La poesia della settimana: Siyabonga A Nxumalo

Il cuore e l’anima nera di un continente che abbiamo saputo sfruttare e insanguinare. Disprezzando il suo popolo, che oggi, abbandona la sua terra.
di Piero Buscemi - martedì 24 giugno 2014 - 1645 letture

I am an African

Not because I’m black.
 But because my heart warms
 And tears run down my face
 When I think about Africa.

I am an African,
 Not because I live here,
 But because the African
 Sun lit my paths.
 Because the air that I breath
 Is from these majestic mountains.

That air nurtured me
 Growing up.

I am an African,
 Not because I can speak
 Swahili, Shona, Zulu or Xhosa.
 But because my heart is
 Shaped like a question mark,
 Just like Africa.

I am an African,
 Not because I am black,
 But because my umbilical cord
 Is burried under the majestic
 Mountains of Africa.

Il titolo di questa poesia richiama il discorso che, al Congresso Nazionale Africano a Città del Capo, l’8 maggio 1996 fu pronunciato da Thabo Mbeki, personaggio di spicco della politica del Sud Africa, paragonato a Martin Luther King per le sue attività contro l’apertheid e le sue relazioni diplomatiche con gli altri paesi africani.

Non sappiamo fino a che punto l’ex presidente del Sud Africa sia stato condizionato dai versi di Siyabonga A Nxumalo, voce anonima del continente che, quasi a voler dare maggior enfasi al ruolo della poesia rispetto all’uomo che la decanta, ha utilizzato una poesia per consegnarci qualche nota biografica.

E così con la poesia I am honored, rivolgendosi al lettore e al visitatore della sua pagina internet, gli dice: anche se mia vita non è di quelle gradevoli da ascoltare/e se nel mio profilo non c’è la foto/tu puoi mettere il volto che vuoi dietro questi versi.

A coloro che leggeranno le sue poesie è rivolto il pensiero del poeta, a ringraziare chi avrà l’umiltà e la sensibilità di leggere i suoi versi dai titoli poco orecchiabili, e le parole poco divertenti. A chi avrà voglia di lasciare il proprio commento, che ispirerà altri versi; a chi non volterà lo sguardo davanti alla durezza di quel canto; a chi si riconoscerà nella crudeltà del mondo e a chi raccoglierà quel grido di dolore da quella terra, così lontana ma che ci appartiene, anche senza accorgercene. A chi avrà il coraggio di chiamarlo amico, metafora di un sentimento ancor più nobile che conduce alla fratellanza. Per tutti questi, Siyabonga A Nxumalo sarà onorato di appartenere all’umanità.


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