Questa settimana torniamo in Italia per ricordare la figura di uno dei più grandi poeti del ’900, recentemente scomparso. La poesia ci è stata segnalata da Marisa Attanasio, che ringraziamo.
Esistere psichicamente
Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
— soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli -
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch’io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d’inferno
degli atomi e il conato
torbido d’alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.
Andrea Zanzotto. Nacque a Pieve di Soligo nel 1921 ed è considerato uno dei più importanti poeti del secondo Novecento, un riconoscimento confermato dai numerosi premi che lo hanno visto protagonista (Premio Viareggio 1979, Premio Librex-Montale 1983, Premio "Feltrinelli" dell’Accademia dei Lincei 1987 per la poesia). Le sue prime opere, Dietro il paesaggio (1951), Elegia ed altri versi (1954), Vocativo (1957), esternano una scrupolosa e metaforica descrizione della sua amata terra, attraverso i suoi versi ispirati dalle bellezze della natura, quali i fiumi, i boschi, i cieli, ricordando sotto certi aspetti l’opera leopardiana. Considerato lo storico lirico della Resistenza, curando la stesura dei documenti di propaganda del movimento, nel 1950 ottenne il Premio San Babila che gli fu riconosciuto da una giuria composta che poteva vantare i nomi di Ungaretti, Montale e Quasimodo, per la raccolta Dietro il paesaggio. Tra le sue numerose collaborazioni, merita di essere ricordata quella con Federico Fellini con il quale scrisse alcuni dialoghi de La Città delle donne. E’ morto a Conegliano Veneto il 18 ottobre 2011.