La poesia della settimana: Váci Mihály

Uno dei poeti meno conosciuti della tradizione ungherese, ha raccontato la guerra e i soprusi di un regime.
di Piero Buscemi - martedì 27 maggio 2014 - 1554 letture

Leggero, come il vento
 (Szelíden, mint a szél)

Leggero, biondo, come il vento
 mi sono alzato contro il mondo.
 Girovago senza sosta, ma senza fretta,
 alzo la polvere, brillo nel sole,
 mi accarezzano tutte le foglie.

Leggero, biondo, come il vento
 volo attraverso il bosco
 mi ostacolano a centinaia:
 alberi, rami, ma a loro non bado,
 e superiore, volo oltre
 dove mi attira il tempo e lo spazio.

Leggero, biondo, come il vento,
 non con la forza o violenza,
 ma con ali immobili, distese, senza sforzo
 come un’aquila volo per il mondo,
 luce e altezza mi trasportano
 e la meta mi viene incontro.

Leggero, biondo, come il vento,
 corro su pascoli, prati e boschi,
 sollecito anche il fuoco,
 frusto i campi, perciò
 mi si alzano tutti contro:
 erbe, foglie, spighe mi attaccano,
 attiro la sorte contro di me.

Leggero, biondo, come il vento,
 non mi possono ferire però,
 chi mi fa male, l’accarezzo, l’abbraccio,
 e rimane umiliato, mentre io,
 invulnerabile, volo oltre,
 rispecchio la luce,
 fango non mi sporca mai.

Leggero, biondo, come il vento,
 porto la vittoria in silenzio,
 lenisco le ferite, mi attraversano
 pallottole, baionette, ma non mi fanno male,
 ma se pure muoio ogni giorno,
 divento indistruttibile nel tempo
 e vinco dolcemente, come il vento
.

Quando ci si trova di fronte a dei versi composti da poeti ungheresi, la mente viene distratta da quello che storicamente l’Ungheria ha rappresentato in Europa. Leggendo poi le poesie di Váci Mihály, il dolore e le sofferenze di un popolo diventano testimonianza del mondo.

Si va oltre qualsiasi pensiero riduttivo di guerra, quella che abbiamo conosciuta nei versi di tanti poeti europei, molti anche italiani, che hanno vissuto tra la prima e la seconda guerra mondiale. Nell’opera di Mihály c’è l’uomo che è stato protagonista di quanto ha poi cercato di addolcire nelle sue liriche.

C’è la voglia di sfuggire a quegli orrori, ma anche la consapevolezza che solo liberando la mente in sogni e sensazioni si può trascinare l’uomo dentro una nuova speranza di riscatto, e che troppo spesso, la dura realtà finirebbe per smentire.

Il sogno, o forse solo l’utopia, di un uomo migliore, calato nel suo tempo e padrone del suo destino, dove la giustizia sociale, la costruzione di un futuro, le questioni del quotidiano che toccavano un mondo in continuo cambiamento e le misere condizioni del proletariato contribuirono a etichettare Váci Mihály come poeta socialista, se non comunista.

Ma nei suoi versi il rifugio nei ricordi d’infanzia, gli affetti familiari, l’amore, a volte anche l’alienazione da un mondo di sangue e distruzione, nasconde un sottile ottimismo verso un futuro migliore e un vero riscatto morale dell’individuo, in quanto uomo.


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