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La storia della biga che sbagliò strada

Da Morgantina a Catania, e poi in elicottero... come i giornali hanno portato a spasso la diga sulle diverse testate.
di Sergej - venerdì 18 ottobre 2019 - 937 letture

Leggiamo il comunicato:

Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, alle prime ore del mattino 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Compagnia di Intervento Operativo del XII Reggimento “Sicilia”), hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania nei confronti di 17 soggetti, indagati a vario titolo, per essere autori di rapine, estorsioni, ricettazione e furti di opere antiche. L’attività di indagine, condotta dai militari della Stazione di San Giovanni la Punta dal 2018 al 2019 e coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, trae origine da una rapina che fruttò oltre 17.000 Euro commessa il giorno 16 aprile 2018 all’interno di un centro scommesse Snai di San Giovanni la Punta.

Le operazioni, effettuate mediante attività tecniche e dinamiche, consentivano di sgominare una vera e propria banda bene organizzata, di consolidata esperienza criminale ed elevata pericolosità sociale, dedita a furti e rapine nelle provincie di Catania, Enna e Siracusa. I componenti del gruppo pianificavano i reati, la maggior parte dei quali rimasti tentati grazie al monitoraggio costante del gruppo criminale da parte dei Carabinieri e l’acume investigativo degli inquirenti. L’attività investigativa inoltre ha consentito di recuperare, in due fasi temporali diverse, le componenti dell’antica biga bronzea di Morgantina, del valore stimato di 1.500.000 Euro.

E’ emerso infatti che il monumento, trafugato nel cimitero monumentale di Catania nel mese di giugno del 2017, è stato sottratto con una corale azione criminale che ha addirittura previsto l’utilizzo di un elicottero per asportarlo dalla sua sede, una cappella gentilizia, nonostante il notevole peso di circa 1.000 chilogrammi e, quindi, adagiarlo su un camion per il successivo trasporto.

La successiva identificazione degli autori del furto e di coloro i quali ne hanno gestito l’occultamento e l’intermediazione per la vendita, ha consentito l’individuazione del potenziale acquirente di nazionalità tedesca, il cui attento monitoraggio ha permesso ai militari di scoprire l’esatta ubicazione dei luoghi dove l’opera di inestimabile valore storico, artistico e culturale era occultata.

Nel particolare, infatti, la “carrozza” è stata rinvenuta all’interno di un garage ubicato nel comune di Aci Catena, di proprietà di un appartenente al gruppo criminale, mentre i “due cavalli” all’interno di una camera segreta completamente murata, ricavata all’interno di un locale di una villa privata ubicata nel comune di Piazza Armerina (EN), in uso ad un noto antiquario del luogo.

Grazie all’attività svolta, inoltre, è stato possibile porre un freno al crescente fenomeno dei furti e rapine ai danni di attività commerciali da parte del gruppo criminale e di individuare, tra gli altri, un dipendente infedele di una delle banche, il Monte dei Paschi di Siena, nonché di un sorvegliante del cimitero monumentale di Catania, in relazione al furto della biga di Morgantina [1].

In altre parole:

1) una famiglia gentilizia (di cui non si fa il nome) aveva sul tetto della cappella di famiglia, nel cimitero di Catania, un reperto archeologico proveniente da Morgantina: biga con cavalli in bronzo da mille chili. (Che ci faceva lì? aveva sbagliato strada?);

2) una banda di catanesi decide il furto e lo fa con un’operazione da film americano: l’uso di un elicottero nel cimitero di Catania, la deposizione dell’opera su un camion;

3) l’opera viene divisa in due, e la banda si prepara a venderne i pezzi a un collezionista (tedesco);

4) le Forze dell’Ordine intervengono nel corso di un’indagine per altre cose e inciampano su questa faccenda.

No, non siamo in un film hollywoodiano, siamo a Catania. Tra San Giovanni La Punta e Aci Catena. A noi verrebbero in mente un migliaio di interrogativi, ci limitiamo allo stupore incredulo per come la realtà possa superare ogni più fervida immaginazione.


Altre info

Catania, l’incredibile furto della Biga di Morgantina che nessuno ha mai denunciato [2].

Si può rubare una biga in bronzo da una tonnellata? Sì, se hai un elicottero [3].

La scultura, chiamata “biga di Morgantina”, dal nome del sito archeologico in cui era stata scoperta alla fine dell’Ottocento, risale al 450 a.C. e si trovava in cima alla volta della cappella della famiglia Sollima del cimitero monumentale di Catania [4].

L’operazione con l’elicottero nel cimitero di Catania sarebbe stata "realizzata con un complice interno al cimitero" [5].

Il collezionista tedesco era pronto a pagare 1 milione e mezzo di euro [6]. Seguendo lui i militari dell’Arma hanno scoperto l’esatta ubicazione dei luoghi dove l’opera era stata nascosta dopo essere stata "divisa" [7].

Il gruppo criminale dalla vendita dell’opera bronzea sperava di potere realizzare due milioni di euro [8].

Della scomparsa della Biga si era occupato tempo fa anche il programma televisivo “Chi l’ha visto” dopo la denuncia di un cittadino di Aidone che aveva informato del clamoroso furto [9].

La biga bronzea ellenistica unica al mondo di Glaucas, bronzista di Egina, isola della Grecia, sarebbe stata donata a Gerone 2°, tiranno di Morgantina, che qui regnò nel 3° sec. a.C. [10] La preziosa biga, che mostra due cavalli al galoppo con criniera al vento, con dietro un cocchio interamente decorato a rilievo, è stata scoperta da Salvatore Cosentino di Mirabella Imbaccari, scrittore 85enne che al suo attivo ha 34 libri, che tanto studio e ricerche ha dedicato alla preziosa opera. Cosentino, che attende la pubblicazione di uno studio inedito sull’intera storia della Biga, racconta che venne a conoscenza della biga tramite lo scienziato di chirurgia plastica siculo-americano prof. Joseph Caltagirone, di origine aidonese, che, negli anni ’50, contribuì, con i suoi finanziamenti, alla scoperta di Morgantina [11].

La vicenda della biga è avvolta da un alone di leggenda: sarebbe stata trovata nel suo terreno dell’Ennese da un possidente. Quando la figlia di quest’ultimo, sposata a un importate mercante d’arte di Catania, morì di parto, il marito fece erigere in suo onore una monumentale cappella, ponendovi sopra la biga [12].

Eppure di questo misterioso furto se ne sa ancora ben poco. E pare non ci sia traccia di denunce. In una intervista trovata nei nostri archivi l’allora dirigente dei servizi cimiteriali ing. Fabrizio D’Emilio (ricordiamo che parliamo di soli due anni fa) disse: «A noi non risulta un furto recente e tantomeno di quella portata. Nè il nostro personale nè i vigili urbani ci hanno saputo riferire ancora nulla in merito. Pensiamo si tratti di qualcosa avvenuta molto tempo fa, molto difficile da chiarire. E qualunque indagine - continua - presuppone il fissare un momento preciso dal quale partire. Tuttavia - concluse il dirigente, anche in riferimento alla segnalazione - se c’è qualcuno che ha prove documentate e datate sulla presenza e sulla sparizione del complesso bronzeo, si faccia avanti».

Cioè, scompare una scultura bronzea di dimensioni e peso imponenti dal cimitero monumentale e nessuno se ne accorge? A rendere noto il furto della grandiosa biga con cavalli annessi è stato un cittadino aidonese, Luigi Arena, dell’associazione Amici del Parco di Morgantina che ha informò l’Archeoclub di Aidone e le amministrazioni locali, compreso l’allora sindaco Enzo Bianco, che avrebbe fatto eseguire un sopralluogo dei vigili urbani.

Dell’incredibile furto della Biga si è occupata anche la trasmissione Chi l’ha visto? «Il custode del cimitero - raccontò Arena - mi ha riferito che la biga è stata trafugata meno di due mesi fa nel periodo in cui, nei pressi della cappella Sollima, si stavano realizzando dei lavori. Mi riferisce il custode che probabilmente nessuno ha sporto denuncia perché la cappella versa in stato d’abbandono. Purtroppo un probabile altro tesoro di Morgantina si è volatilizzato nel nulla».

Arena venne preso quasi per pazzo, la tesi di molti (compresi appunti i dirigenti del cimitero) era che la biga fosse stata trafugata ma all’incirca alla fine degli Anni ‘90, o all’inizio del decennio successivo quando la stagione delle predazioni al cimitero era al culmine anche perché era crollata parte del muro di recinzione permettendo così un facile accesso. Anche se svellere la pesante biga con cavalli - per di più con l’ausilio di un elicottero - deve essere stata operazione lunga e rumorosa difficilmente passata inosservata.

Ma al cimitero succedeva e succede di tutto. Sempre in quegli anni è stato asportato dalle cappelle nobiliari tutto ciò che era possibile [13].

Un furto che aveva fatto scalpore. Il furto dell’antica biga bronzea dalla cappella Sollima, scoperta nell’ottobre del 2017, aveva fatto scalpore a Catania. A dare l’allarme era stato Luigi Arena, un cittadino di Aidone, città nei pressi di Morgantina. L’allora sindaco di Catania, Enzo Bianco, aveva fatto eseguire un sopralluogo dalla Polizia urbana, che avevano dato il via alle indagini. Si scoprì così che la biga era scomparsa già da due mesi durante, si disse, lavori di rifacimento della cappella [14].

A denunciare la scomparsa era stato, tre mesi dopo, un visitatore del cimitero che faceva parte di un’associazione per la tutela dei beni archeologici del sito di Morgantina-Aidone. Si temeva che la biga fosse stata rubata per fonderla e recuperare il bronzo, invece era in mano a mercanti di opere d’arte pronta per essere venduta [15].

Si fanno i nomi degli arrestati, in tutto 17 [16], e si pubblicano le foto [17].


La statua è moderna, prodotta all’inizio del ‘900 dalla fonderia Chiurazzi. Era una copia della biga di marmo realizzata nel 1788 da Francesco Antonio Franzoni, che a sua volta aveva integrato due pezzi originali romani del I secolo d.C. (il cavallo di destra e la cassa).

La statua non proviene dal sito archeologico di Morgantina e non risale al 450 a.C., come alcuni media hanno scritto. «Se c‘è una cosa sicura al 100% è che non si tratta di un oggetto antico». Dario Palermo, professore ordinario di Archeologia classica dell’Università di Catania, non ha dubbi e aggiunge: «Una piccola riflessione sulla biga Sollima. Se non ci fosse stato qualcuno che avesse riempito giornali e mass media con la falsa notizia della provenienza da Morgantina e del suo enorme valore, forse starebbe ancora al suo posto. Bisogna riflettere prima di propagare notizie non verificate e facilmente smentibili. Ma si sa, a forza di ripetere una bugia essa assume i contorni della verità».

L’archeologo Orazio La Delfa, segretario regionale di SiciliAntica, spiega: «La biga in bronzo, probabile fusione dei primi del Novecento, è una copia ricavata da un calco del celebre gruppo assemblato dallo scultore Francesco Antonio Franzoni nel 1788 per i Musei Vaticani utilizzando pezzi antichi: la cassa, appartenuta a un carro votivo di età giulio-claudia, fu usata come cattedra episcopale nella chiesa di S. Marco a Roma. Dei due cavalli solo il cavallo di destra è antico mentre il sinistro e il resto degli oggetti fanno parte della ricostruzione del Franzoni». [18].

Aggiornamento: 21 ottobre 2019


[1] Il testo è quello pubblicato su RaiNews, ma l’evidente linguaggio burocratico sembra derivare da una comunicazione proveniente direttamente dagli uffici stampa dei Carabinieri di Catania

[2] Titolo dell’articolo su: La Sicilia online.

[3] Titolo dell’articolo su: La Stampa.

[4] Fonte: Il Post.

[5] Fonte: Ansa.

[6] Fonte: Il Post.

[7] Fonte: La Sicilia online.

[8] Fonte: Sole24ore.

[9] Fonte: Repubblica (Palermo).

[10] Su queste notizie storiche concorda anche Il Manifesto.

[11] Fonte: La Sicilia online.

[12] Fonte: GdS.

[13] Fonte: La Sicilia online.

[14] Fonte: GdS.

[15] Fonte: La Stampa.

[16] Vedi: CataniaToday.

[17] Vedi: Grand’Angolo Agrigento.

[18] vedi: Il Fatto storico.


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