In questo suo primo film hollywoodiano, Muccino narra una storia realmente accaduta, quella di Chris Gardner: infanzia difficile, padre alcolista, dopo una vita irta di difficoltà è diventato...
Titolo originale: The pursuit of happyness.
Regia: Gabriele Muccino.
Interpreti: Will Smith,Thandy Newton,Jaden Smith,Brian Howe.
Genere: Drammatico.
San Francisco, anni ’80. Chris Gardner (Will Smith) fa il rappresentante di scanner ossei ma non riesce a guadagnare abbastanza per mantenere la sua famiglia e si ritrova pieno di debiti. Sua moglie (Thandy Newton) lo lascia e lui dovrà badare a se stesso e a suo figlio. Chris si troverà
ad affrontare la fame e la miseria ma l’amore per il figlio e il desiderio di riscatto lo porteranno verso la felicità...
In questo suo primo film hollywoodiano, Muccino narra una storia realmente accaduta, quella di Chris Gardner: infanzia difficile, padre alcolista, dopo una vita irta di difficoltà è diventato proprietario di una StockBrokerage, una società di consulenza finanziaria. Passando dal ghetto nero di Milwaukee a Wall Street, oggi Gardner è un uomo ricco,ha scritto un libro autobiografico e, manco a dirlo, è stato eletto padre dell’anno.
Interpretato da Will Smith, alla cui recitazione il film deve molto, Gardner incarna alla perfezione il mito dell’uomo che si è fatto da sé e l’idea che in America c’è sempre una possibilità per tutti: sarà per questo che
la pellicola ha avuto un grandissimo successo negli Stati Uniti e d’altra parte il film,come dichiarato dallo stesso regista, è fatto in America e pensato per gli americani. In effetti ritroviamo poco del Muccino
de "L’ultimo bacio" o di "Ricordati di me", che ci aveva abituato a storie di relazioni difficili e crisi di coppia; la sensibilità europea del regista sta forse nell’ aver posto in risalto alcune contraddizioni del sistema americano: la storia è ambientata ai tempi di Reagan, quelli dell’edonismo, degli yuppies, del cubo di Rubik, dove tutto sembra funzionare mentre l’egoismo impera e mancano la solidarietà e il senso dell’amicizia: Muccino ci fa vedere centinaia di poveri in fila davanti alle case di ricovero, in attesa di un pasto caldo e un posto dove dormire, e non si tratta di attori ma di autentici senzatetto. Per queste scene una parte della critica ha paragonato il film al neorealismo, a Ladri di biciclette
di De Sica.
Nel film non mancano sentimentalismo e retorica tipici del cinema americano: il bambino, interpretato da Jaden Smith che è figlio di Will anche nella realtà, è un bambino modello, è
bello, simpatico, obbediente, paziente e anche nei momenti più difficili si rivolge a suo padre per dirgli quanto gli vuole bene; Will Smith è buono, ingenuo, instancabile. Va bene che il film si basa su una storia vera, ma i personaggi sono talmente perfetti da sembrare inverosimili e le scene girate apposta per farci commuovere sono tante. Anche i ricconi di Wall Street sono descritti come buoni, simpatici e disponibili e francamente si fa fatica a credere che siano davvero così.
La felicità, come disse il presidente Jefferson, è per gli americani un diritto inalienabile dell’uomo: il protagonista di questo film raggiunge la felicità quando viene assunto come broker e sa che comincerà a guadagnare soldi a palate, perché per lui le persone felici sono i ricchi che tante volte ha osservato quando era povero, desiderando di diventare come loro. E’ questo, dunque, il sogno americano? Il finale però è solo accennato, come a dire che ciò che conta è il percorso che si compie verso il traguardo, proteggendo i propri sogni senza mollare mai.