La poesia della settimana: Gregory Corso

Fu lo "Yuri Gligoric" nel romanzo I Sotterranei di Jack Kerouac, ma sopratutto, fu il poeta della Beat Generation, sulle strade d’America.
di Piero Buscemi - martedì 20 marzo 2012 - 1716 letture

Paris

Childcity, Aprilcity,
- Spirits of angels crouched in doorways,
- Poets, worms in hair, beatiful Baudelaire,
- Artaud, Rimbaud, Apollinaire,
- Look to the nightcity -
- Informers and concierges,
- Montparnassian woe, deathical Notre Dame,
- To the nightcircle look, dome heirloomed,
- Hugo and Zola together entombed,
- Harlequin deathtrap,
- Seine generates ominous mud,
- Eiffel looks down - sees the Apocalyptical and crawl,
- New Yorkless city,
- City of Germans dead and gone,
- Dollhouse of Mama War.

Gregory Corso. Nacque a New York il 26 marzo del 1930 da una famiglia di immigrati italiani. Visse un’infanzia difficile e turbolenta, dopo che la madre abbandonò la famiglia e fece ritorno in Italia. L’incapacità e i problemi di alcolismo del padre, lo costrinsero a quattro diverse adozioni fino all’età di undici anni, quando il padre, che nel frattempo si era risposato, lo riprese con sé. Una convivenza che durò solo due anni, seguita dalla fuga di Gregory, dal riformatorio e dall’esperienza in manicomio. Il culmine di questa sua avventurosa adolescenza verrà raggiunto con il carcere, dove rimase rinchiuso per tre anni, dopo avere messo in pratica una rapina.

Tre anni drammatici, durante i quali, Corso troverà il modo di impiegarli leggendo i classici della letteratura russa e francese. Nel 1950 l’incontro con Allen Ginsberg che lo instrada sulla via della poesia. Quella musicale, dei versi jazzati e pioneristici. I versi di una nuova frontiera da raggiungere: quella della letteratura del vissuto. Dei reading nelle aule universitarie, del girovagare tra le capitali della cultura americana, come Los Angeles, ma anche degli sconfinamenti in Messico, in compagnia di Jack Kerouac e di quel vivere beat, spesso erroneamente accostato al fenomeno hippy.

Ma mentre Kerouac sarà l’interprete della prosa poetica americana, Corso canterà nelle sue liriche l’America che uscita dalla guerra, ripiomberà in un’altra, sempre più crudele. Epica la sua poesia Bomb, con la quale evidenziò la contraddizione di alcuni dimostranti, che per manifestare la propria contrarietà contro le bombe, esternano violenze, spesso nascoste dietro un messaggio "pacifista", ma accomunate dallo stesso odio che origina la guerra, vero flagello della condizione umana. La poesia fu composta scrivendo i versi a formare un fungo atomico.

La ceneri di Gregory Corso sono nel cimitero acattolico del Testaccio a Roma, nonostante sia morto a Minneapolis il 17 gennaio 2001, a causa di un cancro al colon. Accanto alle sue spoglie, quelle di Shelley e Keats.

Opere:

- The Vestal Lady on Brattle and other poems (1955)
- Gasoline (1958)
- The Happy Birthday of Death (1960)
- The American Express (1961) (il suo unico romanzo)
- Long Live Man (1962)
- Elegiac Feelings American (1970)
- Herald of the Autochthonic Spirit (1981)
- Mindfield (1989)


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -