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La protesta dei sessantenni


Politicizzati, arrabbiati con i politici, tentati dalla voglia di fare da soli: sono questi i tre aspetti che caratterizzano il rapporto con la politica degli italiani over 60.
mercoledì 15 marzo 2006, di Vincenzo Raimondo Greco - 1116 letture

Politicizzati, arrabbiati con i politici, tentati dalla voglia di fare da soli: sono questi i tre aspetti che caratterizzano il rapporto con la politica degli italiani over 60. A renderlo noto è il “V Rapporto Censis-La Repubblica” sugli “anziani , la politica , le istituzioni”. In Italia è un esercito di oltre 14,5 milioni di persone che, nelle elezioni politiche di aprile 2006, rappresenta il 25% circa del corpo elettorale.

Sono i nostri genitori, coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le vicissitudini della guerra mondiale; la paura della guerra fredda; gli scontri ideologici e culturali tra destra e sinistra, il mitico sessantotto. Oltre l’86% delle persone con 60 anni e più ha dichiarato che alle prossime elezioni politiche si recherà senz’altro a votare, e di questi il 71,6% ha già maturato la propria decisione di voto.

Un bacino elettorale che non può essere trascurato; “Una forza d’urto imponente otenzialmente decisiva, che sta progressivamente costruendo- si legge nel Rapporto - un’identità sociale propria, a partire da bisogni e aspettative specifiche, che allo stato attuale è profondamente insoddisfatta delle risposte politico-istituzionali alle sfide dell’allungamento della vita”. La grande maggioranza di questo esercito, ossia il 63,2%, ha la percezione che la politica guardi alla terza età come a un peso, per i suoi effetti sui costi del welfare e per l’incidenza sulla spesa pubblica. La metà, il 50,7%, è favorevole ad una sorta di virata neocorporativa perché ritiene che solo impegnandosi direttamente in politica gli oltre quattordici milioni di voti di cui dispongono potrebbero finalmente contare; anche se un altro 11,6%, non vorrebbe affatto un “Partito degli Anziani”, e decisamente contrari a questo sono il 26,9%.

Una sorta di “tentazione neocorporativa” che, secondo i dati raccolti dal Censis, è più marcata “al Centro-Nord, tra i 60- 64enni (55,1%), tra i residenti nei Comuni più grandi, nelle persone con bassa scolarità e negli anziani con reddito intermedio tra 1.300 e 2.000 euro”. Un desiderio che, però, “non assume una colorazione socioeconomica precisa, ma che per la sua connotazione vagamente populista potrebbe trovare proprio in questo supporto socialmente indistinto un acceleratore significativo”.

Una ribellione alla politica italiana rappresentata da leader politici che, nel nostro Paese, sono, in genere, più anziani di quelli di altri Paesi europei. Di qui la sensazione di “un tradimento particolare” perché mentre si accusa la politica italiana d’essere troppo vecchia per “gli anziani l’età avanzata dei leader non produce benefici particolari, nemmeno sul piano dell’attenzione alle loro problematiche”.

Sono, quindi, pronti a sferrare l’ennesima battaglia per ottenere “più reddito e welfare di qualità” e per vivere in una “società capace di garantire maggiore sicurezza in tutti gli ambiti, fatta di solidarietà e coinvolgimento nella vita delle comunità locali ove si vive”. Questa marginalizzazione si sente, in minor misura, nei comuni più piccoli, dove la fa da padrone "il rapporto diretto che si instaura tra politici locali e base elettorale"; e dove c’è concreta "la possibilità di avere un rapporto ravvicinato", che consente di non "sentirsene esclusi o penalizzati rispetto ad altri gruppi sociali".

Gli anziani si dicono in netta maggioranza convinti che la propria vita negli ultimi cinque anni è, complessivamente, peggiorata. E’ questa, infatti, l’opinione di quasi il 62% delle persone con almeno 60 anni; con punte del 64,8% tra le donne, del 75,1% nel Centro Italia, del 72,3% fra i possessori di diploma media inferiore, di oltre il 72% fra le persone con bassi redditi, di oltre il 66% nelle famiglie con più di due componenti e del 77,4% nelle famiglie monogenitoriali.

Ma qual è la percezione che essi hanno di se stessi? Il 78,1% si definisce “sicuramente utile agli altri”; il 73,2% è “appagato da quello che ha già fatto nella vita”; il 68,1% si ritiene “libero di fare quello che desidera”; il 57,2% si considera “aperto a nuovi incontri, conoscenze, amicizie”; ed infine il 37,4% “impegnato e proiettato verso nuovi obiettivi e nuovi progetti”. Gli aspetti più negativi della condizione anziana condensano quote percentuali meno elevate di anziani intervistati, tuttavia da non sottovalutare. Infatti: il 32,6% si dichiara “stanco e con tanta voglia di riposare”; il 28,4% “troppo preso dai suoi problemi”; il 26,1% “deluso perché si aspettava più riconoscenza dai familiari e dalla società per quello che ha fatto”; e il 19,1% si definisce “fragile, spesso indeciso sulle cose da fare”. Una realtà che va recuperata, sostenuta e, dalla quale, tutti possono trarre insegnamenti utili; un punto fisso da cui partire per costruire il futuro dei nostri figli.

vincenzo.greco@girodivite.it

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