La poesia della settimana: Raoul Follereau

Questa settimana dedichiamo la nostra rubrica a un filantropo e difensore dei deboli. La poesia proposta fu scritta dal poeta dedicandola al 25 aprile.
di Piero Buscemi - martedì 24 aprile 2012 - 4809 letture

E ora tocca a voi battervi

 gioventù del mondo;
 siate intransigenti,
 sul dovere di amare.

Ridete di coloro
 che vi parleranno di prudenza,
 di convenienza, che
 vi consiglieranno
 di mantenere
 il giusto equilibrio.

La più grande
 disgrazia che vi
 possa capitare
 è di non essere
 utili a nessuno.

E che la vostra
 vita non serva
 a niente.

Raoul Follereau. Nato il 17 agosto del 1903 a Nevers, in Francia, Raoul Follereau nasce inizialmente come letterato e in particolare come poeta, inclinazione che non ha comunque mai abbandonato nel corso della sua vita. Numerose sono le pubblicazioni a suo nome, così come moltissime sono le toccanti poesie che portano la sua firma.

Ad ogni modo, fin dalla sua più giovane età, tutte le sue opere sono consacrate allo scopo di combattere la miseria, l’ingiustizia sociale, il fanatismo sotto qualsiasi forma. Le più conosciute sono: "L’Ora dei Poveri" e "La Battaglia contro la lebbra". Per tutta la vita Follereau denuncerà l’egoismo di chi possiede e di chi è potente, la vigliaccheria di "coloro che mangiano tre volte al giorno e s’immaginano che il resto del mondo faccia altrettanto".

A servizio di quelli che egli chiama "la sofferente minoranza oppressa del mondo", Raoul Follereau ha percorso 32 volte il giro del mondo, visitando 95 Paesi. E’ senza dubbio l’uomo che ha avvicinato, toccato, baciato il maggior numero di lebbrosi. Nel 1952, egli indirizzò all’ONU una richiesta in cui domandava che si elaborasse uno Statuto internazionale per i malati di lebbra e che i lebbrosari-prigione esistenti ancora in troppi Paesi venissero rimpiazzati con centri di cura e sanatori. Il 25 maggio 1954, l’Assemblea Nazionale francese approvava, con voto unanime, questa richiesta e ne domandava l’iscrizione all’ordine del giorno dell’ONU.

Fu così che in quell’anno Raoul Follereau fondò la Giornata Mondiale dei Malati di lebbra. I suoi scopi dichiarati erano due: da un lato ottenere che i malati di quel genere siano curati come tutti gli altri malati, nel rispetto della loro libertà e dignità di uomini; dall’altro "guarire" i sani dall’assurda paura, a suo dire, che essi hanno di questa malattia.

Celebrata oggi in altri 150 Paesi questa Giornata è diventata, secondo il desiderio espresso dal fondatore, "un immenso appuntamento d’amore" che reca agli ammalati, più ancora dei considerevoli aiuti materiali, la gioia e la fierezza di essere trattati da uomini. Dopo una vita intera spesa a rendere giustizia ai malati di lebbra, Raoul Follereau si spense il 6 dicembre 1977 a Parigi.


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