La poesia della settimana: Jorge Carrera Andrade

Quando l’arte poetica supera l’attività di diplomatico di uno dei paesi più all’avanguardia del Sud America.

di Piero Buscemi - martedì 4 febbraio 2014 - 2708 letture

Versión de la Tierra

Bienvenido, nuevo día:
 Los colores, las formas
 vuelven al taller de la retina.

He aquí el vasto mundo
 Con su envoltura de maravilla:
 La virilidad del árbol.
 La condescendencia de la brisa.

El mecanismo de la rosa.
 La arquitectura de la espiga.

Su vello verde la tierra
 sin cesar cría

la savia, invisible constructora,
 en andamios de aire edifica
 y sube los peldaños de la luz
 en volúmenes verdes convertida.

El río agrimensor hace
 el inventario de la campiña.
 Sus lomos oscuros lava en el cielo
 La orografía.

He aquí el mundo de pilares vegetales
 y de rutas líquidas,
 de mecanismos y arquitecturas
 que un soplo misterioso anima.

Luego, las formas y los colores amaestrados,
 el aire y la luz viva
 sumados en la Obra del Hombre,
 vertical en el día

Poeta ecuadoriano il cui lavoro è considerato il superamento del modernismo e l’avvio per le riforme d’avanguardia nel suo paese. Cosmopolita nella sua formazione e nei suoi approcci estetici, superò i confini locali grazie alla sua attività diplomatica, con lo stesso zelo con cui ha scritto poesia.

Frequentò la Facoltà di Giurisprudenza di Quito, e quella di Filosofia e Lettere di Barcellona (Spagna) e ad Aix (Francia). Politico e diplomatico, fu segretario generale del Partito socialista ecuadoriano (1927-1928), segretario del Senato e del Congresso, e console del suo paese in Paita (Perù), Le Havre (Francia), Yokohama (Giappone) e San Francisco (Stati UU). Segretario d’Ambasciata in Venezuela, ministro plenipotenziario in Gran Bretagna e delegato per l’UNESCO.

Jorge Carrera Andrade, nato a Quito nel 1903 dove morì nel 1978, apparteneva a una generazione che si distaccò dall’estetica dei poeti modernisti. Intorno al 1920 la poesia ecuadoriana si affacciò ad un concetto più cosmopolita, aperta a più ampi contatti internazionali che hanno reso la produzione poetica contemporanea dei grandi movimenti artistici dell’America Latina più matura e maggiormente accostata a una forma definita d’avant-garde.

L’Ecuador nei primi tre decenni del XX secolo concretizzò la democratizzazione della Rivoluzione liberale. Gli intellettuali si avvicinarono a forme critiche di interpretazione e di partecipazione alla vita sociale, un atteggiamento che ha avuto una delle sue espressioni ideologiche nel socialismo. Gli operai ei contadini, che avevano iniziato a combattere accanto ai sindacati, trovato il loro "battesimo di sangue" per le strade di Guayaquil, dove si verificò il massacro dei lavoratori del 15 novembre 1922, evento drammatico che è stato anche interpretato come il vero inizio del ventesimo secolo, in Ecuador.

In questo contesto di rinnovamento, e all’interno di quello che è stato chiamato "postmodernismo" ecuadoriano, si collocano le tre grandi figure di Alfredo Gangotena, Jorge Carrera Andrade e Gonzalo Escudero. I tre pubblicarono i loro libri tra il 1928 e il 1935, più o meno in coincidenza con gli anni di produzione di Pablo Palacio, con il quale si poterono accostare molte somiglianze espressive, sia per la sperimentazione di linguaggio, che per le connessioni con alcuni dei movimenti culturali della Prima Guerra Mondiale (il dadaismo, futurismo, ultraísmo, surrealismo).

Un giovane Carrera pubblicò Estanque inefable (1922) come una poesia bucolica e malinconico del suo tempo, con esaltazioni della campagna e della natura. Già allora si poteva ammirare lo spirito di un punto di vista letterario rivolto verso le "piccole cose" e esposta ad una linea poetica che chiedeva di occuparsi di grandi questioni. In Guirnalda del silencio (1926) un vivo interesse per la creazione di un accento poetico di rinnovamento che destò preoccupazione da parte dei politici del tempo perché Carrera era in procinto di costruirsi un’identità poetica distinta, anche se da una prospettiva meno intima, più umana e universale.

Tra il 1957 e il 1959 pubblicò Hombre planetario, opera chiave per comprendere la maturazione della sua poetica, per i testi Carrera radicalizzò il processo di dimostrazione dell’impossibilità delle parole a cogliere la totalità della realtà. Il testo del secondo volume di Hombre planetario, 1959, fu un progetto a più ampio respiro, più lungo del primo, richiede anche poeticamente un piano che non si disperda in altre poesie, ma con una sequenza di venti poesie tematicamente integrate alla ricerca del singolo. La poesia di Carrera Andrade esprime una percezione estetica del mondo che tratta le grandi e le piccole cose.


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