La poesia della settimana: Adelia Prado

Una dedica particolare ad uno dei paesi più affascinanti e martoriati del mondo. Tornato, purtroppo, alle cronache in questi giorni.
di Piero Buscemi - martedì 25 giugno 2013 - 1279 letture

versione originale

Estreito

Agosto, agosto,
 os torrões estão leves,
 ao menor toque se desmancham em pó.
 Estrela de agosto,
 baça.
 Céu que se adensa,
 vento,
 Papéis no redemoinho levantados,
 esta sede excessiva
 e ciscos.
 Um homem cava um fosso no quintal,
 uma idéia má estremece as paredes.

Stretto

Agosto, agosto,
 le zolle si fanno friabili,
 al più piccolo tocco si sfanno in polvere.
 Stella di agosto,
 fioca.
 Cielo che si addensa,
 vento.
 Carte nel mulinello sollevate,
 questa sete eccessiva
 e terriccio.
 Un uomo scava un fosso nel cortile,
 un brutto pensiero scuote le pareti.

Biografia a cura di www.filidaquilone.it

Adélia Prado, una delle voci più originali della poesia brasiliana contemporanea, è nata nel 1936 a Divinópolis, nello Stato di Minas Gerais, terra che ha dato grandi poeti come Carlos Drummond de Andrade e Murilo Mendes, solo per citarne due. Madre di cinque figli, già dalla prima raccolta, Bagagem, del 1976, pubblicata a quarant’anni, ha stupito e scosso il mondo letterario brasiliano per la singolarità della sua voce lirica. Da allora il suo percorso è stato un crescendo, con più di dieci libri di poesia e prosa pubblicati, con premi letterari importanti e traduzioni in molte lingue.

Nella poesia della Prado si fondono elementi di uno spiccato misticismo con una sensualità tutta femminile, di donna che rivendica orgogliosamente gli aneliti e le aspirazioni anche del corpo oltre che dell’anima. La sua è poesia di cose, persone e luoghi in cui lei recupera la propria storia familiare, il rapporto con i genitori e con tanti altri personaggi umili ed eroici delle piccole città, in una regione apparentemente al margine della storia, in un tempo rallentato rispetto a quello delle grandi città del centro-sud del paese: un tempo e un luogo in cui persone e cose hanno una sacralità intrinseca e naturale. Lei ripercorre, come per salvarli dalla dimenticanza e dalla cancellazione del tempo, gesta di vite meste, voci basse, corpi discreti, atti premurosi che nascondono, per umiltà, una grande commozione. È necessario vedere bene, leggere nelle piccole cose di ogni giorno, come fa lei, per estrarre le pietruzze di poesia che ci offre.

Predilige, e questo è uno dei segni della sua originalità, un linguaggio vitale, diretto e contundente, colloquiale e regionale allo stesso tempo, efficace nel narrare un mondo rurale arcaico che il Brasile moderno ha fretta di cancellare e dimenticare. Come Guimarães Rosa, lei intravede in questo paese dell’interno valori che altrove si sono persi, come l’amore e la dedizione filiale, la solidarietà e il rispetto dell’altro, la cordialità e l’ospitalità che da sempre caratterizzano tutta l’estesa regione del centro del paese. Se da una parte è evidente nella sua opera il forte legame con autori come i già citati Drummond de Andrade e Guimarães Rosa, allo stesso tempo la sua poesia non assomiglia a nulla e a nessuno. Si sente nel suo linguaggio torrenziale l’influsso della Bibbia, che lei avvicina alla vita di tutti i giorni, demistificando l’aura di mistero che pare avvolgere da sempre cose e figure religiose della tradizione, avvicinando - con umore e ironia - Dio agli uomini e, soprattutto, Dio alle donne.

Senza appartenere a nessun gruppo o scuola, la scrittrice ha proposto - senza timore, anzi con un pizzico di orgoglio - in anni in cui la poesia avanguardista degli anni ’60-’80 dominava incontrastata le riviste e i giornali letterari dell’epoca, atmosfere, linguaggi e temi apparentemente desueti.

Afferma a tal proposito lo studioso e poeta Affonso Romano de Sant’Anna, uno dei primi a leggerla ancora inedita e a evidenziarne l’originalità: "Adélia è la prima poetessa brasiliana con marito e figli che cura la casa, spolvera i mobili, va a cogliere verdure nell’orto e ha allucinazioni erotiche." ("Adélia: a mulher, o corpo e a poesia", in Adélia Prado, O coração disparado, Rio de Janeiro, Nova Fronteira, 1978, p. 13). Il critico evidenzia così alcuni elementi importanti nella poetica della Prado, legati al fatto che lei trasforma in argomento poetico cose e atmosfere che nessun poeta prima aveva considerato degni di essere cantati in versi. Era necessaria una donna per farlo, e con la forza e l’intensità con cui Adélia Prado mescola tutto ciò ai grandi temi della condizione umana.


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