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La ragazza di Maria

La ragazza di Marsiglia / Maria Attanasio. - Palermo : Sellerio, 2018. - 386 p., [XIV], br. ; 17 cm. - (La memoria ; 1097). - ISBN 978-88-389-3777-4.
di Sergej - mercoledì 20 giugno 2018 - 1655 letture

Il ritratto dell’unica donna che partecipò all’impresa dei Mille: l’immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella, in un romanzo sulla libertà di pensiero.

Unica donna a partecipare all’impresa dei Mille, protagonista del Risorgimento, per vent’anni moglie di Francesco Crispi, Rosalia Montmasson fu fatta sparire dai libri e dalla memoria. Maria Attanasio ne ha seguito le tracce, scavato tra cronache e documenti, si è appassionata alla vita di questa donna dal temperamento straordinario, ribelle a ogni condizionamento e sudditanza. E ce la racconta in un romanzo sulla libertà di pensiero che è quasi una storia al femminile del Risorgimento.


Il romanzo storico di Maria Attanasio, edito da Sellerio, è tra i libri politici più importanti usciti quest’anno in Italia, tra i libri di letteratura più importanti del decennio. Invitiamo i nostri lettori ad acquistarlo e leggerlo. Abbiamo usato non a caso tre termini pesanti: “romanzo storico”, “libro politico”, “libro letterario” e “letteratura”. Qui diamo un semplice invito di lettura; più avanti ci sarà spazio per critici e analisti di italianista più avveduti per analisi più vaste di tipo saggistico su questo libro. Come ogni grande libro, è possibile leggerlo “a cipolla”, individuando di volta in volta nuovi aspetti e problematiche.

Sostrato politico. E’ il sangue del libro. Attualità (l’oggi), ciò che siamo storicamente (le diverse ere geologiche che abbiamo attraversato negli ultimi 60 anni e che ci hanno formato) giocano nel gioco degli specchi multipli con “la” storia altra e tutta ottocentesca del periodo che trapassa dal 1850 fino ad arrivare ai prodromi del nostro Novecento. Perché qui si parla di ruolo delle donne e femminismo, di Sinistra e rivolta, lotta per i diritti e contro le oppressioni, la povertà, la violenza di ricchi e possidenti, la giustizia e l’uso che le classi al potere ne fanno contro poveri e sulbarterni (in questi ascrivendo donne e “inferiori”). Il libro di Maria Attanasio è un libro altamente politico, rivendica l’etica della Sinistra compresa nel suo aspetto più umano e tenero: Rosalie vs il contraddittorio, furbastro, visionario, pasticcione Fransuà (Francesco Crispi). Il sangue è ciò che scorre dentro: ed è la verità, questa pulsione carsica che sbotta inaspettata attraverso le ribellioni periodiche che abbiamo conosciuto e che vengono sistematicamente represse.

Sostrato letterario. La finzione, ma anche l’uso consapevole del genere - il romanzo storico. E soprattutto la pelle che è volto e identità: la scrittura. Quella di Maria Attanasio anche qui, come nei romanzi e nelle opere precedenti è una grande qualità di scrittura. Lo stile (ironicamente, dacché in un momento comunque altro siamo e la nostra lingua parlata è altra) ottocentesco che qui fa scaturire asserzioni e pensieri, personaggi e paesaggi. Attanasio è una grande scrittrice anche perché ha saputo nelle sue varie opere, ogni volta, ricreare uno stile che dialogava con il “tempo” linguistico in cui ha ambientato le sue diverse opere. Non si tratta solo di mimesi linguistica.

Un romanzo pieno di riferimenti non solo a fatti (grandi e piccoli) storici, ma anche pieno di riferimenti letterari [1]. Questo non è un semplice pamphlet che rivendica la presenza dell’unica donna nella spedizione dei Mille e la storia della presenza femminile in quel contesto. Anche se solo fosse stato così dovremmo dire grazie a Maria Attanasio per aver tirato fuori dall’oblio della nostra interessata smemoratezza storica una figura come quella di Rosalie. Ma qui siamo in un testo che è “in più”: letteratura appunto, e letteratura di quella che raramente se ne fa in Italia. Una letteratura di tradizione, “siciliana”: perché scrittura che si arrovella attorno al problema del potere e della giustizia - cosa che lo storico Giuseppe Giarrizzo rivendicava come propria di questa nostra scrittura.

Una questione umana. “Restate umani” qualcuno invocava. La finzione narrativa, la letteratura, il mestiere di chi scrive - riesce a fare qualcosa di buono solo quando riesce a trasmettere l’umanità delle storie. La complessità tutta umana, per cui non esiste un bianco e un nero, né esiste il solo uniforme grigio. E’ quello che cercava di indicarci Sciascia. Umanità con tutte le complessità psicologiche che ognuno di noi si porta dentro (Pirandello), con tutta la complessità che il giornaliero scontro con la realtà ci fa diventare (Brancati), con gli abbagli e il gioco di specchi del nostro essere-nel-mondo (Enzo Consolo), le abitudini e le assenze (Sebastiano Addamo)...

Quello di Maria Attanasio è un libro che giunge come una boccata d’aria in questi tempi che stiamo vivendo, di regressione e smemorazione storica. Il revisionismo di matrice borbonica, tra i tanti revisionismi regressivi: qualcosa che mai avremmo pensato potesse tornare a esistere, ma che è riemerso assieme a tutti gli spettri e le larve del mondo reazionario del passato. Maria Attanasio ri-racconta la storia, e i nuovi elementi che porta servono ad arricchire quella storia - non a renderla più misera. A fornirci di nuovi occhi, non a renderci più ciechi.

«Qui le persone sono così felici / che nemmeno amano / sono realizzate non hanno bisogno / l’uno dell’altro nemmeno di dio / la mattina si siedono davanti alle loro case inondate di luce / e fino a sera aspettano la morte» (Agota Kristof)

Errori tipografici:

p. 121 tropo -> troppo

p. 234 Crispì -> Crispi


Sinossi

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Copertina del romanzo di Maria Attanasio, "La ragazza di Marsiglia"

Chi sfogliasse L’album dei Mille, galleria fotografica degli eroi dell’impresa garibaldina, al n. 338 troverebbe la foto di Rosalia Montmasson, l’unica donna che s’imbarcò alla volta della Sicilia. Chi era quest’oscurata protagonista del Risorgimento? Una ragazza che incontra e si innamora di un giovane rivoluzionario pieno di sé, e per amore lo segue in tutte le avventure fino a quando lui l’abbandona? Oppure un’intransigente repubblicana che si lega a un patriota, che alla fine ne tradisce gli ideali?

Per vent’anni Rosalia Montmasson fu moglie di Francesco Crispi, che seguì in tutti gli esili, condividendone azione e utopia, senza paura e senza riserve, facendosi cospiratrice e patriota al servizio della causa mazziniana. Si erano incontrati a Marsiglia: lui esule in fuga dalla Sicilia borbonica, lei lavandaia stiratrice che si era lasciata alle spalle l’asfittico paesino d’origine dell’Alta Savoia. Diventata mazziniana anche lei, entrò a poco a poco nella vita di riunioni e di azioni clandestine di lui, perfino le più rischiose e forse terroristiche, giungendo ad assumere un proprio ruolo, stimato anche da Mazzini.

Poi l’impresa garibaldina, l’Unità, e la svolta monarchica di Crispi. Le divergenze e i contrasti tra Francesco e Rosalia si accentuarono, ormai la ragazza di Marsiglia è solo un impiccio sentimentale e politico per lui, che nel 1878 – divenuto potente ministro – riuscì con cavilli formali e l’avallo di una compiacente magistratura a farsi annullare il matrimonio. Da quel momento, Rosalia Montmasson fu fatta sparire dalla vita di Crispi, dai libri, e dalla memoria collettiva, una totale rimozione dalla storia risorgimentale che si è protratta fino a oggi; a lei Maria Attanasio, in questo avvincente romanzo storico, restituisce voce e identità, recuperando anche una sommersa e avventurosa coralità di oscuri eroi.

Con un ritmo narrativo di inchiesta letteraria su una vicenda nascosta del Risorgimento, la scrittrice ne ha cercato le tracce, ripercorrendo i luoghi, scavando tra cronache e documenti, appassionandosi alla vita di questa donna dal temperamento straordinario, ribelle a ogni condizionamento e sudditanza. E ce la racconta in un romanzo sulla libertà di pensiero, che è quasi una storia al femminile sul processo unitario italiano: il ritratto in grande di una donna in grande, dipinta quale immagine del Risorgimento perduto, della sua parte sconfitta e più bella.


Un brano del romanzo

Restò a guardare svagatamente l’animazione di signore e serve, che chiuse in scialli o in informi mantelle, si accalcavano attorno alle bancarelle. Il passo sfrontato e il ciuffo di capelli ricci- che, per civetteria o distrazione, usciva prepotente da sotto un cappellino a cuffietta di una giovane donna – attrassero la sua attenzione. Come rispondendo a un muto richiamo la donna si voltò verso di lui, sostenendo a lungo, e senza imbarazzo, il suo sguardo, e sorridendogli ammiccante infine. Lei! L’aveva già incontrata, nell’ufficio passaporti di Marsiglia… Le era quasi caduto addosso, entrando; si era galantemente scusato, dicendole che quello scontro poteva diventare l’inizio di un incontro.

da: La ragazza di Marsiglia / di Maria Attanasio, Sellerio 2018.


Una recensione, di Martina Galuppo

Maria Attanasio in “La ragazza di Marsiglia”, recupera e rivaluta una figura storica ormai quasi del tutto dimenticata, quella di Rosalia Montmasson Crispi.

Siamo in pieno Risorgimento e la spedizione dei Mille è di là da venire quando il giovane Crispi incontra, per le strade di Marsiglia, un’affascinante fanciulla che lo attrae irrefrenabilmente. La ragazza è Rose Montmasson, nota come Rosalia, fuggita dalla Savoia e dal padre violento e approdata a Marsiglia, dove si mantiene grazie al lavoro di stiratrice. Di lì a poco tra i due inizierà una relazione passionale che alimenterà un altro fuoco che arde in entrambi, quello della rivoluzione. La coppia diventerà ben presto inseparabile a Londra, dove saranno intimi di Mazzini, a Parigi e a Malta, dove Rosalia, ormai moglie di Crispi, incontrerà altri esuli italiani e parteciperà alle riunioni incentrate sul comune obiettivo di costruire un’Italia unita.

Rosalia non è il tipo di donna che si adatta al ruolo di angelo del focolare, al contrario collabora mettendo in pericolo la sua stessa vita per consegnare messaggi, volantini e armi ai cospiratori, ed è una presenza così preziosa da ottenere da Giuseppe Garibaldi il permesso di partire, unica donna, con la spedizione dei Mille. Il ruolo che ricopre è principalmente quello di infermiera: a Calatafimi soccorrerà i rivoluzionari anche durante la battaglia, guadagnandosi il soprannome di “angelo di Calatafimi”. Il suo matrimonio con Crispi, però, non sarà sempre fervore rivoluzionario e passione, Rosalia sarà infatti costretta a subire le molte infedeltà del suo coniuge, i figli illegittimi e la relazione di lunga durata con Lina Barbagallo che spingerà Crispi, ormai uomo di governo, ad appigliarsi a ridicoli cavilli legali per invalidare l’unione con la sua prima moglie. Madame Crispi, da quel momento, vivrà una vita ritirata, dimenticata dall’Italia che lei stessa aveva contribuito a creare.

Nel corso del romanzo si rimane stupiti dalla tenacia della protagonista, poco incline a sottomettersi al volere altrui, men che meno a quello del marito, e si finisce per provare una forte indignazione per il trattamento riservatole in vita e l’oblio a cui è stata costretta nella morte.

Fonte: Parperback.it.

Altre recensioni trovate:

Chi è Rosalia Montmasson, ’La ragazza di Marsiglia’ del libro di Maria Attanasio / di Francesca Bonfanti, su: Libera Donna

Maria Attanasio e l’indissolubile rapporto tra la scrittura e l’appartenenza, di Omar Gelsomino, su Bianca magazine

Il 24 maggio 2018 è stato libro del giorno su Fahrenheit.

Una presentazione su Youtube.


L’autore

Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) collabora a riviste e giornali. Ha scritto poesie (Interni, 1979; Nero barocco nero, 1985; Eros e mente, 1996; Amnesia del movimento delle nuvole, 2003) e saggi. Con Sellerio ha pubblicato Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Piccole cronache di un secolo (1997, con Domenico Amoroso), Di Concetta e le sue donne (1999) Il falsario di Caltagirone (2007), Il condominio di Via della Notte (2013) e La ragazza di Marsiglia (2018).

La sua scheda su Antenati.


[1] La presenza di Giovannino, il personaggio non sviluppato da Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo; fino a Carlo Dossi l’autore delle Note azzurre. Ma si pensi al recupero della figura dello scultore Salvatore Grita; o del sacerdote Luigi Marchetti. Insomma: leggetevelo stò libro!


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