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La solitudine del post-it giallo

Andando verso casa vedo ancora i sacchi di immondizia della sera prima, tra cui pende il sacco della lettiera sporca dei miei gatti. Mi dico che se neanche in periodo pre-elettorale la situazione migliora...

di Blanca - mercoledì 26 aprile 2023 - 1476 letture

Mi reco all’ufficio del turismo dopo aver ricevuto un invito a presentarmi. Immagino di cosa si tratta e vado nel primo pomeriggio. Entro e aspetto il mio turno. Prima di me due spagnole che cercano di farsi capire. Partono con l’inglese ma il signore dall’altra parte del banco fa una smorfia e le stoppa con una mano alzata. Nonostante ci sia accanto a lui un giovane con un cartellino al petto che mostra di aver capito, inizia a parlare in italiano ad alta voce, come se il problema fosse l’udito.

- Acitrezza! villaggio di pescatori? Esta?

- Sì ! Sì! Acitrezza! Acitrezza!

Le due si arrendono e vanno via rassegnate alla ricerca dei Malavoglia. Catania non è una città facile, devono aver continuato a pensare. Il tutto si era svolto senza l’ombra di un sorriso, tra volontà di essere disponibile e voglia di finire presto.

Sempre con un’espressione vacua, colorito cemento asciutto, tono non sgarbato ma senza un minimo accenno di gentilezza mi chiede cosa devo fare e mi dice di aspettare, in un salottino, il collega che era in pausa. Il giovane col cartellino sul petto nel frattempo era sparito. Siamo solo due, pffffiù! Dopo una decina di minuti in cui non era entrato nessuno mi avvisa di salire le scale e andare a destra.

- Su un post it giallo troverà scritto Turismo.

Salgo la ripida scala abbastanza di slancio ma appena arrivo su ecco una coda che non mi aspettavo. Cavolo! Tutte le poltrone occupate, tutti per i cazzi propri, nessuno parla. La porta con sopra il post-it è spalancata.

Sentiamo chiaramente i fatti di quella persona. Pazientemente il dipendente spiega i vari passaggi per regolarizzare la struttura. È entrato qualcuno che nel frattempo si è fatto le sue telefonate. Sono sprofondata sulla poltrona di pelle e ho pensato sollevata che c’è gente più incapace di me dopotutto e il tipo mantiene sempre la stessa pazienza. Ad un certo punto entra l’esercente del profumo degli agrumi e zagara, nome fittizio, concentrato di sicilianitudine figa che va tanto adesso. Non ha mai fatto una sola schedina e sembra preoccupata e implorante. Il dipendente mostra indulgenza e poco dopo esce cinguettante, la vita le è riapparsa bella! A quella dopo il paziente Mario, chiamiamolo così? No, si chiama proprio così, spiega di quanto in città sia tutto sotto controllo! E i cattivi ormai non sfuggano più a nessuno! Non è vero dice lei. Noi paghiamo sempre tutto, denunciamo tutto alla questura. Ma chi altro lo fa? Il 99% si intasca i soldi della tassa di soggiorno. Noi invece regolarizziamo sempre tutto. Ma a cosa serve? Mica la questura vi può fornire questi dati! Mica! Mica! Vero?

Spera tanto la risposta sia quella, tant’è vero che non aveva mai fatto una schedina neanche lei, e non si capiva perché. Finalmente entro, mi fa sedere accanto a lui, insiste. Mi metto in “modalità attenta al lupo” e tutto sommato va bene. Mario risponde anche a varie telefonate e ormai meccanicamente ripete le istruzioni. Se gli chiedono di ripetere sbuffa in un modo così lieve e bonario che chi è all’altro capo della conversazione neanche se ne rende conto e continua a tirare la corda giacché ogni tanto ha trovato qualcuno disponibile. Lo so adesso, perché una di queste sono stata pure io. Infine a me:

- Deve andare a palazzo degli elefanti a protocollate il bonifico, altrimenti non risulta.

Vado via di lì e trovo una macchina che mi chiude l’uscita e con dentro un vecchietto solo e nel posto del passeggero. Un altro a cui era bloccata l’auto già da un po’, dopo qualche civile minuto di conversazione, sale sull’auto e la sposta giusto per liberarci l’uscita.

Me ne vado ringraziando , imbocco la strada del porto e salgo la via di casa, costeggiata di immondizia e materassi sventrati. Trovo parcheggio dopo parecchi giri, perché un paio si erano messi in diagonale mezzo sul marciapiede, altri avevano i soliti vasi, stracolmi ormai di spazzatura.

Andando verso casa vedo ancora i sacchi di immondizia della sera prima, tra cui pende il sacco della lettiera sporca dei miei gatti. Mi dico che se neanche in periodo pre-elettorale la situazione migliora, vuol dire che siamo in mano ai soliti lupi senza che questi facciano un minimo sforzo. Anzi, qui in molti non la fanno la raccolta. Sebbene sia sempre più pieno di turisti disorientati col navigatore dei cellulari in mano. Chiudo la porta di casa alle mie spalle e decido di usarla quella tanto figata di pec e segnalerò al Comune il mancato ritiro. Cavolo a Maggio pagherò seicento euro di tari, devo venire a protocollare di presenza i bonifici che intanto ti arrivano, devo sperare in Mario del post-it giallo.

Catania non sei difficile, sei troppo calpestata! Nessuno ha cura di te.


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