La poesia della settimana: Hayyim Nahman Bialik

Questa settimana ricordiamo il poeta nazionale di Israele, nonostante i suoi natali russi.
di Piero Buscemi - martedì 19 giugno 2012 - 4927 letture

Dopo la mia morte
 (in memoria di N)

…dopo la mia morte,
 commemoratemi così:
 ‘C’era un uomo - e guardate: non c’è più…
 Prima del suo tempo quest’uomo è morto
 e a metà si è interrotto il canto della sua vita…
 Che dolore! Aveva ancora una canzone -
 ed ora ecco, questa si è perduta per sempre,
 perduta per sempre !
 E’ molto triste ! Egli aveva un
 violino -
 un’anima vivente e parlante,
 e quando il poeta vi parlava
 gli narrava tutti i segreti del suo cuore,
 la sua mano suggeriva tutti i suoi suoni.

E tuttavia, un solo segreto dentro di sé egli ha
 nascosto,
 mentre attorno attorno le sue dita ricamavano,
 una sola melodia era rimasta muta,
 e muta è rimasta fino ad oggi !…
 E’ molto, molto triste !
 Per tutta la sua vita questa melodia,
 si era mossa silente, aveva tremato silente,
 al suono della sua musica, al suo fedele
 redentore
 essa aspirava, bramava, desiderava, si sentiva
 trasportata,
 così come ogni cuore anela al cuore che gli è
 destinato;
 e anche se esso si attardava - quotidianamente
 lo attendeva
 e con un sospiro occulto lo invocava -
 ma egli ritardava, e infine non giunse,
 addirittura non
 giunse !…

E’ molto grande, molto grande il dolore !
 C’era un uomo - e, guardate, non è più,
 il canto della sua vita a metà si è interrotto.
 Aveva ancora un canto
 ed ora quel canto è andato perduto per sempre,
 perduto per sempre!’

Hayyim Nahman Bialik Nacque in un villaggio di Radi, vicino Zhitomir nell’attuale Ucraina, il 9 gennaio 1873. Figlio di uomo d’affari, le sue poesie sono però caratterizzate dalla descrizione di momenti di disincanto che il poeta visse da bambino, rifugiandosi negli angoli segreti dei boschi vicino casa. Rimasto orfano all’età di sette anni, andò a vivere con il nonno, e nei primi anni fu avviato agli studi da un tradizionale precettore. Adolescente, fu convinto da un giornalista che l’istituto didattico di Volozhin in Lituania gli avrebbe offerto la possibilità di introdursi negli studi umanistici, Hayyim convinse il nonno a permettergli di iscriversi a quella scuola. Cominciò a leggere i poeti russi e ad interessarsi alla letteratura europea. Nel frattempo entrò a far parte di una società segreta di Sionisti Ortodossi, Nezah Israel, che professavano il nazionalismo ebraico e il rispetto delle tradizioni.

Nel 1891 si trasferì ad Odessa, il centro della cultura moderna ebraica. Seguace della guida spirituale sionista Ahad Ha’am, coltivò il sogno di poter accedere al seminario di Berlino per diventare rabbino. Nel 1892 venne a conoscenza della chiusura dell’Istituto ebraico di Volozhin, aderì alla compagnia degli scrittori di Odessa e fu costretto a tornare in fretta a casa per comunicare al nonno morente la sua decisione di abbandonare gli studi religiosi. Il suo ritorno a casa lo mise al corrente della morte del fratello maggiore.

Nel 1893 sposò Manya Averbuch e provò a seguire le orme del padre dedicandosi agli affari. Strada che dovette abbandonare qualche anno dopo a causa di un fallimento. Nel 1897 trovò un impiego di insegnante a Sosnowiec, vicino al confine prussiano, ma la vita provinciale lo fece cadere in uno stato depressivo. Solo nel 1900 conseguì la cattedra ad Odessa, dove visse fino al 1921, fatta esclusione per l’anno 1904, quando lavorò per un editore di un giornale ebraico. Insieme ad altri tre scrittori, fondò la Casa Editrice Moriah, con la quale pubblicò dei testi sulla scuola moderna ebraica. Nel frattempo la sua fama di poeta raggiunse i livelli più alti di riconoscimento e venne considerato il poeta della rinascita nazionale.

Tra le sue opere più significative, ricordiamo: Al ha- Shehitah (1903), Be-Ir ha-Haregah (1904). Nel 1924 si trasferì a Tel Aviv, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Morì a Vienna il 4 luglio 1934.


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