La poesia della settimana: Kostantinos Kovafis

Il poeta impiegato della poesia greca moderna. Emblema della cultura che non ambisce a glorie e riconoscimenti.
di Piero Buscemi - martedì 26 marzo 2013 - 1576 letture

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
 devi augurarti che la strada sia lunga
 fertile in avventure e in esperienze.
 I Lestrigoni e i Ciclopi
 o la furia di Nettuno non temere,
 non sarà questo il genere d’incontri
 se il pensiero resta alto e il sentimento
 fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
 In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
 né nell’irato Nettuno incapperai
 se non li porti dentro
 se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
 che i mattini d’estate siano tanti
 quando nei porti - finalmente e con che gioia -
 toccherai terra tu per la prima volta:
 negli empori fenici indugia e acquista
 madreperle coralli ebano e ambre
 tutta merce fina, anche aromi
 penetranti d’ogni sorta, più aromi
 inebrianti che puoi,
 va in molte città egizie
 impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
 raggiungerla sia il pensiero costante.
 Soprattutto, non affrettare il viaggio;
 fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
 metta piede sull’isola, tu, ricco
 dei tesori accumulati per strada
 senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
 senza di lei mai ti saresti messo
 in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
 Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
 Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Konstantinos Kovafis nacque nel 1863 ad Alessandria d’Egitto "in una casa della via Cherif", come scrisse in un appunto autobiografico.

La sua famiglia era greca e quando Constantinos era un bambino si trasferì in Inghilterra. Nel 1869 morì il padre e dopo alcuni anni di viaggi tra la Francia, Constantinopoli (l’odierna Istanbul) e la Grecia, Constantinos e l’amatissima madre fecero ritorno nella vivace città egiziana.

Fu così che l’adolescente si trovò a vivere in una città di mare, meta di viaggiatori ed emigranti in cerca di fortuna, un felice punto di incontro tra persone di diverse culture.

In Europa, in campo poetico, dominavano i decadenti francesi, in Egitto vi era la grandissima e mirabile tradizione della poesia araba e per ragioni familiari Constantinos era vicino anche alla poesia ellenica di Omero, Saffo, Alceo, Anacreonte.

Impiegato per tutta la vita in un ufficio del ministero dei lavori pubblici d’Egitto, coltivò quasi segretamente il suo amore per la poesia.

In vita editò solo due raccolte, esili numericamente, nel 1904 e nel 1910.

Spesso donava le sue poesie agli amici, a volte le raccoglieva in gruppi che rilegava lui stesso o le incollava su quaderni.

Morì nel 1933, il giorno del suo compleanno: il 29 aprile. Un caso o un destino che è capitato ad altri, tra cui Raffaello Sanzio e Ingrid Bergman, e in cui il suo traduttore, Nelo Risi, vide quasi un simbolo.

Nel ’35 una casa editrice di Alessandria pubblicò la sua opera omnia: 150 liriche.

In Italia dal 1919 erano state pubblicate poche poesie su riviste specialistiche: aveva parlato di lui il pessimo Marinetti e tempo dopo Ungaretti, Montale, Caproni.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -