La poesia della settimana: Libero Bovio

Torniamo ad omaggiare i cantori napoletani, quelli che con i loro versi hanno scritto le più belle pagine della letteratura e della musica italiana.
di Piero Buscemi - martedì 1 aprile 2014 - 2526 letture

Senza sole

Dint’a nu vecariello senza sole
- J’ sentivo ’e cantà matina e ssera;
- erano belle musica e parole;
- e ’a voce era cchiù fresca ’e Primavera.

Penzaie: “Forse è ’a cchiù bella ’e sti figliole
- Chella che canta spensierata e allera,
- e tene ll’uocchie ca so’ doie viole
- ca danno luce a ’na faccela e cèra.”
- E le mannaie ’na lettera d’ammore
- ’na lettera ’a cchiù ardente e ’a cchiù
- sincera
- a ’stu bello canario cantatore.

Ma avette pe’ risposta sta mmasciata;
- “Chella che canta d’ ’a matina a’ sera
- e tene ‘a voce d’oro, è ’na cecata.”

Non si potrebbe parlare oggi di cultura napoletana in versi, se non si tenesse conto della produzione letteraria che la città di Napoli ha saputo consegnare alla storia, grazie al così detto periodo d’oro, che ebbe come protagonisti gli appartenenti ad una scuola che avrebbe conquistato il mondo.

Sono i cantori che vissero tra le due guerre e che videro le loro poesie trasformarsi in canzoni, versi dei quali rimarrà sempre il dubbio se avessero un’origine tipicamente letteraria, o fossero stati scritti per essere musicati. La differenza storica sarebbe irrilevante, se si considera che, in ambo i casi, la struttura compositiva regge alle due sfide artistiche.

Lo stile compositivo si poteva già accostare a quello del verso libero, con il quale nella stessa poesia si potevano leggere versi abbinati in quartine e con la ricerca della rima alternata. Una regola non troppo rigida, visto che nella stessa lirica potevano essere presenti versi espressivamente più liberi, quasi da prosa.

Tra i tanti appartenenti a questa scuola, Libero Bovio ne rappresenta uno dei più significativi. Chi non hai sentito o ripercorso a memoria quella sorta di tragedia napoletana manifestata in Lacrime napuletane? Una delle più celebri rappresentazioni di questa sceneggiata è quella presente nel film di Francis Ford Coppola, il Padrino parte II, nella famosa sequenza che vede come protagonista un giovane Robert De Niro che impersona Vito Corleone giovane, emigrato in America.

L’autore di questa struggente e scenografica rappresentazione è proprio Libero Bovio, che la scrisse nel 1925 per ricordare il dramma dell’emigrazione di massa degli italiani verso i paesi oltreoceano, che ai tempi nostri, troppi preferiscono dimenticare davanti alle tragedie delle carrette del mare.

Famosissima anche Reginella, una delle più belle e conosciute poesie musicate della tradizione napoletana. Così bella da contrastare O’ sole mio, tra le più interpretate nel mondo.


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