La poesia della settimna: Tristan Corbière

Poeta maledetto, autore di un’unica opera letteraria, che lascerà il segno nel cuore degli artisti del suo tempo, fino ai nostri giorni.
di Piero Buscemi - martedì 15 ottobre 2013 - 1670 letture

Bonsoir

Et vous viendrez alors, imbécile caillette,
 Taper dans ce miroir clignant qui se paillette
 D’un éclis d’or, accroc de l’astre jaune, éteint.
 Vous verrez un bijou dans cet éclat de tain.

Vous viendrez à cet homme, à son reflet mièvre
 Sans chaleur... Mais, au jour qu’il dardait la fièvre,
 Vous n’avez rien senti, vous qui - midi passé -
 Tombez dans ce rayon tombant qu’il a laissé.

Lui ne vous connaît plus, Vous, l’Ombre déjà vue,
 Vous qu’il avait couchée en son ciel toute nue,
 Quand il était un Dieu!... Tout cela — n’en faut plus. -

Croyez - Mais lui n’a plus ce mirage qui leurre.
 Pleurez - Mais il n’a plus cette corde qui pleure.
 Ses chants... — C’était d’un autre; il ne les a pas lus.

Tristan Corbière L’avventura poetica di Tristan Corbière è innanzitutto la tragedia di un uomo che ama con il più profondo dell’anima, e non può invece amare ed essere amato per colpa di un fisico minato e repellente. Nasce 1845, nel maniero di Coatcongar, presso Morlaix, in Bretagna. Figlio di un capitano di lungo corso, autore di un buon numero di romanzi a sfondo marinaresco, Tristan "soffre" di una passione sviscerata per il mare e per i viaggi che non potrà mai soddisfare perché colpito, dall’età di quindici anni, da violentissimi reumatismi. Innamorato perdutamente di una donna, la Marcelle delle sue poesie, si abbasserà a dividerla con un altro uomo; gli altri suoi amori femminili saranno in genere di tipo venale, "donne che si comprano con trenta soldi". La sua vita e le sue poesie sono un violento naufragio di questi tre temi dominanti: passione per il mare, amore per le donne e odio per il suo povero corpo: "Quel rospo là, son io". "Giovane filosofo alla deriva, Ritornato senza mai essere stato, Cuore di poeta mal piantato: Perché volete che viva ?".

Poesia bizzarra, poesia di furore, bestemmia, imprecazione, e rifiuto. Poesia urlata e mai cantata. L’unica opera che ha scritto, Gli amor gialli (Les amours jaunes), e pubblicata a sue spese nel 1873, non trova acquirenti. Ma la cura maniacale con cui ha curato la disposizione grafica delle poesie e la sua sintassi nervosa, spezzata, fanno di lui un singolare precursore di Apollinaire e dei suoi Calligrammi, del dadaismo e del surrealismo. Passa quasi tutta la sua vita a Roscoff, per motivi di salute e di clima. Ogni tanto, sbarca a Parigi, famelico di vita, donne e poesia. Nel dicembre 1874 viene trovato svenuto nella sua camera di Parigi, in abito da ballo. Trasportato in una clinica, e poi a Morlaix, muore il 1° marzo 1875. "Poeta prigioniero della sua natura" ha scritto Jean Rousselot nella prefazione alle poesie di Corbière "ma cosciente dei suoi poteri al punto di trovare libertà e nutrimento nella sua stessa prigione; poeta maledetto che si corona della sua maledizione e rovescia quel gigantesco spegnimoccoli che è per lui tutto il creato, Corbière non ha mai finito di esserci maestro".


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