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La politica è prima di tutto: proporre


La politica nel nostro paese è dilaniata da un susseguirsi di aggressioni, attacchi personali e “dicerie”. Vogliamo interrompere questa corsa verso il nulla e porre in primo piano l’esercizio della ragione nella politica?
mercoledì 9 dicembre 2009, di Emanuele G. - 493 letture

Provo disagio per quanto sta accadendo in Italia. Il mio e il nostro paese. Sembra che la “corda della pazzia” stia trionfando in maniera preponderante. La ragione da l’impressione di non albergare più nelle nostre contrade. Si plaude, facendolo diventare un eroe, chi irride coscientemente le fondamenta - etiche e morali - della comunità nazionale. Al contrario, chi si batte per una moderazione di comportamento, linguaggio e temperamento è bollato, senza possibilità di difesa, come fuori dal tempo e “vecchio”.

Rivendico, con questo articolo, il diritto personale a non voler essere confuso nel marciume che sta sbriciolando la tenuta democratica dell’Italia. Può darsi che sia fuori dal tempo, ma la mia formazione culturale e politica è stata plasmata seguendo il luminoso esempio del Risorgimento e della Resistenza. Sono radici di cui vado fiero e di cui dovrebbe andar fiero ogni cittadino italiano.

Non è che la modernità e la contemporaneità mi provochino fastidio. Vivo con passione il mio tempo. Tuttavia se modernità e contemporaneità significano accettare gli avvenimenti senza un minimo di ragionamento critico per inseguire le mode dell’istante, allora, preferisco passare avanti. Perché devo essere “à la page” per forza?

Il problema è che il moderno non è vissuto come concreta possibilità di miglioramento della propria condizione esistenziale. E’ - il moderno - al contrario - una rappresentazione fallace della realtà in cui l’esteriorità è l’aspetto dominante. Questo porta a vivere il presente secondo modalità immanenti e libere da qualsivoglia responsabilità etica e morale. Ciò agevola comportamenti che oltrepassano i limiti che la società si è data per assicurare un soddisfacente livello di convivenza civile. Comportamenti non solo ben accolti, ma che creano un seguito.

Muovendoci sul piano della politica ci si accorge che l’azione politica non discende più da norme etiche e giuridiche. Essa, nella realtà, è sempre più determinata da dinamiche poste al di fuori dal suo corpus di pertinenza. La politica appare non essere a sé bastante. Abbiamo la netta sensazione che sia svuotata di ogni significato. E quando la politica è priva di orientamento si aprono le porte a fenomeni tendenti alla disorganizzazione sociale.

L’azione politica – nella norma - è quella modalità mediante la quale gli esseri umani si confrontano e collaborano per individuare le soluzioni più opportune ai loro bisogni collettivi. La realtà è ben differente. La politica attuale è il risultato dei bisogni di una sola persona o di gruppi di interesse. Ma non è vera politica in quanto non si riferisce agli interessi generali di una collettività e non si occupa dell’agenda della nazione. Anzi in questi giorni, convulsi e infausti, è prigioniera delle dichiarazioni di un pentito o di un trans! Questi fatti dovrebbero farci capire il dramma che sta vivendo la politica nel nostro paese.

Tempi molto difficili ci attendono se continueremo - con pervicacia - a intraprendere tale strada. Non si va da nessuna parte. Potranno esserci sparute “vittorie di Pirro” per qualcuno. Ma a quale costo? Quello di diffondere un generale malessere foriero di una continua metastasi nel tessuto connettivo della nostra nazione. Siamo sicuri che il vociferare fine a se stesso sia la panacea di tutti i mali che affliggono al giorno d’oggi l’Italia?

La questione è ben altra. La politica manca di proposta. Non propone nessun orizzonte su cui delineare il futuro del nostro paese. L’azione del proporre è davvero l’atto per eccellenza della politica in quanto nasce da un convincimento ragionato e da un forte senso di responsabilità. La politica concepita in questa ottica è utile. Abbiamo un forte bisogno di una politica ragionata e responsabile perché viviamo in un paese fortemente disaggregato.

Se la politica abdica alla sua funzione di luogo dove si formano le proposte di governo della nazione, ditemi - dunque - in cosa consista la sua utilità. Da qualche tempo, invece, si è originata una politica del piccolo cabotaggio. Minima. Non politica. Il trauma, rappresentato dal crollo della c.d. “prima repubblica” a seguito dei fatti di “tangentopoli”, ha causato la dimenticanza assoluta della lezione imperitura dei padri fondatori della Repubblica Italiana. La politica vivacchia alla giornata, si sta spegnendo sempre di più e si riduce al nulla assordante dei giorni nostri.

Dobbiamo recuperare il senso della ragione per una politica che offra al paese concrete speranze e costruisca l’avvenire del paese. Non è facendo opposizione contro qualcuno e senza un progetto alternativo che si assicura un futuro migliore a noi e alle generazioni a venire. La ragione, quindi, assume il ruolo strategico di faro catalizzatore per una politica pensata e responsabile. Ragione, proposta e responsabilità sono aspetti inscindibili. La ragione "costruisce" la proposta. La proposta è il risultato finale della ragione. La responsabilità è la mano invisibile che sta dietro alla ragione e alla proposta. Ecco allora che la scommessa diventa più comprensibile. La politica ha necessità di avere nella ragione, nella proposta e nella responsabilità i punti di snodo fondamentali della sua azione. Una politica responsabile è l’unica in grado di essere lo strumento mediante il quale si consegna un futuro meno complesso a una nazione e ai suoi abitanti.

La scelta è fra l’Italia del “particolare” di Guicciardini e l’Italia del “Principe” di Macchiavelli. La prima è fedele rappresentazione della politica “non politica” dei giorni nostri; la seconda, al contrario, indica la strada da intraprendere per affermare una politica conscia del suo ruolo. Propositiva. Ragionata. Responsabile.

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