il Governo cinese non ha mai sostenuto di aver acquisito la sovranità sul Tibet in base ad una conquista. La Cina infatti riconosce che l’uso della minaccia della forza, l’imposizione di un trattato iniquo o la persistente occupazione illegale di un paese, non possono mai garantire ad un invasore il titolo legale sul territorio. Le sue pretese si basano soltanto su una supposta sottomissione del Tibet ad alcuni dei più potenti governanti stranieri della Cina nel 13^ e 18^ secolo.

LA DISTRUZIONE ECOLOGICA DEL TIBET. La presenza coloniale della Cina in Tibet sta provocando un disastro ecologico: la politica di sfruttamento del territorio che ha portato lo sconvolgimento ecologico di vaste aree del Paese delle Nevi distruggendo il patrimonio naturale.Numerosi testimoni oculari hanno detto che i grandi branchi di antilopi, gazzelle, asini selvatici, yak e pecore allo stato brado che esistevano prima della "liberazione" del Tibet, sono scomparsi. Nonostante questo ai turisti occidentali disposti a pagare somme considerevoli è permesso di cacciare. Le autorità di occupazione cinesi hanno messo in opera, dagli anni cinquanta a oggi, un progetto di capillare deforestazione del manto boschivo che ricopriva intere zone del Tibet. Ovviamente i "frutti" di questa dissennata politica di deforestazione vengono goduti solo da Pechino, e nulla rimane ai tibetani.

Centro culturale tibetano SHERAB LING Associazione per la preservazione della tradizione Mahayana Via Fose - 36063 Marostica (Vi)

Telefono 0424-592339 segreteria tel. 0424-470473

Rispondere all'articolo - Ci sono 2 contributi al forum. - Policy sui Forum -
La tragedia del popolo tibetano
20 marzo 2008, di : Mariotto

La Cina oltre l’inumana gestione dei lavoratori punta molto sulla censura. L’informazione è libertà e il governo cinese non vuole che il loro popolo sia libero. I più i Tibetani non si sentono e non sono parte del popolo cinese. Ovvio che le Olimpiadi si faranno ma spero almeno che tutta la gente civile che sarà li sia tra l’organizzazione che tra il pubblico, non perda l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa barbaria.
La tragedia del popolo tibetano
1 aprile 2008 |||||| Sito Web: http://www.art-carreras.com

Il popolo cinese non è libero ed ancor meno lo è quello tibetano. Secondo voi può servire boicottare i prodotti cinesi? ... io lo farò.
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