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La cronica crisi politica e la questione culturale.

«In sede politica, per tentare di raggiungere un minimo accordo di base, io consiglierei un metodo logico ad hoc: usare la Costituzione Italiana come uno specchio, sul quale fare riflettere il paese e vedere se la precisione di sovrapposizione è accettabile.»
di Gaetano Sgalambro - domenica 27 dicembre 2020 - 463 letture

Ripropongo uno scritto pubblicato nel 2011 sul mio sito “normalizziamolapolitica.com” (oggi chiuso) e riscritto su fb. il 26 dicembre del 2016.

Un processo profondo e grave, qual è quello della nostra crisi politica, che alligna in una società e che inarrestato si prolunga nel tempo, nonostante i suoi effetti negativi si estendano vieppiù sulla collettività, è l’indiscutibile prova che il sistema politico del paese non ha la capacità di produrre gli anticorpi per risolverlo. In questa particolare situazione antitetica di crisi cronica si trova l’Italia e ci si chiede: il suo nucleo centrale è di natura culturale o di natura antropologica? Se l’analizziamo un po’ più nel dettaglio, ci si accorge che paradossalmente essa è dovuta ad autoanticorpi generati dagli stessi partiti. Questi anticorpi consistono nelle loro prassi autarchiche che hanno aggredito e reso praticamente inattivo lo strumento costituzionale di ricambio democratico della classe parlamentare (in sede legislativa responsabile del tutto).

Infatti se, valendoci della narrazione dei media, volgiamo lo sguardo sulla società, che pure ne lamenta continuamente i guasti, dobbiamo registrare come da essa non emerga nessuna controreazione politica significativa, in linea per l’appunto con il senso strettamente democratico dei principi della Costituzione Italiana. Quasi che fosse non solo assuefatta alla “prassi dei partiti”, ma che la riconoscesse quale fonte autorevole e pregnante delle norme costitutive della repubblica. Una sorta di costituzione materialmente praticata e perciò viva e vera (“costituzione materiale”). A conferma di ciò si ha la diffusa convinzione che l’altra, la costituzione legittima, semmai fosse esistita, si sia estinta da sola.perché è mancata d’attuazioni concrete.

Da qui il tranquillo agire quotidiano della politica, sempre orientato dagli allotropici principi d’indirizzo dei partiti. Le loro mutevoli categorie, che stanno alla base dell’elaborazione di ogni loro progetto politico (fatto proprio in sede legislativa dalle diverse maggioranze e minoranze del parlamento), hanno supplito quelle della Costituzione sancita. E mentre quelle della Costituzione legittima impegnavano i partiti a sapere far fronte ai grandi bisogni del paese, quelli della costituzione materiale li hanno impegnati a fare fronte ai propri interessi di parte, riconosciuti prioritari rispetto a quelli dello Stato e del paese. Pertanto, quanto più i partiti si sono allontanati dalla prima prospettiva politica, tanto più si è rinsecchita la loro cultura riformatrice e tanto più i cittadini si sono allontanati da loro. Fenomeno quest’ultimo che progredendo ancora potrebbe esplodere in fenomeni sociali di forte conflittualità.

Ragion per cui occorre uscire dall’equivoco. In primis, dobbiamo riconoscere un dato di fatto incontrovertibile: oggi, tutti arbitrariamente parliamo e agiamo in nome dei principi della Costituzione Italiana, quando solo pochi l’hanno letta e capita; nello stesso tempo tutti disconosciamo che stiamo parlando e agendo entro la sfera della costituzione materiale o, se si vuole, entro le logiche della prassi imposta e consumata dai partiti. Entro di essa, in nome di una comune e nobile ragion di partito, tutto diviene lecito: occultare l’oggettività della situazione politica e reale, distorcerne impunemente le responsabilità o quant’altro è possibile fare in un paese dell’assurdo. E tutto questo si realizza sotto gli occhi che non vedono dei presidenti della repubblica, nel silenzio degli intellettuali e con la quiescenza dei media.

Il nucleo centrale della crisi del paese è proprio questo: la confusione culturale che non ci fa distinguere la costituzione materiale da quella legittimamente sancita. Eppure nella seconda sono indicati ai cittadini le ragioni e gli strumenti normativi con cui potersi tirare fuori dalla crisi politica posta dagli uomini dei partiti (o dalla loro prassi).

Ovviamente questa confusione non potrà essere sciolta dagli uomini dei partiti perché entrerebbero in contraddizione di principio, posto che ne avessero le risorse morali; non l’hanno voluto scioglierla gli intellettuali, perché sono quasi tutti schierati alle spalle dei partiti; lo dovrà fare quella parte ancora sana e critica della società civile. Dovrà districarsi in un’impenetrabile babele politico-democratica, dove tutti siamo ridotti ad attaccare tutti e ove è difficile instaurare un colloquio costruttivo e ponderato, sia a livello politico che interpersonale.

In sede politica, per tentare di raggiungere un minimo accordo di base, io consiglierei un metodo logico ad hoc: usarela Costituzione Italiana come uno specchio, sul quale fare riflettere il paese e vedere se la precisione di sovrapposizione è accettabile.


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