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La scomparsa di Enzo Nicotra

Il politico democristiano entra a pieno titolo nella storia di Lentini. Un testo di Ferdinanzo Leonzio scritto per Girodivite all’indomani della scomparsa di Enzo Nicotra.
di Ferdinando Leonzio - sabato 27 ottobre 2018 - 627 letture

Stavamo discorrendo, fermi sulla soglia di un noto bar cittadino, quando gli vennero festosamente incontro due suoi ex sodali dei vecchi tempi della DC. Nicotra allora si lasciò prendere dai ricordi delle sua lunga vita politica e cominciò a rievocare episodi e personaggi di quelle ormai mitiche vicende.

Ma i due, come purtroppo di questi tempi accade a molti, non ricordavano nulla di ciò. Non così io, da sempre interessato alla storia e alla microstoria cittadina, specialmente, anche se non solo, politica, che non esitai a tuffarmi assieme a loro nelle memorie del passato. Di ciò l´ “onorevole“ – come ormai tutti lo chiamavano – che da poco aveva letto il mio primo libro Una storia socialista [1], rimase piacevolmente colpito. Ne approfittai per spiattellargli in faccia la pensata che mi era venuta lì per lì.

"Enzo", gli dissi (da sempre ci davamo del tu), "saresti disposto a rilasciarmi una lunga intervista, da pubblicare in volume, attraverso la quale io possa ricostruire la tua carriera politica?"

Aderì con un certo compiacimento, con la sola condizione di rinviare la cosa alla imminente estate, che egli soleva trascorrere tra Lentini, in cui ufficialmente risiedeva, e la vicina casa al mare.

Le lunghe e numerose sedute, con tanto di registratore vicino, si svolsero in una specie di garage sotto casa sua, che egli aveva adibito ad archivio. Un archivio ricchissimo, di documenti e di fotografie, che da allora non ebbe più segreti per me, che democristiano non ero mai stato. Tanto che gli consigliai di donarlo alla Fondazione Sturzo. Egli allora apprezzò molto quel consiglio, ma forse non ha avuto il tempo e l´occasione per metterlo in pratica. Speriamo che lo facciano per lui la moglie e le figlie.

La concessione di questa totale libertà di „pescare“ in quel mare palpitante di storia mi rivelò un Nicotra aperto e democratico, assai diverso dal tipico ras democristiano, tutto dedito a destreggiarsi nel labirinto correntizio dello Scudo Crociato e a tessere delicate alchimie politiche.

In realtà io posso affermare che Nicotra si aprì politicamente col suo biografo [2] come davanti ad un confessore e che, attraverso l´incalzare delle domande, anche impietose, venne fuori un uomo e un politico più che degno di entrare nella storia cittadina, nella quale ha lasciato un segno che nessuno storico, attuale o futuro, potrà ignorare. La sua formazione politica era avvenuta nel bar, la cui gestione egli aveva ereditato dal padre prematuramente scomparso, ascoltando i discorsi e i dibattiti, spesso appassionati, ma sempre civili, fra gli illustri frequentatori di quello che era diventato una specie di club politico, in cui si confrontavano uomini come l´on. Ciccio Marino, l´on. Mario Strano, don Gaetano Giudice, uno dei tredici fondatori del locale PCI, il capitano Parisi, democristiano della „prima ora“, l´avv. Delfo Pupillo, colonna del socialismo „nenniano“ e il pretore Paglialunga, proveniente da Firenze, dove era stato vicinissimo alle posizioni socialmente assai avanzate del cattolico sindaco La Pira, pacifista conosciuto in tutto il mondo.

Fu proprio Paglialunga a influenzare la formazione politica dei giovani, fra cui Nicotra, come Nicola Di Stefano, Carlo Mugno, Cirino Di Mauro, che allora militavano nell’Azione cattolica, sapientemente costruita dal parroco della Chiesa Madre, mons. Francesco La Rosa.

Questa formazione per così dire „popolare“, nel senso di sensibile ai bisogni della gente, Nicotra non l´abbandonò mai, anche quando divenne un „potente“ e le tormentate vicissitudini correntizie, del resto sempre più scolorite ideologicamente, lo portarono a militare fra gli andreottiani prima e tra i demitiani di Rino Nicolosi poi.

Questo suo „popolarismo“ sociale era accompagnato da un vivo senso della concretezza, che gli faceva privilegiare il risultato piuttosto che le teorizzazioni di grande respiro ideologico. Concretezza che non fu mai discriminatoria: nel suo studio di avvocato, divenuto quasi una seconda sezione democristiana, entravano e uscivano personaggi di tutte le estrazioni politiche e sociali. Nicotra, nella sua ascesa politica e nella gestione del partito di cui divenne leader, non fu mai un capo incontrastato, come qualcuno allora credeva e forse ancora crede. Egli infatti dovette più volte scontrarsi prima con la vecchia guardia democristiana, che aveva i suoi esponenti più illustri nell´ avv. Vincenzo Bombaci, colui che aveva gettato le prime basi per la costruzione della DC lentinese, e nell´avv. Alessandro Tribulato, primo sindaco dc di Lentini, i quali avevano una visione per così dire più ideologica della politica.

Successivamente, tra scontri e incontri – sia chiaro, sempre rispettosi dell´altro- dovette sempre tener conto della forte minoranza guidata dall´avv. Salvatore Moncada, dal prof. Nino Guercio, dall´avv.Carlo Mugno, ecc. Per non parlare dei giovani emergenti di notevoli capacità come Salvatore Martines, Alberto Di Mari, Davide Battiato, Carmelo Russo. Ma Nicotra dovette sempre tener conto anche delle forti personalità a lui più vicine, come il rag. Pippo La Rocca, il giornalista-scrittore Gianni Cannone, l´avv. Giacomo Capizzi, il prof. Nino Mazzone, il rag. Roberto Addamo.

Il successo politico di Nicotra è comunque legato alla sua prima felicissima intuizione, che lo portò a contrastare l´impostazione tendenzialmente conservatrice che la DC degli inizi a Lentini si era data, attenta com´era a non cedere spazi alla destra qualunquista, liberale e missina.

Nicotra capì che un siffatto ruolo avrebbe condannato la DC ad essere eterna minoranza nella sua Città, in cui il proletariato aderiva entusticamente alla sinistra, soprattutto comunista, e alla CGIL da essa controllata. Egli si avvide dell´errore del partito comunista, dell´essersi cioè identificato quasi per intero col bracciantato agricolo, affamato di terra e di lavoro. Rivolse perciò la sua attenzione alle categorie di lavoratori. trascurate dalla sinistra, come gli artigiani [3] e i coltivatori diretti, divenuti sempre più numerosi in seguito alla riforma agraria, approvata dall´Assemblea Regionale Siciliana. Si batté anche, strenuamente, per i pescatori e i cacciatori che avevano perso il lavoro in seguito al prosciugamento del vecchio Biviere, perché fosse loro assegnata in compensazione parte delle terre prosciugate, rivelatesi poi fertilissime e che, trasformate in fiorenti agrumeti, spesso resero benestanti quelle categorie di lavoratori già precari.

Insomma, Nicotra non accettò di guidare un partito rappresentativo del solo ceto medio-alto, ma fece concorrenza al PCI sul suo stesso terreno, finendo per vincere quella lunga battaglia negli anni ´80, quando la forza elettorale della DC supererà quella del PCI.

E mentre cresceva il suo potere ed egli assumeva le varie presidenze, fino alla più prestigiosa, quella della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, non si lasciò mai prendere la mano da nessuna forma di alterigia. Un giorno mi chiese di accompagnarlo a comprare della frutta da portare nella sua casa di mare. Ne riempì interamente due borse, assai pesanti, che egli portò, una per mano, fino al punto della piazza centrale in cui era posteggiata la sua macchina. Istintivamente feci per prendere io una delle due borse, per alleviargli la fatica. Stranamente egli rifiutò il mio aiuto, facendomi capire che non voleva che si pensasse di me che ero qualcosa di diverso del suo biografo e amico.

La sua terza ed ultima candidatura alla Camera fu la più sofferta, in quando era subentrata la legge sulla preferenza unica, che perciò, correndo ognuno per sé, gli toglieva la possibilità di contrarre alleanze con altri candidati. Fu per lui una campagna durissima, dove ogni voto aveva un peso notevole. Proprio allora egli fu abbandonato da molti di quelli che gli dovevano qualcosa. Gli chiesi che cosa - dopo tanti anni – pensasse di costoro.

"Io perdono", mi disse, "ma non dimentico".

Ora sono gli altri che non devono dimenticare quell´uomo così attaccato alla sua terra. Al di là delle opinioni politiche di ciascuno, egli é stato un grande protagonista della storia contemporanea di Lentini, come lo furono Delfo Castro, Ciccio Marino, Otello Marilli, ai quali è stata intitolata una via cittadina.

Mi sembra giusto che il Comune faccia altrettanto per altri prestigiosi personaggi della scena politica lentinese come Nello Arena, Mario Strano ed ora Enzo Nicotra. Affinché non siano mai dimenticati.


Ferdinando Leonzio ha dedicato diverse pagine alla storia politica di Lentini, negli anni che hanno visto l’azione politica di Enzo Nicotra, via via pubblicate su Girodivite. Della scomparsa di Nicotra ne avevamo già dato notizia.


[1] Il libro, in edizione riveduta e corretta dall´autore, e corredato da un indice analitico dei nomi, é stato recentemente ristampato dalle Edizioni ZeroBook.

[2] La biografia politica di Enzo Nicotra è nel volume di Ferdinando Leonzio Intervista a Enzo Nicotra, che contiene anche la storia completa della DC lentinese e gli elenchi degli esponenti dello Scudo Crociato locale che ricoprirono cariche istituzionali o importanti ruoli nel partito.

[3] Diede impulso, assieme a Vittorio Chiaramonte, alla costituzione dell´Associazione Cristiana Artigiani, allora unica organizzazione della categoria presente a Lentini.


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