La poesia della settimana: Takamura Kōtarō

Famoso per la raccolta di poesie Chieko-sho (智恵子抄,, Chieko-sho? 1941), dedicata alla moglie Chieko Naganuma, morta nel 1938, dalla quale nel 1967 fu tratto il film Ritratto di Chieko, nominato per il Premio Oscar come miglior film straniero ed edito anche in Italia.
di Piero Buscemi - martedì 2 ottobre 2012 - 1594 letture

Coppia di notte

«Fine d’inedia sarà la nostra» –
 Così una sera predicevamo
 pioggia gelida, minuta cadeva sulla neve.
 Più del consueto Chieko è donna concreta
 eppure serba ancora un sogno medievale –
 sul rogo morirebbe, piuttosto che di fame.
 Ma le abbiamo già smesse, le parole,
 cercando di ascoltare ancora il suono della pioggia.
 Si vede il vento s’è levato
 ché un tralcio di rosa raspa
 il vetro della finestra.

Biografia a cura di Fujimoto Yukō

Figlio di uno scultore e scultore egli stesso, Takamura Kōtarō (1883–1956) viaggiò a lungo in America e in Europa – dimorando successivamente in Gran Bretagna e in Francia, ove frequentò, tra l’altro, l’atélier di Auguste Rodin –, dedicandosi pure, secondo le consuetudini, alla composizione di garbati non meno che convenzionali tanka (le liriche consertate nel classico metro breve della tradizione letteraria nipponica). Folgorato dalla lettura di Whitman, ammiratore dei grandi decadenti francesi, al suo ritorno in patria divenne ben presto un convinto assertore della dignità poetica di una lingua meno aulica, e più prossima alle inflessioni della parlata quotidiana, oltre che uno tra i principali fautori del vers libre, di cui Dōtei («Il cammino», Tōkyō 1914), silloge di componimenti modulati secondo il ‘nuovo stile’ poetico, rappresentò il manifesto. Nello stesso anno di Dōtei sposò la pittrice Naganuma Chieko, bella e colta femminista militante, condividendo con lei aspirazioni progressiste e anticonformistiche tanto in fatto di estetica quanto nell’ambito del costume, fino alla morte prematura di lei, affetta da tubercolosi polmonare, ma già ricoverata da tempo in una casa di cura per malati di mente in seguito al manifestarsi di gravi sintomi di schizofrenia. Del poeta, pressoché inedito in Europa, ma presente con uno dei suoi più celebri componimenti, Dōtei (“In cammino”) nell’antologia di poesia giapponese Il muschio e la rugiada allestita da Mario Riccò e Paolo Lagazzi, BUR, Milano, 1996, sono apparse fino a oggi in lingua italiana soltanto poche liriche su «A Oriente! Rivista italiana di lingue e culture orientali», III, 8 (2002). pp. 26-29, tradotte per cura di chi scrive.


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