La poesia della settimana: William Ernest Henley

La poesia utilizzata dal Madiba per allievare le sue sofferenze durante il periodo dell’apertheid.
di Piero Buscemi - martedì 10 dicembre 2013 - 1766 letture

"La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve" - la famosa frase pronunciata ne Il Postino, l’ultimo film di Massimo Troisi. Non sappiamo se Clint Eastwood abbia pensato a Troisi, quando scrisse e diresse nel 2009 il suo Invictus. Di certo sappiamo che Nelson Mandela, scomparso il 5 dicembre, ebbe modo, diverse volte, di mettere in pratica la battuta del comico napoletano. La poesia scritta da Henley nel 1875 fu di conforto per il Madiba durante la sua prigionia ai tempi dell’apertheid in Sud Africa, prova indiscutibile di una grande verità nascosta nelle parole ironiche recitate da Massimo Troisi.

Invictus

Out of the night that covers me,
 Black as the pit from pole to pole,
 I thank whatever gods may be
 For my unconquerable soul.

 In the fell clutch of circumstance
 I have not winced nor cried aloud.
 Under the bludgeonings of chance
 My head is bloody, but unbowed.

 Beyond this place of wrath and tears
 Looms but the Horror of the shade,
 And yet the menace of the years
 Finds and shall find me unafraid.

 It matters not how strait the gate,
 How charged with punishments the scroll,
 I am the master of my fate:
 I am the captain of my soul.

William Ernest Henley (23 Agosto 1849 - 11 Luglio 1903) è statoun poeta, critico e editore inglese.

Henley nacque a Gloucester e educato alla Crypt Grammar School. La scuola rappresentò una mediocre attinenza con la Cathedral School, e Henley descrisse le sue carenze in un articolo pubblicato sul Pall Mall Magazine, nel novembre del 1900 su T. E. Brown, il poeta che fu preside presso la scuola per un breve periodo. L’incarico di Brown fu un colpo di fortuna per Henley, grazie al quale entrò in contatto con un luminare. "Fu particolarmente gentile con me nei momenti in cui ebbi bisogno più di gentilezza che di incoraggiamento", ebbe a dire in merito. Brown gli garantì un servizio molto utile, prestandogli i suoi libri. Henley on fu uno studente tradizionale, ma la sua conoscenza e amore per la letteratura fu molto vitale.

Dopo aver sofferto nell’infanzia di tubercolosi, nel 1874, all’età di 25 anni, fu ricoverato presso l’ospedale di Edinburgo. Durante il ricovero, cominciò a spedire ad una rivista letteraria, la Cornhill Magazine, alcune poesie, descrivendo il suo disagio provato con l’esperienza dell’ospedalel. Leslie Stephen, suo futuro editore, andò a fargli visita accompagnato da Robert Louis Stevenson, un altro dipendente della rivista Cornhill. L’incontro con Stevenson e la profonda amicizia che ne nacque, rappresentò uno degli episodi più famosi della letteratura inglese (si veda la lettera di Stevenson a Mrs Sitwell, nel gennaio del 1875, e le poesie di Henley "An Apparition" e "Envoy to Charles Baxter").

Nel 1877 Henley si recò a Londra e cominciò la sua carriera di editore presso il London, un giornale scritto più per gli interessi dei finanziatori che per il pubblico. Tra le tante attività per le quali si distinse, è merito suo la conoscenza al pubblico mondiale del The New Arabian Nights di Stevenson. Henley stesso contribuì alla stesura, in modo particolare per quanto riguarda una serie di versi scritti in una forma arcaica francese. Si dedicò alla composizione di versi già dal 1872, ma (così affermò nella sua "prefazione" alla sua raccolta di poesie Poems, nel 1898) egli “trovò se stesso completamente solo nel 1877, considerandosi senza mercato e deluso dall’arte da essere costretto a mantenersi con il giornalismo per i successivi dieci anni.” Quando London chiuse, diresse la Rivista d’Arte dal 1882 al 1886. Solo al termine di questo periodo, entrò nel mondo letterario come poeta. Nel 1887 Gleeson White selezionò per un’edizione popolare del Canterbury Poets (pubblicata da William Sharp) una selezione di poesie in francese arcaico. In questa silloge Gleeson White incluse molti pezzi dal London, e solo dopo aver completato la raccolta, scoprì che i versi erano stati scritti da Henley. L’anno seguente, HB Donkin nel suo volume Voluntaries, scritto per un ospedale dell’East End, incluse le memorie poetiche di Henley che il poeta aveva scritto durante il suo soggiorno presso la clinica di Edinburgo. Alfred Nutt ebbe occasione di leggere questi versi e approfondendo l’argomento, nel 1888 la sua casa editrice pubblicò A Book of Verse.

Henley in quel periodo era conosciuto in un ristretto circolo letterario, e la pubblicazione di questo volume determinò la sua fama di poeta, che rapidamente si espanse a tal punto che due nuove edizioni furono ristampate nell’arco di tre anni. Nello stesso anno (1888) Fitzroy Bell fondò il Scots Observer a Edinburgo, e Henley ne fu l’editore, e intorno al 1889 Bell gli lasciò la guida del giornale. Era uan rivista settimanale sulla falsa riga di una più vecchia rivista chiamata Saturday Review, ma ispirata in ogni paragrafo dalla vigorosa e combattiva personalita dell’editore. La sede fu trasferita a Londra e rimase sotto la direzione di Henley fino al 1893. Sebbene, come Henley confessò, il giornale avesse molti scrittori come lettori, e la sua notorietà era confinata presso una classe elitaria e letteraria, rappresentava un’influenza culturale del tempo. Henley ottenne diversi riconoscimenti quale editore e gli "Uomini del Scots Observer," come Henley affezionatamente chiamava il gruppo di collaboratori, in molte occasioni giustificarono le sue intuizioni. La rivista trovò consensi presso un crescente imperialismo di quei giorni, e tra i tanti servizi offerti alla letteratura, consegnò al mondo le famose Barrack-Room Ballads di Rudyard Kipling.


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