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La situazione economico-politica nell’Est Europa


A cura della nostra corrispondente dalla Polonia Beata Barin Spirytulska / Katowice (PL)
mercoledì 22 dicembre 2010, di Emanuele G. - 367 letture

Durante i miei viaggi nell’est Europa, prima del ’90, ho incontrato persone povere, stanche, a volte disperate.

Da settanta anni vivono in costruzioni che non assomigliano a case.

Costruite dallo Stato, gli inquilini sono di solito in coabitazione, con persone sovente sconosciute.

Sono condomini-alveari, con la cucina ed i servizi usati a rotazione.

Gli anziani e gli invalidi vivono nell’indigenza.

I portatori di handicap “sopravvivono” abbandonati e sottoalimentati.

Lo Stato comunista ha aiutato fino a poco tempo fa, tutti i regimi dittatoriali sparsi per il mondo.

Ha sperperato un’infinità di risorse, a scapito della popolazione locale.

Il sangue di soldati innocenti e denari (del popolo) è stato buttato inutilmente per anni.

Popolazioni russe e dell’est Europa soffrono ancora oggi per la carenza di cibo.

I politici, comunisti opportunisti, hanno rubato per oltre 70 anni!

Milioni di privilegiati continuano ancora a vivere sulle spalle della povera gente.

In molti siamo stati costretti a lasciare la nostra amata terra.

Tanti altri ancora fuggiranno: il sistema è cambiato di poco.

Il contadino e l’operaio, nell’est, restano degli oppressi.

L’introduzione della proprietà privata avviene in modo anomalo.

L’ex dirigente politico rosso si sta convertendo al capitalismo.

Fa fallire le fabbriche statali, le riacquista poi a pochi soldi!

In questo modo ritorna di nuovo proprietario dei suoi stessi ex operai!

Questi devono accettare stipendi di fame, stare zitti, altrimenti sono licenziati.

Solidarnosh è stata soltanto una meteora: chi vi aderisce perde il posto.

Il prezzo dell’uscita dal comunismo non si realizzerà attraverso la svendita dell’industria e della terra, ma tramite una lenta educazione.

Molti sono incapaci di lavorare e produrre in proprio, non conoscendo il significato della parola “democrazia”.

Per tre quarti di secolo le anime di queste popolazioni sono state demolite.

Purtroppo, in occidente, questa realtà non è conosciuta.

Noi, nativi della zona d’Auschwitz, abbiamo subito deportazioni in Siberia per anni, prima dell’arrivo delle SS.

Queste ultime, terribili divise, avevano però la coerenza di non nascondere il loro fine.

I rossi, invece, predicavano (in occidente ancora oggi) il vangelo: milioni di nostri congiunti hanno fatto una morte terribile!

La fame, il freddo, i lavori forzati: queste sofferenze sono state tragiche.

La beffa: oggi, nelle ricorrenze, si ricordano sempre i sei milioni uccisi dalle SS.

Si dimenticano invece i 60 milioni trucidati dai comunisti!

Ancora: il simbolo dei torturatori di milioni d’innocenti, è tuttora sbandierato!

Quanto dolore alla vista di questa “bandiera” rossa con falcemartello: riaffiorano i ricordi dei congiunti trucidati a Katyn, i volti dei nonni deportati in Siberia, tutti morti tra indicibili sofferenze.

Buon Dio, perdona gli ignoranti della storia!

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