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La promessa di rendere felice la mia amica

–Yohanes, mediatore culturale di EMERGENCY
di Redazione - martedì 18 settembre 2018 - 537 letture

In Italia passando per l’Etiopia, il Sudan e la Libia. Dopo un lungo viaggio durato mesi interi, nell’ambulatorio di EMERGENCY a Siculiana, in provincia di Agrigento, conosco Selam, dall’Eritrea. Insieme a lei ci sono due bellissimi bambini: Yafet, di quasi 5 anni, e Heyab, 2 mesi.

Prima della visita con il medico, così come faccio con gli altri pazienti, chiedo a Selam del suo viaggio, e mi complimento con lei: “Hai due bellissimi figli”. In ambulatorio cala il silenzio, io temo che non mi abbia sentito bene e allora le ripeto di nuovo: “Sono davvero belli”.

Selam fa un sospiro profondo e mi ringrazia. Poi mi dice che Yafet e Heyab non sono figli suoi. Dall’Eritrea Selam non ha iniziato il suo viaggio da sola: con lei c’era Ghenet, in attesa di una bambina e con un figlio di 4 anni.

Una volta arrivate in Libia, Ghenet raggiunge il termine della gravidanza e partorisce, ma ci sono complicazioni. La bimba che portava in grembo sta bene ma, a causa di una forte emorragia, Ghenet non riesce a sopravvivere. Nell’inferno delle carceri libiche, i suoi due bimbi rimangono da soli, senza la loro mamma.

Mentre piange, Selam continua a raccontarmi che, prima di morire, Ghenet le aveva chiesto di non lasciare mai da soli i suoi bambini. E lei glielo promette. Rischiando ancora una volta la propria vita, Selam insieme ai figli di Ghenet riesce a lasciare la Libia e arrivare in Italia, a Lampedusa. Qui racconta tutta la sua esperienza alle autorità, fornisce tutta la documentazione necessaria per la richiesta di affidamento dei bambini di Ghenet e chiede di poter raggiungere i suoi familiari che si trovano in Germania. A un anno dal nostro primo incontro in ambulatorio, pochi giorni fa ricevo questo messaggio:

“Sono in Germania, abbiamo avviato la pratica per il ricongiungimento per far arrivare il papà dei bimbi dal Sudan. La speranza mi ha permesso di rendere felice la mia amica.”

A scrivermelo era Selam.


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