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La strage di Haiti


Martedì 11 Gennaio 2010 viene devastata da un terremoto di magnitudo 7, che sembra essere il più potente da circa un secolo, localizzato a circa 10 miglia(15 KM) a sud ovest dalla Capitale Port-au-Prince.
mercoledì 20 gennaio 2010, di cirignotta - 1449 letture

Haiti, piccola Nazione dell’America del Sud situata nel mar dei Caraibi, già colonia francese. Il suo territorio copre la parte occidentale dell’isola di Hispaniola, confina a est con la Repubblica Dominicana. Un paese povero costituito da 1.700.000 abitanti (dati 2001) dove la popolazione vive ai limiti della sopravvivenza e dove il reddito pro capite è bassissimo.

Una nazione stravolta anche dalle rivolte popolari che diventa indipendente nel 1825, ma che ancora oggi è al centro di una rivolta, iniziata nel 2004. Colpita dall’uragano Jeanne nello stesso anno, l’11 Gennaio 2010 viene devastata da un terremoto di magnitudo 7, che sembra essere il più potente da circa un secolo, localizzato a circa 10 miglia (15 KM) a sud ovest dalla Capitale Port-au-Prince.

Le conseguenze sono inimmaginabili, una vera catastrofe che si è abbattuta sulla già critica povertà del paese, crollate intere linee elettriche ed edifici anche di nuova costruzione specie nella capitale. Le vittime raggiungono circa 1/3 della popolazione si parla infatti di circa 500.000 persone morte.

La strage assume anche questa volta le vesti di una tragedia annunciata. 5 scienziati nel 2008 nella 18° conferenza Geologica dei Caraibi, svoltasi a Santo Domingo, avevano dichiarato in un documento comune il grave rischio di terremoti in una zona a sud dell’isola oggi sede dell’epicentro sismico, detta Enriquillo-Piantaggine falda Garden.

A lanciare l’allarme fu Paul Mann, uno scienziato che condusse i suoi studi presso l’istituto di geofisica dell’Università del Texas. Gli stessi avevano anche evidenziato che un’altra zona a rischio è la valle del Cibao, localizzata a nord della repubblica Domenicana.

Tutta la zona comunque è ad alto rischio sismico perché qui si muovono in maniera orizzontale due placche tettoniche che hanno il loro punto d’impatto sia nella faglia di San Andrea in California, sia nell’isola di Hispaniola. I movimenti tettonici spesso originano gli tsunami, come quello avvenuto nel 1946 vicino all’isola di Hispaniola che distrusse le case di oltre 20.000 abitanti.

L’intera zona, quindi, merita particolare attenzione e come in molte altre parti del mondo (vedi Italia), avviare una politica di prevenzione, partendo da una più oculata edilizia antisismica, metterebbe al sicuro le popolazioni.

Intanto molte nazioni mondiali stanno inviando aiuti umanitari, tra i primi gli Stati Uniti con navi e mezzi di terra per portare soccorsi sanitari alla popolazione colpita dal sisma. La macchina solidale è partita in maniera massiccia e l’Onu, già presente ad Haiti dal 2004 con il suo contingente di pace, ha avviato insieme all’Unicef, la Fao ed altre organizzazioni mondiali, il suo intervento economico ed un rifugio ai superstiti.

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