Un altro poeta esule occupa la nostra rubrica questa settimana. Turco di nascita ma cittadino moscovita per necessità, sarà amico di Majakovskij. Poeta segnalato da Orazio Leotta.
L’uomo
Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate
gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie
le case, dalle tende di crine fino al cemento armato
le macchine, dagli aeroplani al rasoio elettrico
e poi gli oceani e poi l’acqua nel bicchiere
e poi le stelle
e poi il sonno delle montagne
e poi dappertutto mescolato a tutto l’uomo
ossia il sudore della fronte
ossia la luce nei libri
ossia la verità e la menzogna
ossia l’amico e il nemico
ossia la nostalgia la gioia il dolore
sono passato attraverso la folla
insieme alla folla che passa.
Nazim Hikmet, nato a Salonicco (appartenente all’Impero ottomano fino al 1912) nel 1902, divenne il cantore della Turchia popolare, delle sue lotte, e in particolare del proletariato turco. Per questo fu costretto a vivere in esilio, specialmente in URSS. Cominciò a pubblicare versi nel 1919. Non conosceva la realtà dell’Anatolia: era nato a Salonicco, dove suo nonno era stato governatore e suo padre console, e la terra della sua gente la conosceva solo attraverso le letture. Divenuto seguace di Kemal, il viaggio in Anatolia gli ispirò un poemetto in cui esprime la sua angoscia di fronte alla scoperta di una dura realtà umana e sociale, con i contadini relegati nella miseria e nell’analfabetismo.
Nel 1921 Hikmet andò a Mosca, dove divenne amico di Majakovskij. In questo periodo scrisse poesie-manifesto contro l’arte pura, per una poesia di impegno rivoluzionario. Nella poesia di Hikmet si sente lo stile di Majakovskij, specialmente nelle poesie degli anni Venti, nel taglio del verso, nelle immagini.
Tornato in patria nel 1924 dovette scappare appena un anno dopo, quando fu arrestato e accusato di collaborare con una rivista di sinistra.
Tornò in Turchia solo nel 1928, senza visto, scrisse articoli, scenari ed altri scritti. Fu condannato alla prigione per il suo ritorno irregolare ma gli fù concessa l’amistia nel 1935. Nel 1938 fu condannato dal governo turco, fortemente anticomunista, a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività antinaziste e antifranchiste. Nel 1949 si creò una commissione che si battè per la liberazione di Hikmet, di questa facevano parte, tra gli altri, Pablo Picasso, Paul Robeson, Jean Paul Sartre, un anno dopo venne liberato.
Morì a Mosca il 3 giugno 1963.