La sagra del peperoncino


Il potere comincia a preoccuparsi dopo il “sì” all’arresto di Papa che si dichiara “prigioniero politico”. Si preoccupano anche Tedesco e Penati e scende in campo il presidente Napolitano che giovedì dice una cosa e venerdì un’altra
mercoledì 27 luglio 2011, di Adriano Todaro - 469 letture

C’è una costante nella politica italiana che ha antiche radici, il gattopardismo cioè quella capacità di far finta di trasformare affinché nulla cambi. Pensavo a queste cose mentre leggevo i resoconti del "sì" alle manette per don Alfonso Papa. Un parlamentare, questo Papa, molto interessante: ex magistrato, amico della P4 di Bisignani, amico di potenti, amante di belle donne, case lussuose e macchine di lusso.

Leggevo i resoconti e mi dicevo che non era giusto, che il sacrificio di don Alfonso era troppo grande. Quasi mi sono commosso al suo intervento in Parlamento soprattutto quando si è rivolto ai figli e ha spiegato loro “perché questo fine settimana potrei non tornare a casa” e si è dichiarato “prigioniero politico”. Voglio proprio sperare che abbia spiegato bene ai figli del perché non tornerà a casa. Abbia parlato loro degli orologi d’oro avuto in regalo, delle Jaguard regalate a ragazze dalla dubbia professione, delle notti brave all’Olgettina, delle giornate passate a Ischia, degli aperitivi presi nel lussuoso e carissimo hotel De Russie, del perché è accusato di corruzione e rivelazione di segreto.

Don Alfonso però è buon cattolico. Prima d’intervenire in Parlamento, era andato a pregare nella chiesa di San Carlo. Ma il santo doveva essere distratto perché non l’ha aiutato per nulla. Allora ha gridato al complotto aiutato dalla moglie, Tiziana Rodà, che sarebbe voluta andare anche lei in galera. Woodcock, ha detto riferendosi al Pm dell’inchiesta, “venga a prendere anche me”. Una famiglia unita non c’è che dire, come si dice “nella buona e nella cattiva sorte”.

In realtà don Alfonso qualche ragione ce l’ha perché lo stesso giorno, al Senato, il Pd Alberto Tedesco si è salvato dagli arresti domiciliari. Accusato di concussione, Tedesco aveva dichiarato di voler essere arrestato, ma non è stato accontentato. Resta in Senato trasmigrando, con grande sacrificio, dal Pd al Gruppo Misto. Per tutta una serie di alchimie politiche l’esponente del Pd si è salvato mentre un altro esponente, Filippo Penati, era iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di aver preso 2 milioni di euro come tangente per un’area dismessa della Falck di Sesto San Giovanni. Una volta questa città, medaglia d’oro della Resistenza, era chiamata la “Stalingrado d’Italia”. Oggi, un’esponente di primo piano del Pd, finisce sul registro degli indagati. Naturalmente tutti si sono affrettati a dire di avere “assoluta fiducia nella magistratura” e che tutto sarà chiarito presto. Intanto Penati si è prima “autosospeso” da vice presidente della Regione Lombardia e poi si è dimesso dalle cariche di partito. Sì, perché questo Penati, un politico che in qualsiasi posto si presentava, faceva perdere il suo partito, era riuscito a diventare il vice del bieco Roberto Formigoni. Ma ricordo, anche, che il nostro Filippo, quando era a capo della Provincia, era diventato lo “sceriffo”, terrore di venditori ambulanti e cittadini stranieri. Del grande capitale, invece, non era certo il terrore e neppure di Comunione e Liberazione del sodale Formigoni.

Insomma, momenti difficili. I partiti sentono un tintinnare di monetine ma soprattutto di manette. Allora è necessario correre ai ripari e per farlo scende in campo non uno qualsiasi, ma addirittura il presidente della Repubblica. Uomo d’apparato, da sempre espressione dei partiti, quello che voleva confluire nel Psi di Craxi, dice la sua su tutte le vicende che hanno interessato personaggi politici.

Lo fa all’indomani del “sì” a Papa, dopo il salvataggio di Tedesco e le accuse a Penati, in previsione dei giudizi su Milanese, Romano, Verdini e i casi di esponenti legati al Pd e al Pdl implicati in alcuni scandali. Si rivolge ai magistrati invitandoli a evitare “condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro”, appunto fra magistratura e politica. E ne ha anche per le intercettazioni “cui non sempre si fa ricorso solo nei casi di assoluta indispensabilità per le specifiche indagini e delle quali viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso è privo di rilievo processuale”. Poi invita le toghe a non essere protagonisti e a “usare il massimo scrupolo nella valutazione degli elementi necessari per decidere l’apertura di un procedimento e, a maggior ragione, la richiesta o l’applicazione di misure cautelari”. Applausi bipartisan.

Io debbo essere molto tardo a comprendere le parole della politica. Pensavo di aver capito bene le parole del presidente della Repubblica e, invece, il giorno dopo, venerdì, oplà un cambiamento di rotta notevole. Napolitano ha negato di aver criticato i magistrati. Più semplicemente, ha dichiarato: “Ho richiamato a comportamenti che non offuschino la credibilità ed il prestigio dei magistrati e non indeboliscano l’efficacia dei loro interventi a tutela della legalità”. Applausi, anche questa volta, bipartisan. Qualcosa non mi torna. Se Napolitano andava bene venerdì com’è che va bene anche giovedì quando affermava cose completamente opposte?

Le carceri sono piene di persone che con un buon avvocato sarebbero fuori o agli arresti domiciliari, piene di persone che sono in quel posto solo perché non hanno potere o perché non hanno un pezzo di carta in tasca. In Parlamento sono circa 100 le persone che hanno guai con la giustizia e sono lì, da noi pagati profumatamente, per non andare in galera grazie all’immunità. Perché Napolitano non dice nulla su questo? Perché quando parla di legalità, non dice qualcosa anche a quei poliziotti che 10 anni fa, a Genova, hanno contravvenuto al loro giuramento costituzionale, hanno picchiato, violentato, ucciso, sono stati condannati ma promossi? E che dire del ministro dell’Interno, già condannato per resistenza a pubblico ufficiale che oggi fa usare sostanze proibite contro le popolazioni della Val di Susa? E intanto che c’è dica qualcosa anche a quegli esponenti di partito che usano gli elicotteri della protezione civile per partecipare alla “Sagra del peperoncino”.

Altro che spirito unitario come quando in Parlamento hanno votato, tutti d’accordo ̶ destra e sinistra ̶ la manovra economica. Questa, forse Napolitano non se ne rende conto, colpisce esclusivamente i poveri cristi. Napolitano non prenderà mai un mezzo pubblico, ma per i pendolari vedersi aumentare il biglietto del 50% è una mazzata terribile. Provi ad andare a fare la spesa ogni tanto e forse capirà cosa significa vivere con mille euro il mese.

Le mie però sono solo riflessioni “qualunquistiche” che, secondo Napolitano, bisogna arginare. Forse ha ragione. Io, però, ho in testa quello che ho letto sui giornali dopo il “sì” all’arresto di Papa. Il primo ad andarlo a confortare e a baciarlo è stato il senatore Renato Farina, quello che spiava i magistrati, l’agente Betulla. Ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento in un sequestro di persona. Radiato dall’Ordine dei giornalisti, oggi siede in Senato pagato anche da me che non ho mai preso neppure una multa. Io sono qualunquista, ma di grazia signor presidente, questi personaggi cosa sono?

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